Mennea: una biografia con alcune ‘licenze’

“Pietro Mennea. La freccia del Sud” è prima di tutto una fiction, non una biografia storica, ragion per cui ci sono varie "licenze" che si sono concesse gli autori e che, per chi ha conosciuto e seguito bene l'atleta morto due anni fa, si rivelano dunque sbavature e imprecisioni. Mennea era sì un uomo spigoloso, come emerge dalla narrazione, ma anche più chiuso, introverso e taciturno di come viene descritto nel film. Un uomo e un atleta ‘problematico’, che emerge poco dal racconto, che punta invece sui toni epici e ‘eroici’, sul facile sentimentalismo.

La storia cerca di ricostruire la nascita del campione partendo da quando era bambino (c’è il classico flashback, che parte da quando è ai blocchi di partenza per la gara più importante della sua vita) con i primi allenamenti al Lello Simeone, il campo di Barletta. E si punta molto sulla storia familiare, umana dell'atleta, proprio per renderlo uno come tanti, umanizzarlo, vedi i rapporti con la madre ed il padre sarto, le prese in giro del gruppo dell'Avis Barletta da parte dei “milanesi” nei confronti dei “terroni”, in anni che in effetti erano ancora difficili e ricchi di pregiudizi da parte delle persone del Nord Italia nei confronti dei meridionali; tutto ciò però pone in secondo piano il Mennea atleta.

Gli appassionati di atletica e i conoscitori di Mennea contestano poi alcune altre imprecisioni. Mennea era magrissimo, piccolino (per questo inizialmente Carlo Vittori non lo aveva preso a Formia) ma queste sue “carenze” fisiche venivano sopperite dal sacrificio, dalla forza della fatica e dell’allenamento, ma questo aspetto appare in modo un po’ superficiale nella fiction, a volte banalizzato, come nel caso del Capodanno ad allenarsi.

Certo molto è dettato dalla necessità di rendere Mennea umano per offrirlo al pubblico popolare di RaiUno, giocando più sulle emozioni che sulla ricostruzione vera e complessiva sua e dei personaggi che lo circondavano. Michele Riondino è comunque bravo nell'interpretazione del campione, anche se per copione ci sono differenze rispetto al vero carattere dell’atleta.

Vittori, uno dei personaggi-cardine del racconto, appare più il preside di un liceo che un allenatore che pretende fatica e dedizione per lo sport. Barbareschi si autoassegna il personaggio e tanto deve bastare.

Quella di Barbareschi, che produce anche con la sua Casanova Film, e del regista Ricky Tognazzi, malgrado i difetti abbastanza evidenti e gli stereotipi cui accennavamo, appare comunque un’operazione meritevole, perché che ha il pregio di voler ricordare uno dei massimi campioni del nostro sport, un atleta e un uomo vero, che ci ha lasciati troppo presto.

La fiction è una coproduzione Rai Fiction e Casanova Multimedia, appunto. Nel cast, tra gli altri, anche Gian Marco Tognazzi, Elena Radonicich (la moglie Manuela, la donna della sua vita). Brava Lunetta Savino nel ruolo dell’amata e severa madre dell’atleta.

Il pubblico ha comunque gradito e la share è stata del 20.32%.

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