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Quando la satira offende
Elena Romanato
24 Novembre 2011
Il primo caso è scoppiato pochi giorni fa, quando il personaggio di Zlatan (nato circa due anni fa allo "Zoo di 105" e interpretato da Alan Caligiuri) ha interpretato la canzone "Faccio bordello". Zlatan, che, si racconta nella canzone, è un rom che viene dalla Romania - Zingaria - abita nella "casa a rotelle" e non conduce una vita proprio limpida: vive di spaccio, furti, sfruttamento di minori e prostitute e chi più ne ha più ne metta. Una parodia che non poteva passare inosservata ai tanti romeni che vivono in Italia e due errori grossolani: quello di identificare zingari e romeni, mentre si tratta due gruppi etnici diversi, e quello di non considerare che il grande gruppo degli zingari, diviso in vari sottogruppi (rom, sinti, ecc.), con una cultura antica e arrivati dall'India secoli fa per sparpagliarsi in un po' tutti i Paesi europei, non può essere “semplificato” in una parodia di questo genere.
Se a difesa dei "genitori" di Zlatan si può dire che la satira vive di personaggi macchiettistici, con difetti disegnati a tinte fosche ed evidenziati al massimo, come dicono gli stessi protagonisti dello Zoo ("è palesemente una caricatura degli zingari. È solo satira niente di più"), dall'altro lato sono emblematiche le parole di William Branza, deputato romeno e presidente delle Comunità romene all'estero, il quale pur riconoscendo che si tratta di una trasmissione di satira ritiene inammissibili le "allusioni che offendono un popolo intero".
Il caso, molto discusso sulla stampa rumena e sui blog dai romeni residenti in Italia - scoppiato proprio nei giorni in cui il presidente Napolitano auspicava il passaggio dallo 'ius sanguinis' allo 'ius soli' per acquisire la cittadinanza italiana - ha spinto Massimiliano Monanni, direttore dell'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali della Presidenza del Consiglio ad aprire un'istruttoria nei confronti del programma radiofonico.
Monanni segnalerà inoltre all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni "il grave fatto, al fine di evitare il diffondersi, attraverso i media, di questi stereotipi negativi e di garantire il principio della parità di trattamento e di non discriminazione, indipendentemente dalla razza o dall'origine".
Il caso della Gialappa's è scoppiato a pochi giorni di distanza da quello dello Zoo, quando su Canale 5 nella consueta presa in giro degli inquilini della casa del Grande Fratello, la Gialappa's ha usato la parola "Rabbino" - nella sua accezione più negativa - riferendosi alla tirchieria di uno dei concorrenti.
A differenza dei colleghi dello Zoo, la Gialappa's, non ha invocato il diritto di satira e, seguendo un altro stile, ha fatto ammenda. "Hanno assolutamente ragione e per questo chiediamo scusa - ha detto Marco Santin a nome della Gialappa's - . Abbiamo usato un luogo comune, cosa che facciamo raramente e ci dispiace molto. Ovviamente sappiamo benissimo cosa sia un rabbino e per questo siamo ancora più avviliti. È un termine che, impropriamente, abbiamo usato durante una diretta. E in 25 anni di lavoro non è mai successo. Lungi dall'essere una scusa, ma questo dovrebbe chiarire il nostro modo di pensarla. Siamo dispiaciuti e per questo chiediamo nuovamente scusa".
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