Montrone: «è essenziale tornare a 150 milioni di contributi per le Tv locali»

Un problema di grande importanza –

Dopo che anche Maurizio Giunco (FRT) aveva chiesto di riportare a cifre ‘congrue’ i contributi per le Tv locali, Luca Montrone scrive una lettera alla Commissione Bilancio della Camera per chiedere di tornare almeno ai 150 milioni di 2008 e 2009.

Riportiamo la lettera appena inviata da Luca Montrone (Telenorba) a nome dell'Associazione Alpi ai componenti della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati:

«Ill.mo Onorevole,
negli anni 1992-'93 il Parlamento, all'unanimità, approvò un OdG con il quale, consapevole della stretta correlazione esistente tra emittenza locale e PMI, nonchè dell'importante ruolo svolto dalle emittenti locali per assicurare pluralismo dell'informazione, impegnava il Governo a disporre misure di sostegno in favore delle stesse, costrette ad operare in un sistema duopolistico. Tali misure di sostegno furono individuate in una parte del canone Rai dall'art. 10 della L. 422/93 che, commisurata al canone dell'epoca, ammontava a 376 miliardi di vecchie lire annue, e commisurata al canone attuale, dovrebbe ammontare a 270 milioni di euro annui.
Queste misure per l'emittenza radiotelevisiva locale, non sono mai arrivate a regime, ma avevano raggiunto - nel 2008 - l'importo di 150 milioni; con i tagli effettuati dalla finanziaria 2009, le cifre si sono sensibilmente ridotte.
Si è riusciti a riportarle a 150 milioni per il 2009 ed a 140 per il 2010 ma per il 2011 attualmente siamo fermi a soli 54 milioni e per gli anni a decorrere dal 2012 a 85 milioni. È necessario, dunque, recuperare 96 milioni per il 2011, 66,300 milioni per il 2012 e 66,300 milioni a decorrere dal 2013.

Se tali cifre non dovessero essere almeno riportate in linea con i 150 milioni, la stragrande maggioranza delle TV locali dovrà definitivamente chiudere.
Si consideri, infatti:
- che anche con lo stanziamento 2009, le TV locali riuscivano appena a chiudere i bilanci in pareggio;
- la crisi economica ha fortemente ridimensionato i ricavi pubblicitari, sia degli inserzionisti locali, che di quelli nazionali;
- attualmente la situazione si è ulteriormente aggravata con perdite sulla quasi totalità delle emittenti nel bilancio 2009 e con ulteriore calo di fatturati nel 2010 pari a circa il 20%.
- il passaggio al digitale penalizza fortemente, e sta penalizzando, i soggetti deboli del sistema, cioè le TV locali, che hanno sempre meno risorse da investire in produzione e acquisto di programmi, per cui i loro ascolti si dimezzano, addirittura arrivano ad 1/3 di quelli precedenti, e, con essi, anche i ricavi pubblicitari.

La chiusura delle TV locali comporterebbe gravissime conseguenze per l'occupazione, poiché ai 5.000 posti di lavoro direttamente assicurati dalle TV locali, ed agli ulteriori 5.000 dell'indotto, si potrebbe aggiungere la perdita di milioni di posti di lavoro delle PMI del Paese (che rappresentano il 70,8% del valore aggiunto totale della nostra economia), che perderebbero il mezzo televisivo attraverso il quale farsi conoscere dai cittadini e stimolare il consumo dei loro prodotti (sulla stretta correlazione fra lo sviluppo dell'emittenza locale e la crescita delle PMI, si veda anche il documento del Presidente di Confindustria Marcegaglia all. n. 1).
Inoltre, con la chiusura delle TV locali, il Paese perderebbe la pluralità di soggetti che assicura il pluralismo dell'informazione, e perderebbe lo strumento prezioso con il quale garantire la tutela delle specialità culturali ed identitarie delle regioni e dei territori.

Per questo è necessario definire già nella Finanziaria (legge di Stabilità) in discussione in Commissione Bilancio della Camera il recupero dei tagli.
Nella certezza di un Suo contributo alla soluzione del problema, La ringrazio sin d'ora e Le porgo i più cordiali saluti».

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