Radio Popolare: Danilo De Biasio lascia la direzione

La cooperativa che riunisce quanti lavorano a Radio Popolare di Milano – e ne sono dunque editori – ‘non conferma’ Danilo De Biasio dopo il primo triennio da direttore editoriale: la decisione comunicata in una ‘mesta’ trasmissione dell’emittente.

Venerdì scorso su Radio Popolare nell'ora normalmente riservata al noto programma settimanale di economia 'Il giorno delle locuste' (8.20 del mattino) c'è un 'imprevisto': il direttore dei programmi Gianmarco Bachi si presenta sì al microfono ma più che altro per dire che la trasmissione stavolta non c'è e il prof. Di Stefano è assente giustificato. Bachi tenta, come sempre, di fare qualche battuta ma non gli riesce molto bene stavolta. Accanto a lui, un po'imbarazzato, un po' teso, un po'mesto, c'è infatti un trio di dirigenti dell'emittente che deve comunicare al pubblico qualcosa di importante. Si tratta del direttore editoriale Danilo De Biasio, dell'AD Sergio Serafini e del presidente della cooperativa di Radio Popolare Amilcare Vaggi.

Il trio di cui sopra viene presto al sodo: sono Vaggi e De Biasio stesso, personaggio da tanti anni a Radio Pop e suo direttore da tre anni dopo un periodo di incertezza, a comunicare la brutta (o bella, chissà) novità: la cooperativa che riunisce quanti lavorano nella Radio ed è dunque di fatto l'editore dell'emittente, ha stabilito 'dopo ampio dibattito' di non confermare De Biasio a direttore, al termine del suo mandato triennale. La decisione è un po' sorprendente perché tutti si prodigano a tessere le lodi di De Biasio, stimato e apprezzato professionista del giornalismo che “vive qui” (dicono a Radio Pop) e infatti non faceva ferie da anni. De Biasio di concerto con Serafini fa sapere che invece ora si prenderà un periodo di ferie a tempo indeterminato, anche per decidere, dopo questo 'amaro calice' se rimanere a Radio Popolare o cambiare aria, nonostante i tanti anni di vita e di lavoro nell'emittente.

Serafini, da sempre impegnato (con tanti meriti) nella complicata gestione economica dell'emittente e in qualche modo suo 'simbolo', ha a sua volta da comunicare che entro beve se ne andrà anche lui. “Mi hanno sempre confermato ogni tre anni” - precisa a scanso di equivoci. Ma stavolta sembra davvero l'ora di cambiare, poiché nessuna carica è eterna e quindi per Radio Pop si preannuncia l'ora di impegnarsi nel difficile compito di trovare un personaggio di pari livello.

Nel frattempo c'è da trovare il sostituto dell'amareggiato De Biasio, che è (improvvisamente) alla sua ultima trasmissione (o giù di lì) e deve aver passato un giorno difficile, anche se concede alla cooperativa e al suo rappresentante 'l'onore delle armi': a sinistra, si sa, il dibattito è sì magari aspro, e i classici scazzi sono anche tremendi, ma fra 'compagni' non si può litigare più di tanto in pubblico e poi l'emittente è un valore da preservare, in ogni caso.

Altra comunicazione: in questi giorni verrà eletto un 'consiglio di reggenza' che dovrà guidare l'emittente in attesa della nomina di un altro direttore (impresa non facile né semplice). Si tratta di un altro 'déjà-vu' perché di vicende simili Popolare ne ha già vissute, eccome, e ogni volta è un piccolo psicodramma. Si confrontano, come sempre, visioni diverse sul futuro dell'emittente e sulle scelte da effettuare (anche per garantire una sopravvivenza affatto semplice, vista la crisi e visto anche che l'emittente è appena uscita da una fase di contratti di solidarietà), oltre che visioni politiche diverse, conseguenza delle differenti 'anime della sinistra' che in Radio Pop tentano con non pochi sforzi da sempre di convivere.

Insomma, la situazione, in questo venerdì mattina di Radio Pop, è un po' triste ma oltre alla mestizia ai microfoni sembra di cogliere anche un po' di reticenza. Ma che contrasti ci saranno mai stati fra De Biasio e i lavoratori dell'emittente (mentre il Cdr prende atto della decisione)? Niente, non è dato sapere e sembra di risentire in onda le trasmissioni di alcuni anni fa, quando il 'lungo addio' di Piero Scaramucci si tradusse a Radio Popolare in trasmissioni lunghe ma inconcludenti, perché alla fine dopo tantissime parole non si capiva mica che litigi e contrasti c'erano stati davvero.

Infatti il pubblico non se ne dà per inteso e telefona per immediati chiarimenti. Gli ascoltatori a Radio Pop sono abituati a partecipare, con la classica formula del 'Microfono Aperto' ('ma perché adesso la mattina non c'è più?' - chiede qualcuno) e soprattutto sono in buona misura anche 'abbonati' e dunque partecipano direttamente al sostegno economico della loro stazione preferita.
'Ma che sta succedendo?' - è l'insistita richiesta della 'base' di Radio Pop (i suoi ascoltatori-abbonati). E qualcosa pian piano salta fuori: De Biasio ha presentato un piano editoriale che non è stato considerato 'all'altezza della situazione' e comunque non è stato ritenuto in grado di organizzare nel modo migliore i prossimi tre anni della Radio, anche proprio a livello di 'gestione ottimale del personale' e delle risorse. “Sei un bravissimo giornalista ma non sai organizzare” - gli viene concesso. Lui non sembra molto convinto ma sembra cercare più che altro di 'elaborare il lutto', di 'entrare nell'ordine di idee' delle ferie (forzate?), dell'assenza futura dalla amatissima Radio.

Gli ascoltatori insistono fino in fondo ma altri particolari non filtrano: De Biasio chiede solo, magari, di poter mettere on line sul sito di Radio Pop il piano editoriale bocciato. La trasmissione si conclude e inizia invece una nuova fase di riflessione e dibattito per una Radio che ne ha viste tante di simili, in tanti anni.

Non c'è nulla di tutto ciò altrove, nell'etere Fm, anche fuori Milano, ma si sa che Popolare è unica e un po', diciamolo, piace anche per questo. E, in fondo, meno male che c'è.

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