Quella ‘Monella’ di Rete 4

Mentre tutta l’attenzione era rivolta alle ‘cazzate’ di Celentano, alla chetichella su Rete 4 andava in onda nientemeno che ‘Monella’, uno degli ultimi film di Tinto Brass.

Quasi un porno-movie, alla maniera del notissimo regista veneto, dunque, su una rete generalista, giovedì 19 aprile alle 23.

Nessuna protesta di rilievo si è registrata e le zelanti associazioni di genitori che si ergono a tutela della morale familiare stavolta non si sono fatte sentire.

Forse perché il film era in onda in seconda serata.

Ma se Rete 4 ha 'osato' (vedremo poi l'esito in termini di audience) ha potuto farlo, naturalmente, senza violare alcuna legge.

Infatti in seconda serata (dopo le 22.30) sulle reti televisive terrestri (in chiaro) si possono trasmettere i film vietati ai minori di 14 anni. Banditi invece, in assoluto e sempre, i film vietati ai 18.

A rigor di logica, dunque, Brass, i cui film sono ovviamente vietati ai minori di 18 anni (i porno-film veri e propri appartengono invece, di fatto, a un altro circuito cinematografico, pur mai ufficialmente riconosciuto, e possono essere trasmessi, di notte, solo dalle pay-tv), non aveva scampo sul video. Ma, come sempre in Italia, c'é la via d'uscita, offerta dalle pieghe della legge.

Eccola: le reti televisive possono chiedere alle apposite Commissioni di censura cinematografiche la cosiddetta 'derubricazione' dei film, con il cambiamento del divieto, passandolo dai 18 ai 14 anni e rendendolo così 'televisivamente appetibile'.

Il tutto sulla base di alcuni tagli (più o meno concordati con la Commissione) che renderebbero il film meno 'scandaloso'.

La materia, per la verità, è quanto di più opinabile ci possa essere e nel giudizio della Commissione possono pesare molte cose, da quelle sostanziali (le immagini troppo 'forti') a quelle più futili, mentre in determinati casi le pressioni delle reti Tv, che desiderano naturalmente sfruttare un film e non lasciarlo a giacere inutilizzato in magazzino, possono essere anche forti.

Stesso problema per un film vietato ai minori di 14 anni, che, se reso 'libero da divieti' dalle Commissioni di censura, può passare dalla seconda alla prima serata, con le conseguenze del caso per le reti che lo mandano in onda.

A fare le spese di questo guazzabuglio molto all'italiana sono di solito i 'film d'autore' che o non possono essere tagliati senza comprometterne l'autenticità (e quindi i divieti originari, magari, restano) o non interessano più di tanto le reti Tv.

E poi ci sono i paradossi: film vietati ai minori di 16 anni di quarant'anni fa (quando questo divieto c'era) che, pur essendo per nulla scandalosi (anzi "pudichi"), ancor oggi, se non provvede una Commissione di censura, non possono essere messi in onda da nessuna rete televisiva terrestre.

Per non parlare di Pasolini...

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