MasterChef: “gli ingredienti di un programma di successo”

Allo Iulm si è svolta in dicembre una ‘lezione aperta’ sugli ‘ingredienti di successo’ di ‘MasterChef’, il programma di Cielo che Magnolia ha ben adattato alla realtà (televisiva) italiana. Ecco cosa è emerso…

Il successo di critica e di pubblico di 'MasterChef' è frutto di un lavoro collettivo. Il format, già sperimentato in altri Paesi, è stato adeguato alla realtà italiana e grazie al produttore Magnolia ha potuto iniziare un percorso di crescita territoriale, sostenendo bene la prima serata. Il dato di ascolto del 30 novembre 2011 lo dimostra: 2% di share per il canale Cielo (di Sky) che si è posizionato nell'occasione all'ottavo posto dopo le reti ammiraglie.

Gli altri dati emersi durante la lezione, non meno importanti, evidenziano soprattutto il grande lavoro di squadra compiuto per realizzare il programma: 4 mesi di preparazione; 2 mesi di casting; 800 persone nominate; tappe a Milano, Roma, Napoli; 3 mesi di produzione negli studi di via Mecenate; 100 persone di produzione impiegate; 2000 mq di studio; 60 persone su unità esterne; 5 autori; 8 mesi di post-produzione; 2000 ore di girato.

Lo chef Carlo Cracco ha sottolineato durante il suo intervento che 'MasterChef' non è un programma di ricette. La sua forza sta nel fatto che la partita non si gioca sulla ricetta convenzionale, ma su come interpretarla. Riccardo Chiatelli ed Eugenio Bonacci hanno messo in evidenza alcuni ulteriori aspetti:

- la compattezza della giuria che ha un atteggiamento chiaro nei riguardi dei concorrenti i quali sentono di partecipare ad una gara sincera;

- il perfezionismo e il rigore nel costruire il programma, che può vivere bene anche senza conduzione.

Il regista Umberto Spinazzola ha rilevato che il format americano, già sperimentato, è stato una base di partenza, ma che la regia ha curato molto l'immagine con particolare attenzione alle luci e al ritmo.
Si è parlato anche delle difficoltà incontrate durante la fase di studio del programma. Della scelta del linguaggio, ad esempio, che doveva adattarsi più alla free che alla pay-tv oppure della difficoltà di equilibrare il format tra il food e il reality.

In conclusione, una sfida vinta da parte di tutta la squadra, che all'inizio non era consapevole dell'importanza del programma, ma che ci ha creduto dopo, a risultati raggiunti.

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