Radio
Radio Free Libya, la voce degli insorti
Elena Romanato
05 Aprile 2011
Nello staff dell'emittente ci sono giovani di cultura universitaria che hanno iniziato a fare Radio sotto la censura di Gheddafi. A pochi giorni dal montare delle proteste, Gheddafi ha stretto ancor di più la morsa sui media, vietando tutti i programmi in diretta per evitare che qualche dissidente attaccasse il colonnello via etere. Significativa la testimonianza di Abdullah Idris, coordinatore dei programmi. “Loro (il regime n. d.r.) - dice Idris - erano nel nostro edificio, controllavano tutto” Ma quando le proteste anti-regime hanno iniziato a trasformarsi in scontri, il 17 febbraio, gli impiegati della Radio si sono precipitati in strada sostenendo i dimostranti.
Tra il 20 e il 21 febbraio scorso i rivoluzionari hanno preso possesso di un trasmettitore in onde medie di El Baida attivo sui 1.125 kHz (il primo impianto che è stato occupato in Cirenaica, dove è nata la rivolta). Dopo El Baida, la voce di Radio Free Lybia è stata diffusa anche da Bengasi, dove un secondo impianto trasmette sui 675 kHz.
Radio Free Lybia è stata tra le prime Radio del Paese a offrire informazioni non censurate sulla rivolta contro Gheddafi. Ma l'emittente di Tobruk non ama usare toni enfatici o un linguaggio politicizzato. Nei momenti più confusi della rivolta ha cercato di informare con correttezza e con toni pacati su quanto succedeva in Libia.
Purtroppo informazioni più dettagliate sull'emittente sono difficili da reperire, anche se la Cirenaica è una delle zone ancora in mano ai ribelli. Si sa che l'emittente conta come staff su 32 persone e che queste ultime sono riuscite a salvare le attrezzature poco prima che, il 18 febbraio scorso, il quartier generale della Radio fosse bruciato. Lo staff di Radio Free Lybia ha ricominciato a lavorare due giorni dopo l'incendio ma mantenendo il segreto sula sede dalla quale vengono attualmente trasmessi i programmi.
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