Paolo Peluffo sottosegretario a comunicazione e informazione

Peluffo, giornalista, per molti anni legato a Ciampi, si occuperà di comunicazione e informazione per la Presidenza del Consiglio ma non di Tv per Passera. Carlo Malinconico passa invece dalla Fieg a responsabile dell’editoria per il Governo.

Dopo le ultime nomine nel Governo, nuovo sottosegretario alla Comunicazione e all'Informazione presso la Presidenza del Consiglio è stato designato Paolo Peluffo, savonese, 48 anni, giornalista, già a capo del Dipartimento per l'editoria di Palazzo Chigi, e - fra le altre cose - per lunghi anni a fianco di Carlo Azeglio Ciampi in diversi ruoli.
Consigliere della Corte dei Conti dal 1996, ha scritto numerosi saggi, tra cui le biografie di Guido Carli e di Franco Modigliani ed è vicepresidente della Società Dante Alighieri; di recente ha ricoperto un ruolo significativo quale consigliere per la presidenza del Consiglio per le celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia.

Contrariamente ad alcune erronee interpretazioni in cui noi stessi eravamo caduti all'inizio, Peluffo non si occuperà di Televisione, frequenze, emittenti e non 'governerà' l'etere italiano ma affiancherà Malinconico (vedi oltre) alla Presidenza del Consiglio sui temi di comunicazione e informazione.
Nell'ambito del MInistero dello Sviluppo Economico non è stato invece (almeno finora) designato un sottosegretario con delega alle Comunicazioni. Si sono dunque eliminati a vicenda (salvo novità) i candidati a questa strategica 'poltrona' che sembravano più 'graditi' a Centro-Destra e Centro-Sinistra, tipo Roberto Viola (Agcom), che Berlusconi avrebbe sostenuto per la carica di sottosegretario con delega alle Comunicazioni.

Di conflitto di interessi ha parlato, fra gli altri, 'Il Fatto quotidiano' per l'altra nomina importante dal nostro punto di vista, ovvero quella di Carlo Malinconico a nuovo sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'Editoria, poiché Malinconico è stato fino a ieri Presidente della Federazione Italiana Editori dei Giornali (FIEG) e passa dunque da controllato a controllore in poche ore. Ma l'accusa sembra superficiale (come quelle analoghe a Passera) perchè Malinconico non è un editore ma una 'personalità manageriale' prescelta a suo tempo dagli editori della FIEG incapaci di trovare un rappresentante comune al loro interno per il vertice dell'associazione; inoltre Malinconico è stato Procuratore dello Stato e Avvocato dello Stato fino al 1985 e Consigliere di Stato dal 1985 ad aprile 2002.

Infine non vi sono norme che impediscano di passare da rappresentante di un'associazione privata a una carica pubblica (ovviamente dimettendosi dalla prima carica e senza essere 'personalmente' parte in causa a livello imprenditoriale, come invece è Berlusconi), divieto che vale invece, in determinati casi, per i membri delle Authorities; la specifica competenza di Malinconico in tema di editoria sviluppata in questi anni deve avere convinto il Governo alla nomina, che magari potrà, al massimo, sembrare 'poco elegante' ma nulla a che fare con il conflitto di interessi propriamente inteso.

Ovviamente più 'protetti' si sentiranno probabilmente gli editori (e in parte anche i giornalisti) in tema di contributi dell'editoria, anche se il settore necessita sicuramente di una riforma totale che cancelli anche l'erogazione di somme consistenti a 'quotidiani fantasma' o puramente 'garantiti dai politici'. E chissà se dopo l'inconcludente Bonaiuti non possa essere proprio Malinconico a farlo, senza dimenticare che lui è stato come capo della Fieg anche oppositore vero - assieme alla Fnsi - delle norme in tema di intercettazioni proposte dal Governo Berlusconi.

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