Montrone: “Il Governo nega le risorse alle Tv locali”

In una nota dell’associazione A.L.P.I. Luca Montrone esprime «enorme preoccupazione per le decisioni che il Governo avrebbe assunto sui contributi riservati dalla legge 422/93 alle emittenti radio-tv», protestando conro il taglio ipotizzato del 30 per cento.

Da una nota dell'associazione A.L.P.I., apprendiamo che «enorme preoccupazione viene espressa dall'ing. Luca Montrone (presidente di questa associazione nazionale di radio e tv locali; Ndr.) per le decisioni che il Governo avrebbe assunto sui contributi riservati dalla legge 422/93 alle emittenti radiotelevisive.

Infatti nella Finanziaria 2006, è previsto il taglio del 30 per cento dei fondi a sostegno delle emittenti locali e lo spostamento del restante 70 per cento in un fondo tanto discrezionale quanto aleatorio del Ministero delle Comunicazioni.

"In pratica - è l'analisi dell'ing. Montrone - il Governo ha deciso di cancellare le emittenti locali, negando loro risorse dovute, che la legge preleva dal canone tv, che nel frattempo è aumentato del 28 per cento". "Anche per questo - aggiunge Montrone - l'atteggiamento del Governo è inspiegabile e rischia di ripercuotersi pesantemente sui bilanci delle emittenti radiotelevisive italiane, già compromessi dagli effetti devastanti del duopolio Rai-Mediaset".

In base alla legge 422/93, lo Stato, già nel '93, avrebbe dovuto prelevare dal canone-tv, e destinare alle emittenti locali, 376 miliardi di vecchie lire. Invece bisognò aspettare sei anni per vedere i primi modestissimi contributi, che negli ultimi anni sono saliti a 99 milioni di euro, comunque ben al di sotto dei 250 che spetterebbero con gli incrementi del canone.

Le emittenti locali sono in credito dallo Stato di almeno 1900 milioni di euro, ma per tutta risposta si sono viste cancellare all'improvviso, sin da quest'anno, qualsiasi contributo.

"Se la decisione verrà confermata - aggiunge l'ing. Montrone - i sindacati ed il Governo si troveranno ad affrontare un'emergenza occupazionale di almeno 3500 unità lavorative dirette ed a fare i conti con l'ulteriore crisi, anche occupazionale, delle piccole e medie aziende che solo attraverso le emittenti locali possono promuovere e commercializzare i loro prodotti".

"È uno scenario - conclude l'ing. Montrone - che non auspichiamo, e contro il quale le emittenti locali italiane non mancheranno di far sentire il loro peso e la loro voce, nella speranza che il loro grido d'allarme venga raccolto, per il bene del Paese, della democrazia e della libertà, di cui sono fondamentale e irrinunciabile espressione"».

Pubblica i tuoi commenti