Primocanale-Rai: no alla sospensione della campagna pubblicitaria

Sembra parzialmente soddisfatta anche la Rai, ma intanto la decisione del Tribunale di Genova sulla campagna pubblicitaria, molto critica verso la Tv pubblica, promossa dall’emittente ligure Primocanale è di non proibirla anche in futuro, fatti salvi alcuni ‘passaggi’ della campagna stessa.

Vediamo la valutazione della sentenza in oggetto (giudice Massimo Caiazzo), emanata nel periodo natalizio, comparsa sul 'bollettino' della Frt, 'Radio & Tv notizie':

«"È lecita la pubblicità comparativa diffusa da Primocanale e non costituiscono pubblicità ingannevole le iniziative di carattere giornalistico assunte dalla stessa emittente, denunciate come tali dalla Rai".

È questo il punto saliente dell'ordinanza del Tribunale di Genova che ha deciso in via cautelare rigettando, di fatto, il ricorso ex art. 700 nella parte in cui la concessionaria radiotelevisiva pubblica aveva chiesto l'inibizione della campagna editoriale e pubblicitaria promossa dall'emittente televisiva ligure Primocanale (consistita in una prima fase in una campagna pubblicitaria comparativa vera e propria attraverso affissioni, inserzioni sui giornali e spot e proseguita con una serie di editoriali dell'emittente e con interventi di personalità politiche, di giornalisti e di semplici telespettatori), avente ad oggetto il servizio locale radiotelevisivo, considerandola come atto di concorrenza sleale sulla base del principio che sarebbe da precludere a un editore concorrente qualsiasi commento riguardo alle carenze e alle inefficienze informative della Rai.

Si tratta di una decisione estremamente significativa, poiché, pur criticando alcune modalità, peraltro assolutamente marginali, con cui l'emittente ha gestito la propria campagna (non ritenute comunque denigratorie), il Tribunale di Genova ha ribadito non solo il diritto all'informazione e alla libertà di espressione di Primocanale (comprensiva anche della valorizzazione e della promozione della propria attività e delle proprie caratteristiche), ma ha anche riconosciuto la piena legittimità della campagna comparativa tra un'emittente locale e la Rai. E ciò assume particolare rilievo perché il riferimento attiene a un argomento di notevole importanza come quello dell'informazione, materia in cui vengono peraltro ritenuti pienamente comparabili i due servizi a carattere locale, indipendentemente da quale sia il soggetto, pubblico o privato, che li eroga».

Naturalmente torneremo sull'argomento sulla nostra rivista (cartacea), considerando l'interesse del tema e il fatto che la Rai, per via di alcune dicisioni del giudice Caiazzo che ne hanno accolto parzialmente le istanze (tipo il divieto di utilizzare nella campagna pubblicitaria le parole "in diretta da mattina a sera" in riferimento a Primocanale o l'utilizzo di espressioni come 'l'arroganza del colosso di Stato Rai') si è dichiarata a sua volta soddisfatta dell'ordinanza. Il procedimento peraltro prosegue con il giudizio di merito, dopo questo ricorso d'urgenza.

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