Presentati i risultati dello studio Italia Creativa

Sono stati presentati il 20 gennaio alla Triennale di Milano, i risultati di Italia Creativa, il primo studio che presenta l’Industria della Cultura e della Creatività italiana, realizzato da Ernst &Young con il supporto di tutte le principali associazioni di categoria, guidate da Mibact e Siae. Ne riportiamo qui una sintesi e alcuni particolari, con l’intento di dedicargli più ampio spazio sul nostro mensile.

Nel dettaglio, 'Italia Creativa' fotografa cifre decisamente rilevanti: l’Industria della Cultura e della Creatività in Italia ha generato, nel 2014, il 2,9% del prodotto interno lordo nazionale pari a un valore economico complessivo di 46,8 miliardi di euro. Di questi, l’86% sono diretti, cioè derivanti da attività legate direttamente alla filiera creativa, quali la concezione, la produzione e la distribuzione di opere e servizi culturali e creativi. Il restante 14% è invece costituito da ricavi indiretti, ossia legati ad attività collaterali o sussidiarie. Sotto il profilo occupazionale l’incidenza è ancora più significativa: quasi un milione di addetti a livello complessivo, con un 41% di occupati nell’Industria della Cultura e della Creatività che sono giovani fra i 15 e i 39 anni, contro una media del circa 37% in tutti i settori dell’economia del Paese.

Ovviamente non possiamo non sottolineare come nel 2014 i primi tre settori per valore complessivo siano  Televisione e Home Entertainment, Arti Visive e Pubblicità, con valori generati rispettivamente di 12,2, 11,2 e 7,4 miliardi di euro.

La ricerca evidenzia che il settore televisivo in Italia si caratterizza per un capillare radicamento territoriale e per un rilevante impatto sociale. La televisione è il mezzo di comunicazione in assoluto più accessibile agli italiani: il suo consumo è frequente e generalizzato.

Il settore occupa direttamente quasi 55 mila addetti, numero però, in contrazione rispetto al 2012 di circa il 6% in conseguenza della riduzione dei ricavi generati dalle emittenti. Le professionalità richieste sono trasversali ad altre filiere. Ne sono esempio non solo gli attori, ma anche i tecnici impiegati in produzione e post-produzione video.

Durante la presentazione, cui hanno partecipato fra gli altri nomi rilevanti, anche il ministro Dario Franceschini e il Presidente Siae Filippo Sugar, si è, a più riprese e a più voci, sottolineata, proprio per l’importanza dell’aspetto creativo di questa industria, la particolare rilevanza della tutela del diritto d’autore e il controllo della pirateria, volti ad assicurare ad autori ed editori l’adeguata remunerazione delle loro opere per ciascun tipo di utilizzazione: dai concerti alla radio e televisione, dai teatri alle sale da ballo, dai cinema ai bar ad altri luoghi pubblici, ma anche su web o nella telefonia mobile.

Quello che poi è emerso con forza, è che il quadro è sicuramente positivo ma molto può ancora essere fatto: "Se riuscissimo, infatti, in Italia, facendo squadra e tutelando il settore ad esprimere per la filiera la stessa quota di Pil che caratterizza la Francia (rispetto a quella francese, l’Industria della Cultura e della Creatività italiana pesa sul Pil intorno agli 0,9 punti percentuali in meno), risulterebbero 15 miliardi di euro addizionali. L’industria creativa passerebbe così da 40 a 55 miliardi di euro e genererebbe più di 300.000 nuovi posti di lavoro, per un totale di quasi 1,2 milioni di occupati", si è detto negli interventi.

Pubblica i tuoi commenti