Padri e figlie nello showbiz: pochi ma buoni

Non sempre l'erede è maschio –

Quali gruppi internazionali del nostro settore passano o possono passare “di padre in figlia”? Ecco una interessante ricognizione…

Due settimane fa iniziai a scrivere per la rivista del settore televisivo internazionale, “VideoAge”, un articolo su alcuni “padri e figlie” che sono al timone assieme nell'industria dell'intrattenimento, soprattutto nel settore commerciale piú che in quello artistico. É un argomento difficile perché, rispetto a “padri e figli”, sono poche le societá cinematografiche e televisive gestite da padri e figlie.
L'articolo tardava ad essere completato perché arrivano in continuazione nuove segnalazioni. Ho iniziato con 7 gruppi societari e sono ritrovato con 19, sparsi in 13 Paesi, e l'elenco non finiva di allungarsi. Naturalmente si tratta di societá private, oppure di gruppi quotati in Borsa ma controllati da famiglie.

In molti Paesi (come l'Italia) il nepotismo é illegale nelle societá pubbliche pure, mentre in altri Paesi, come ad esempio gli Usa, si rischia di finire sotto lo scrutinio delle Autoritá di vigilanza delle borse oppure contro la legge sulle discriminazioni.

In America i gruppi piú famosi sono: quello futuro di Rupert ed Elisabeth Murdoch, quello presente di Sumner e Shari Redstone e quello passato di Hugh e Christie Hefner.
Murdoch controlla News Corp. (Fox Studios) e, si dice, é in procinto di acquistare Shine, la societá anglo-americana creata da Elisabeth, per far tornare la figlia dentro il suo gruppo.
Redstone possiede Viacom e CBS (Paramount Studios), mentre Hefner ha fondato la rivista “Playboy”.

Dall'Italia sono due le 'presenze' piú significative: Silvio e Marina Berlusconi ed Ettore e Matilde Bernabei. I primi per quanto riguarda Fininvest, che controlla Mediaset; i secondi per la casa di produzione televisiva indipendente romana Lux Vide, la principale in Italia.

Sparse per il mondo si trovano societá dirette da padri e figlie di origini italiane, come fu un tempo quella di Albert Romolo e Barbara Broccoli (famosi per il filone cinematografico dei 007 di James Bond) di Hollywood, e quella attuale di Jose Rafael e Rosina Ferrari della rete televisiva dell' Honduras, Televicentro.

Ma la cosa piú sorprendente che scaturisce dal servizio per “VideoAge” é che l'America Latina, considerata da tutti la regione piú “machista” del mondo, batte di gran lunga il resto del pianeta per il numero di figlie che seguendo le orme dei padri prendono in mano le redini delle loro aziende.
Secondo un primo bilancio fatto per “VideoAge”, se ne contano ben 10 da 7 Paesi dell'America Latina, inclusi Messico, Venezuela, Brasile, Colombia, Ecuador e Guatemala.
Questo contro i due dell'Italia e i 5 degli Usa.
La Scandinavia poi conta un solo team di padre e figlia e non in epoca attuale. Anche il Canada conta attualmente un solo team nel settore televisivo.

Il Messico, comunque, non esce completamente fuori dai Paesi “machisti”, visto che, quando era ancora in vita, Emilio Azcarraga, proprietario della rete Televisa, faceva sì affidamento sulla figlia Ariana, ma proprio prima di morire passó il comando all'unico figlio, Emilio II.

Da notare che se il numero di societá cinematografiche e televisive gestite da padri e figlie sembrano poche, ve ne sono ancora meno in settori come quello della moda (i francesi Bernard e Delphine Arnault di LVMH,= cioé Louis Vuitton, Dior, ecc.) e della finanza (gli americani Edward III e Abigail Johnson di Fidelity Investments).

Il servizio completo verrá pubblicato da “VideoAge” in aprile e sará anche reperibile sul sito web www.videoage.org.

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