MPM 2016, qual è lo stato del pluralismo dei media in Europa?

Lo scorso 4 novembre, per il terzo anno consecutivo, il Centre for Media Pluralism and Media Freedom (CMPF) – diretto dal Professor Pier Luigi Parcu e coordinato dalla Dottoressa Elda Brogi – dell’Istituto Universitario Europeo di Firenze, ha presentato i risultati preliminari del Media Pluralism Monitor

Lo strumento MPM è un utile watchdog, ovvero un “termomentro” del pluralismo nei media in Europa. Messo a punto dal CMPF per la prima volta nel 2014, attraverso la semplificazione di un modello teorico, mai applicato, realizzato da un gruppo di esperti facenti capo all’Università di Leuven, l’MPM venne applicato nel primo anno come studio pilota a 9 Paesi. Nel 2015 lo strumento, dopo diversi affinamenti volti ad una ancora maggiore semplificazione ed efficacia, è stato applicato agli altri 19 Stati membri dell’Unione.
Quest’anno, per la prima volta, il Media Pluralism Monitor è stato applicato a 30 Paesi (tutti i 28 dell’Unione Europea + 2 Paesi prossimi candidati all’ingesso nell’UE, Turchia e Montenegro).
Nella sua ultima versione il monitor prevede 4 aree di rischio, Basic Protection, Market Plurality, Social Inclusiveness and Political Independence, ognuna con 5 indicatori fondamentali, risultati di duecento variabili totali, tra le quali una specifica attenzione è stata dedicata all'influenza sempre più pervasiva di internet.
L’applicazione ai vari contesti è stata effettuata attraverso network locali di comprovata indipendenza.

Ad un’analisi generale emerge con estrema chiarezza una situazione di altissimo rischio della Turchia – e come sappiamo la situazione effettiva nel Paese per i giornalisti è ulteriormente precipitata nelle settimane successive alla raccolta dei dati. Anche per questo, nel quadro delle presentazioni dei risultati dei diversi Paesi discussi in specifico (Finlandia, Grecia, Lettonia, Irlanda, Polonia, Turchia, Regno Unito) l’intervento della rappresentante turca ha destato una forte impressione tra i partecipanti.
Ad alto rischio appare anche la situazione dell’Ungheria e della Polonia. Diversi Paesi mostrano una situazione di rischio medio, o medio alto – tra cui l’Italia – e soltanto in 6-7 contesti la situazione generale presenta un rischio medio-basso. Tuttavia anche in questi casi si evidenziano specifiche aree di sofferenza per il pluralismo.

Le dimensioni basilari per la protezione della libertà e del pluralismo sono la tutela della libertà di espressione e quella di essere informati, il rischio che i giornalisti non abbiano sufficienti tutele personali ed economiche, il rischio che i media non siano effettivamente indipendenti a causa di influenze commerciali e politiche nell’assetto proprietario o di una eccessiva concentrazione. Il CMPF procederà nelle prossime settimane a redigere il rapporto finale sullo stato del pluralismo in Europa, contenente tutti i risultati e le analisi degli stessi, che sarà disponibile sul sito internet del Centro all’inizio del prossimo anno. Nel contempo i singoli network locali redigeranno i trenta rapporti nazionali sulla situazione dei loro specifici contesti, anch’essi pubblicati in appendice al rapporto.

Per quanto il Media Pluralism Monitor appaia uno strumento sempre più importante per la protezione di diritti fondamentali in un assetto democratico – elemento essenziale per i Paesi dell’Unione Europea – non esiste ad oggi alcuna garanzia che l’MPM possa esser portato avanti negli anni, non avendo finora beneficiato di alcuna stabilizzazione nelle linee di finanziamento dell’UE.  Si spera che uno strumento così cruciale possa trovare presto un definitivo riconoscimento.

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