Mons. Viganò si dimette da capo della Comunicazione del Vaticano

 

La notizia è stata diffusa oggi ma le dimissioni in oggetto risalirebbero a lunedì scorso: sono quelle di un personaggio notissimo nel mondo della comunicazione e dei media come mons. Dario Edoardo Viganò da Prefetto della Segreteria per la Comunicazione (SPC), accettate successivamente (forse oggi stesso) da papa Francesco, non senza rammarico, come vedremo.

“Fino alla nomina del nuovo Prefetto, la SPC sarà guidata dal Segretario del medesimo Dicastero, Mons. Lucio Adrián Ruiz” - informa una nota vaticana di oggi.

Con una trasparenza che per le questioni vaticane non è certo stata la norma in passato, sono state diffuse le due lettere ‘in ballo’, quella di dimissioni di mons. Viganò e quella di ‘sofferta accettazione’ di Papa Bergoglio.

Viganò ha scritto fra l’altro al Papa:

“In questi ultimi giorni, si sono sollevate molte polemiche circa il mio operato che, al di là delle intenzioni, destabilizza il complesso e grande lavoro di riforma che Lei mi ha affidato nel giugno del 2015, e che vede ora, grazie al contributo di moltissime persone a partire dal personale, compiere il tratto finale. La ringrazio per l’accompagnamento paterno e saldo che mi ha offerto con generosità in questo tempo e per la rinnovata stima che ha voluto manifestarmi anche nel nostro ultimo incontro. Nel rispetto delle persone che con me hanno lavorato in questi anni, e per evitare che la mia persona possa in qualche modo ritardare, danneggiare o addirittura bloccare quanto già stabilito del Motu Proprio “L’attuale contesto comunicativo” del 27 giugno 2015, e soprattutto, per l’amore alla Chiesa e a Lei Santo Padre, Le chiedo di accogliere il mio desiderio di farmi in disparte rendendomi, se Lei lo desidera, disponibile a collaborare in altre modalità”.

Ed ecco una parte della ‘sofferta risposta’ di Papa Francesco:

“A seguito dei nostri ultimi incontri e dopo aver a lungo riflettuto e attentamente ponderate le motivazioni della sua richiesta a compiere ‘un passo indietro’ nella responsabilità diretta del dicastero per le comunicazioni, rispetto la sua decisione e accolgo, non senza qualche fatica, le dimissioni da prefetto. Le chiedo di proseguire restando presso il dicastero, nominandola come assessore per il dicastero della comunicazione per poter dare il suo contributo umano e professionale al nuovo prefetto al progetto di riforma voluto dal Consiglio dei Cardinali, da me approvato e regolarmente condiviso. Riforma ormai giunta al tratto conclusivo con l’imminente fusione dell’Osservatore Romano all’interno dell’unico sistema comunicativo della Santa Sede e l’accorpamento della Tipografia Vaticana”.

 

La riforma cui accennano le due lettere è quella portata avanti con decisione proprio da Viganò in questi anni e che ha riguardato l’intero settore dei mass media vaticani, in direzione di una gestione unitaria e sinergica: Radio Vaticana, Centro Televisivo Vaticano, “Osservatore Romano”, Tipografia Vaticana, Sala Stampa della Santa Sede. Al centro del nuovo sistema unitario c’è il Centro Editoriale Multimediale, finora sotto la guida proprio di Viganò.

Vedremo adesso chi prenderà la sua eredità e se ci saranno cambiamenti nella parte finale del processo in corso.

 

Ma cosa ha provocato le dimissioni di un personaggio sicuramente molto competente in fatto di media e comunicazione, oltre che ‘lanciatissimo’, come Viganò?

In occasione della presentazione della collana “La teologia di Papa Francesco”, pubblicata dalla Libreria Editrice Vaticana, Viganò aveva letto una lettera del Papa Emerito Benedetto XVI che doveva essere di ‘sostegno’ al suo successore Papa Bergoglio, ma omettendone una parte, che sottolineava invece alcuni elementi ‘critici’. Sono fiorite mille polemiche in proposito, su vari giornali, e Viganò è finito nel mirino (naturalmente le dietrologie nell’ambito vaticano sono potenzialmente infinite) ed è stato accusato di ‘censura’.

Sabato scorso la Segreteria per la Comunicazione del Vaticano aveva diffuso la lettera di Benedetto XVI nella sua interezza. Una decisione che però, come abbiamo visto, non è bastata a ‘salvare’ mons. Viganò.

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