Millecanali

Onde medie: una clausola discussa per i privati ‘interessati’

Torniamo sul tema delle onde medie radiofoniche, che anche in Italia da poco sono state aperte ai privati, sull’esempio europeo, riportando le ultime notizie sull’argomento, forniteci da colui che ottenuto, appunto ‘per via continentale’, la possibilità anche per i privati di concorrere a trasmettere su queste frequenze. Parliamo di Giorgio Marsiglio, che si è rifatto vivo con i suoi abituali interlocutori (e quindi anche con noi di Millecanali) aggiornandoci sulla questione e su una clausola a suo dire ‘vessatoria’ voluta dal Ministero che gli sta molto a cuore ‘contestare’. Ecco il testo della nota che ci ha fatto pervenire:

 

“Cari amici, mi scuso per il silenzio di questi mesi, dovuto sia all’attesa dell’esito delle graduatorie ministeriali, sia ad impegni di lavoro…
Ormai saprete che il Ministero ha dato attuazione a quanto previsto nei propri bandi relativi alle frequenze in onde medie, escludendo dalla gara chi non ha potuto produrre la famigerata «dichiarazione di istituto di credito attestante l’affidabilità finanziaria del soggetto partecipante», prevista tra l’altro per i soli soggetti nuovi entranti.
Di tale ingiustizia avevo informato la Commissione Europea, invitandola a tenerne conto nel proprio procedimento di infrazione contro l’Italia; così però non è stato, come potrete leggere nell’allegata lettera speditami da Bruxelles lo scorso mese.
In sintesi, la Commissione si accontenterebbe del fatto che la legge italiana sia stata modificata e che i bandi siano stati emanati,
ritenendo quindi superata la mancata apertura delle onde medie agli operatori privati, oggetto della mia segnalazione.
A tale “illusione” degli uffici comunitari ho dato risposta, chiedendo anche – come previsto dalle regole europee – di andare personalmente a parlare con i funzionari della Commissione. Resto così in attesa degli sviluppi.
Preciso che a Bruxelles ho fatto presente quanto – a mio parere –
contrasta direttamente con la normativa europea (quindi la previsione di un requisito eccessivamente severo e non proporzionato per la partecipazione al bando e la conseguente discriminazione tra i partecipanti al medesimo).
Non ho potuto, invece, denunciare la non corretta applicazione delle regole dettate dallo stesso bando sul posizionamento degli impianti, in quanto materia non di competenza dell’Unione Europea.
Per lo stesso motivo non ho potuto insistere sull’errore, commesso
dall’Agcom, di prevedere la figura, tipica delle Radio digitali,
dell’«operatore di rete» anche per le Radio a tecnica analogica, anziché quella della «emittente radiofonica» (come previsto invece dal nostro Testo Unico dei Servizi di Media Audiovisivi e Radiofonici-TUSMAR)”.