Radio Studio 100: una chiusura ‘che pesa’

Era davvero strano - ma non forse per chi conosce da vicino la città pugliese - come a Taranto la recente chiusura della Radio cittadina per antonomasia, Radio Studio 100, che faceva parte del gruppo Cardamone con la notissima Tv cittadina omonima (Studio 100 Tv), fosse stata ignorata da quasi tutti, al punto che la notizia, arrivata a fine giugno-inizio luglio dopo una precedente progressiva cessione delle ‘preziose’ frequenze dell’emittente al gruppo Rtl, era passata quasi del tutto inosservata. Ne avevamo parlato su questo sito millecanali.it e la notizia era comparsa solo qua e là on line, senza particolare rilievo.

Finalmente, al ritorno dal ‘letargo di agosto’, a Taranto se ne è invece parlato, sia pure ‘a cose fatte’. Ecco, per esempio, cosa ha scritto il sito corriereditaranto.it del 1° settembre scorso:

 

“Anche Studio 100 Radio, storica emittente tarantina, in attività da ben 41 anni, ha chiuso i battenti. Ma l’avvenimento è passato pressocchè inosservato, tipico di una città che, come amaramente sentenzia lo storico Claudio De Cuia, “…è come gli indiani, cioè usa cancellare le tracce del suo passaggio”.

Eppure l’emittente ha contato molto nella vita tarantina, segnando i gusti musicali delle ultime generazioni e profondendo grande impegno nell’informazione. L’ultimo programma è andato in onda il 30 giugno scorso, ai microfoni c’erano Paolo D’Andria, Claudio Frascella e Giancarlo Coppola; alle selezioni, Gisberto Nicoletti e Giovanna Rizzo. Poi, il silenzio.

Del gruppo radiofonico Publiradio-Studio 100, proprietaria la famiglia Cardamone, facevano parte, oltre a Studio 100 Radio, Publiradio Network, Publiradio solo musica italiana e Radio Taranto Stereo”.

 

Millecanali è interessato alla questione, non solo per via del fatto che un’ennesima importante Radio ha chiuso i battenti, ma anche perché ai microfoni di quella Radio - e di quel gruppo - è stato per decenni un nostro amico e collaboratore, Claudio Frascella (nella foto).

La sua testimonianza su Radio Studio 100 era dunque importante e l’abbiamo trovata su agoramagazine.it. Eccola, in un articolo scritto anzi di suo pugno:

 

“Studio 100 Radio, dopo 41 anni ha smesso di tenere compagnia ai tarantini. Questi ultimi, idem per quanti fanno informazione, ma vedono la Radio come una concorrente (dunque “meglio così”), in questa occasione hanno manifestato distrazione. Impagabili i tarantini: prima si fanno investire da artiglierie pesanti, poi si spolverano la camicia e si rialzano. Come se niente fosse, senza mostrare attributi. Giocassero a calcio, sarebbero palle inattive.

Mentre i gruppi importanti investono nelle Radio, secondo indagini recenti perché la pubblicità radiofonica è business (Berlusconi, ultimo acquisto: Radio Subasio, 25 milioni di euro!), qui si spegne. Scelta imprenditoriale, rispettabile, non condivisibile. Per mille motivi.

Senza entrare in rotta di collisione, il “corpo è ancora caldo”, la disamina diventa squisitamente tecnica.

Dunque, informazione locale. Il notiziario ogni ora, per raccontare “cosa succede in città”, non c’è più. La Radio e le ultime “news” aggiornavano case, auto e negozi: non c’è scrittura che possa essere più veloce della parola. Ma la Radio incassa il primo gol. Uno a zero.

La pubblicità. Le attività del territorio che godono buona salute proseguiranno a promuoversi con tariffe più praticabili (tv, affissionistica, cartellonistica, siti, stampa); le altre, aziende, società, esercizi, quelle che stanno “meno meglio”, non potranno più fare appello alle ancora ragionevoli tariffe radiofoniche: uno spot e la sua programmazione avevano costi irrisori rispetto a una grande, invidiata professionalità. Tanto nella realizzazione quanto nel contesto all’interno del quale questi, i comunicati commerciali, venivano collocati. Diversi negozi rinunceranno alla Radio, altri spazi commerciali - questione di costi - non potranno impegnarli. Dunque, meno “visibilità”. Due a zero.

Ignoranza. Due volte: la prima congenita, la seconda il “far finta” di ignorare (quanta indifferenza!). Alla notizia sulla chiusura, quando parte la fronda sui social, tutti si preoccupano di andare a trovare foto vecchie e ricordi, anche di un solo respiro rivolto a favore di un microfono. Scopri che tutti hanno fatto la storia di questa città. Meglio così. Pensi che dopo sentimenti come sfogo e nostalgia, almeno qualcuno spenda almeno una parola per il personale radiofonico, che pure le ha provate tutte pur di tenere in vita l’orgoglio. Niente. Finiti i ricordi, niente più. Nessun incoraggiamento per il personale, la gente che ha investito dieci, venti anni e più della propria vita a mettere in campo una professionalità mai seconda a quella di quanti operano nei network.

Duole l’assenza di politici, che tutto dicono e fanno, tranne che alzare polveroni mediatici. Meglio starsene a centrocampo, specie se si tratta di organi di informazione, argomento da maneggiare con cura. Tante volte qualcuno si offendesse. L’informazione torna utile in campagna elettorale. Tre a zero.

Palle inattive, si diceva. Il passo successivo per Studio 100, come per le consorelle Publiradio Network, Publiradio Solo Musica Italiana e Radio Taranto Stereo, passate a miglior anche queste in tempi recenti, sarebbe stato il web. Svolta alla quale hanno già fatto ricorso molte altre Radio, impegnando le frequenze tradizionali stavolta assieme a un sito internet.

Dopo 41 anni, Studio 100, nata il 6 maggio del 1976, avrebbe potuto compiere l’ultimo step. A un passo dalla svolta.
Ma le cose, si sa, non sono quasi mai come vorremmo. Così il brand radiofonico tarantino più longevo, invece di alzare il volume, ha spento la sua anima”.

There is one comment

  1. Giancarlo

    …dalla Romagna, tutto il mio affetto per questa voce che si spegne, peccato gentile Claudio,
    non ho conosciuto la vostra radio, il vostro inpegno, la vostra passione spesa in tanto tempo!
    Ma, sono sicuro che rimane senza ombra di dubbio la vostra opera trasmessa.
    Tanti dimenticheranno anche i vostri nomi ma, senza accorgesene di tanta dedizione,
    i ricordi con i suoi profumi, affioreranno di tanto in tanto nella loro a vita.
    Con le canzoni ascoltate alla vostra Radio.
    Giancarlo.

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