L’ultimo saluto a Leone

Si sono svolti ieri, venerdì 3 marzo, a Milano i funerali di Leone Di Lernia, comico e intrattenitore noto a tutti i radioascoltatori e telespettatori italiani ma familiare e ‘abituale’ in particolare per quanti gravitano nell’ambiente radiotelevisivo milanese. C’è stata non a caso grande partecipazione alle esequie e non poteva essere diversamente per un personaggio, ‘grezzo’ finchè si vuole, che ha però saputo intrattenere e far ridere di gusto più generazioni di pubblico, fin dai tempi indimenticabili del ‘Fausto Terenzi Show’, che lo vedeva protagonista ‘di caciara’ con il ‘serio presentatore’ che dava il nome al programma e con Paolo Dini.

Pugliese verace ma da una vita a Milano, Leone aveva forse il destino nel nome: grande vitalità e vivacità, forza d’animo straordinaria, schiettezza, umanità prorompente, poca diplomazia nei comportamenti, autenticità estrema nel parlare (anche quando ‘interpretava’ qualche personaggio rimaneva sempre, alla fine, se stesso) e costantemente ‘nessuna censura’, per cui la volgarità finiva per diventare, nel suo caso, sincerità, verità, spontaneità e, alla fine, ‘popolarità vera’, in ogni senso.

L’effetto comico, pur frutto anche di studio e ‘voglia di palcoscenico’ (ha fatto anche tanta gavetta), scaturiva naturale in Leone da come parlava, da come si comportava, dalla spontaneità delle reazioni agli stimoli altrui, dall’essere sì ‘aggressivo’ (soprattutto verbalmente) ma anche spesso vittima ideale di scherzi e prese in giro (‘Le Iene’ hanno mostrato nei giorni scorsi un’esilarante ‘beffa’ del passato ai suoi danni). Quell’accento pugliese (e ‘meridionale’ in genere) così marcato faceva il resto: ci viene da paragonarlo al primo Banfi, che giocava per far ridere proprio con le parole e gli accenti baresi.

Leone ci ha lasciato a 78 anni e a essere in lutto, in questi giorni, è stato in particolare proprio quel popolarissimo ‘Zoo di 105’ dove ha lavorato spesso ma dove pure è comparso a intermittenza e con cui non sempre ha avuto rapporti idilliaci. Di solito il programma viene ricordato per la beceraggine, la volgarità, la superficialità con cui tenta di affrontare temi anche importanti, oppure per la sguaiatezza richiesta ai suoi protagonisti e anche al pubblico (giovane) che lo segue con passione. Ma questa settimana sembrava un’altra trasmissione: è stato proprio ‘Lo Zoo’ a dare la notizia della scomparsa di Leone e a ricordarlo costantemente, dallo studio e con i messaggi, stavolta tutti ‘teneri’, degli ascoltatori. La commozione era palpabile e la necessità di continuare a lavorare ad un programma ‘brillante’ per definizione non impediva una grande umanità. ‘Siamo una grande famiglia - diceva Mazzoli al microfono - , Leone ne fa parte e non morirà mai’.

Ci viene in mente che cosa avrebbe potuto essere Leone se avesse potuto (o saputo) essere valorizzato di più. Pensate, per dire, se l’avesse notato o utilizzato ‘al meglio’ un altro grandissimo pugliese, Renzo Arbore, come ha fatto, del resto, anche con Banfi. ‘Il re del trash’ poteva forse diventare ben altro, ma - si sa - la storia non si fa con i ‘se’.

 

Vogliamo chiudere questo piccolo omaggio a un ‘protagonista dell’etere’ - e della Radio in particolare - per decenni con un piccolo risvolto privato, perché Davide Di Lernia, figlio di Leone, ha collaborato fino a poco tempo a con la nostra testata come fotografo e operatore. Ed è stato proprio Davide a evidenziare su Facebook la parte meno conosciuta di Leone, quella privata appunto, di marito di Rosa e padre di quattro figli. Le parole di Davide - che riportiamo parzialmente - danno conto della dimensione umana di Leone, quella che non era nota al pubblico ma sicuramente ai suoi familiari più intimi. Eccole:

“Ciao Papà. Per quasi 40 anni ho avuto il piacere di vivere Leone Di Lernia come padre e artista. Come padre hai cresciuto una splendida famiglia a cui non hai mai fatto mancare affetto, sicurezze e risate. Come artista sei stato un incredibile genio, capace di far ridere e innamorare di te milioni di persone. Sei stato un uomo forte, molto generoso, sincero e divertente. Un maestro di vita e se io sono così è grazie a te e questo non lo dimenticherò mai…

Negli ultimi 15 anni ho avuto l’onore di lavorare al tuo fianco in Radio e questo mi ha permesso di conoscerti come forse pochi figli hanno avuto il privilegio di fare con il proprio genitore, mi ritengo un ragazzo molto fortunato. Ogni giorno eri capace di stupirmi e di farmi divertire o eri semplicemente una spalla su cui piangere dei miei problemi e di questo ti ringrazio…

Le giornate da oggi saranno un po’ più vuote, lo so, però sono sicuro che tutti ti ricorderanno, perché ciò che ci hai lasciato è vita, allegria e tanto tanto amore, anche se dicevi sempre che l’amore non esiste, ma chiaramente scherzavi, come al tuo solito, visto che tu per primo eri capace di dare tutto questo agli altri”.

Pubblica i tuoi commenti