Piano delle frequenze: l’ora dei ricorsi

È una promessa di battaglia, prima di tutto sul piano giudiziario, quella delle associazioni delle Tv locali, dopo la pubblicazione del piano delle frequenze che alle locali riserva spesso frequenze ‘di scarto’. Una situazione che si preannuncia molto pesante.

Come riporta il sito www.newslinet.it, «l'Agcom ha pubblicato lunedì scorso il Piano nazionale di assegnazione delle frequenze, rivisto e corretto. Con tante sorprese che avremo modo di esaminare più a fondo nei prossimi giorni.
Intanto, ed anzi a maggior ragione, le emittenti locali si dicono preoccupatissime per il loro futuro.
La Federazione Radio Televisioni (FRT), in particolare, (ri)lancia l'allarme per una possibile "assegnazione dei diritti d'uso delle frequenze digitali nelle aree del Nord Italia senza aver prima sottoscritto gli opportuni accordi di coordinamento internazionale con i Paesi confinanti Francia, Svizzera, Austria e i Paesi balcanici che si affacciano sull'Adriatico".
Il Presidente Filippo Rebecchini, ha chiesto con una lettera inviata al viceministro al MSE con delega alle Comunicazioni Paolo Romani, il massimo impegno per dar corso alla formalizzazione degli accordi in modo da poter garantire ai soggetti interessati agli switch-off l'assegnazione di frequenze prive di problematiche interferenziali. Senza una pianificazione condivisa (che ormai pare impossibile) sarà guerra davanti ai TAR, fanno sapere gli editori locali».

Intanto, sempre secondo la FRT, «a poche settimane dalla pausa estiva, nessuno dei grossi nodi del processo di conversione al digitale terrestre è stato ancora sciolto. Il regolamento sull'LCN è ancora in stand-by, in attesa dell'esito dell'analisi di mercato commissionato dall'Agcom ad una società specializzata. I tavoli tecnici per la pianificazione delle frequenze in digitale terrestre non sono stati ancora convocati. Se non ci sarà una pianificazione condivisa, come avvenuto in passato, saranno inevitabili i ricorsi da parte delle emittenti che si vedranno assegnate frequenze di scarsa qualità».

Vediamo poi cosa dice Giorgio Scorsone su "Digital-Sat.it": FRT e Aeranti-Corallo, stanno preparando «una serie di ricorsi ai Tribunali Amministravi Regionali per impugnare il Piano. Il motivo del contendere è tutto nella scelte delle frequenze loro assegnate: “molte delle frequenze assegnate sono di qualità inferiore perché di difficile coordinamento con l'estero, quelle migliori sono andate alle reti nazionali”, come spiega Andrea Secchi su 'Italia Oggi'.
“Sulla base dei criteri generali che sono presenti nel piano - afferma Marco Rossignoli, coordinatore Aeranti-Corallo, sempre su 'Italia Oggi' - è possibile già dare una valutazione: la quantità delle frequenze che ci sono state assegnate è inferiore rispetto a quelle delle prime aree tecniche passate al digitale. Ma soprattutto dal punto di vista qualitativo non viene rispettato un terzo della riserva per le locali previsto dalla legge. Non si può parlare solo di quantità, se la qualità è inferiore”.
Marco Mele, sul Sole 24 Ore, scende più nei dettagli: “I canali dal 61 al 69, secondo la relazione tecnica, "sono quelli identificati, in ambito internazionale e comunitario, per il dividendo digitale esterno" da assegnare con gara agli operatori telefonici. Tale previsione piace poco alle Tv locali: i canali sono tutti assegnati proprio a loro (che potrebbero però percepire un congruo risarcimento dallo Stato)”.
C'è poi la questione tempo: il Piano è arrivato troppo tardi, se si considerano poi i tempi per la convocazione dei tavoli tecnici e l'imminente periodo estivo, dominato dalle ferie. Anche l'altra questione preponderante per i prossimi switch-off, vale a dire quella relativa alla numerazione LCN, rischia di rallentare ancora di più l'intero iter: l'Autorità ha però garantito che il nuovo regolamento in materia arriverà entro il 20 luglio».

Sarà battaglia dura, questo è sicuro. Sempre nell'articolo di Mele si fanno alcuni esempi paradossali, portati dalle associazioni: “A Rimini e Como le 25 frequenze coordinate sono andate tutte alle Tv nazionali. Altre coordinate non ce ne sono. Una Tv di Rimini non può trasmettere a Rimini. Il terzo delle risorse da riservare alle Tv locali non può essere composto da frequenze inutilizzabili”.

Allarme rosso, insomma, una vera e propria situazione 'di emergenza' che anche come rivista segnaliamo con grande preoccupazione e della quale ci occuperemo naturalmente ancora, per vedere se c'è una via d'uscita (ignorare questo piano? Annullarlo con i ricorsi? Rinviare lo switch off lombardo?).

Ne vedremo delle belle (e anche delle brutte, purtroppo).

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