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Lo switch-off della Lombardia a rischio rinvio?

La clamorosa eventualità (che è poi qualcosa di più, al momento) viene prospettata dalla FRT per la lunga serie di ritardi e mancate decisioni che mettono in grande difficoltà il settore delle Tv locali. E per le emittenti c’è purtroppo dell’altro…

Mauro Roffi

18 Giugno 2010

Potrebbe quindi esserci un clamoroso rinvio dell'attesissimo e importantissimo switch-off della Lombardia, Piemonte occidentale e parte dell'Emilia di settembre. Ecco le ragioni di questa possibilità secondo quanto apparso sul 'bollettino' FRT 'Radio&Tv Notizie':
«Il notevole vantaggio di tempo a disposizione per poter effettuare i preparativi e tutte le operazioni necessarie per un ottimale passaggio al digitale terrestre nel nord Italia è stato praticamente bruciato. Forti delle esperienze maturate negli switch-off della Sardegna e in quelli delle aree tecniche migrate nel 2009 nella riunione del CNID del gennaio scorso tutti i partecipanti avevano convenuto nella assoluta necessità di risolvere per tempo i principali problemi riscontrati nelle precedenti aree, e cioè quelli relativi a: a) regolamentazione della numerazione automatica dei canali (LCN); b) convocazione con largo anticipo dei tavoli tecnici per la pianificazione delle frequenze in digitale terrestre; c) assegnazione dei diritti d'uso al massimo entro il mese di marzo. Sul primo punto, dopo aver acquisito le osservazioni dei soggetti legittimante interessati nelle audizioni di dicembre 2009 e del mese scorso, l'Agcom ha deciso di affidare ad una società esterna un sondaggio al fine di accertare le posizioni occupate sul telecomando dalle emittenti. Intanto continua il caos nelle aree già digitalizzate che ha messo in ginocchio le emittenti locali operanti nelle aree di switch-off anticipato e a tutt'oggi non ci sono tempi certi sull'emanazione dell'LCN. Sul secondo punto c'è stato il fermo dovuto alla decisione dell'Agcom di voler procedere all'approvazione del nuovo PNAF, del quale abbiamo ampiamente scritto nei numeri scorsi e che minaccia di riservare sgradevoli sorprese alle Tv locali, tanto a quelle operanti in analogico quanto a quelle già passate al digitale terrestre. L'assegnazione dei diritti d'uso è un atto amministrativo riservato al Ministero dello sviluppo economico ma subordinato all'espletamento dell'attività di pianificazione dell'Agcom. Va da sé che più tardi sarà convocato il tavolo tecnico e più tardi potranno essere assegnate alle emittenti le frequenze. Intanto senza l'assegnazione delle frequenze le emittenti non potranno programmare gli investimenti nonché gli interventi tecnici necessari per la conversione degli impianti. Tutto questo con l'estate alle porte e quindi con il conseguente fermo dei fornitori e quant'altro. Il Presidente dell'Associazione Tv Locali FRT, Maurizio Giunco, è del parere che le attuali condizioni non garantiscano le emittenti locali che rischiano di vedersi assegnate frequenze di qualità scadente e non coordinate a livello internazionale, a meno che il Ministero non provveda quanto prima a trovare gli accordi bilaterali con gli stati confinanti al fine di compatibilizzare il gran numero di frequenze non compatibili. L'orientamento dell'Agcom di garantire alle emittenti nazionali minori (una) copertura equivalente, in termini di popolazione e territorio, a quella di Rai, Mediaset e Telecom Italia Media potrebbe poi ridurre il numero delle frequenze utilizzate dalle Tv locali, anche nelle aree già digitalizzate. In queste condizioni appare inevitabile lo slittamento della data del 15 settembre per l'avvio delle attività di transizione al digitale terrestre».
C'è poi il problema delle frequenze “non utilizzate” dalle Tv locali nei loro mux, un argomento serio ma che va inquadrato nel discorso di cui sopra, per cui non si può chiedere al momento alle Tv locali, già alle prese con mille problemi, di trovare anche la possibilità di investire in produzione e in canali. Il viceministro Romani ha però prospettato su questo tema un'eventualità inquietante, almeno a breve. Spiega sempre la FRT:
«Il Vice Ministro con delega alle comunicazioni, Paolo Romani, intervenendo in un convegno del Politecnico di Milano sul Mobile Content & Internet del 7 giugno scorso ha lanciato la proposta di mettere all'asta le frequenze assegnate e non utilizzate nel digitale terrestre: «Le frequenze delle tv nazionali - ha dichiarato Romani - sono attualmente utilizzate solo per il 71% circa e quelle delle locali per il 54%. Proporrò una legge per imporre che tutte le frequenze assegnate vengano effettivamente usate, altrimenti toglieremo l'autorizzazione». «La base d'asta potrebbe essere di oltre un miliardo di euro e potremmo anche incassare circa 2,5 miliardi dai gestori di telecomunicazioni». Se dovesse trovare spazio la proposta di Romani per le tv locali saranno problemi seri. Riempire un intero mux con programmi originali equivale a creare almeno 4/5 nuove Televisioni, e quindi 5 palinsesti diversi, oltre a quello del tradizionale canale generalista».
Come dire che non è il caso di scherzare sul tema, al momento, mentre non si affrontano affatto i nodi di cui sopra. Senza contare che mettere all'asta le frequenze è una procedura che vale sì all'estero ma da noi è inedita per quelle Tv (le frequenze del 'dividendo' verranno assegnate in altra maniera e non all'asta al miglior offerente). Per non farci mancare nulla, c'è comunque chi (nel Centro-Sinistra) propone di assegnare proprio 'di norma' frequenze alle tlc (sottraendole alle Tv locali, evidentemente) e anche qui di metterle all'asta, sull'esempio estero (ma all'estero hanno centinaia di Tv locali come in Italia???).
Non è finita. Mentre le provvidenze sono sempre state eliminate e non recuperate finora da nessuna legge, c'è anche la questione dei possibili nuovi tagli ai contributi alle Tv locali. Vediamo in questo caso cosa dice 'TeleRadiofax' di Aeranti-Corallo:
«È imminente la pubblicazione del bando per le misure di sostegno alle Tv locali per il 2010. Ricordiamo che il relativo fondo (destinato per l'85% alle tv locali e per i 15% alla radiofonia) ammonta a complessivi 140 milioni circa. Frattanto, con la riduzione lineare del 10 per cento delle dotazioni finanziarie delle spese modulabili da tutti i ministeri, operata dal decreto legge 31 maggio 2010, n. 78 (recante “misure urgenti in materia di stabilizzazione fi-nanziaria e competitività eco-nomica”) disposta a decorrere dall'anno 2011, potrebbe subire una diminuzione il fondo previsto dalla legge 448/98 e s.m.i. In particolare, verrebbe operato un taglio di circa 6 milioni per l'anno 2011 (che porterebbe il fondo a circa 54 milioni), circa 9 per l'anno 2012 e altrettanti per l'anno 2013 (che porterebbe lo stanziamento a circa 85 milioni). È ora importante che il Ministero dello Sviluppo economico operi un intervento di recupero - come peraltro è stato già fatto per quest'anno - , con il ripristino di circa 50 milioni più ulteriori 10 milioni, grazie all'impegno del Viceministro Romani a sostegno del settore».

Tag: News, Tv digitale, Tv locali

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