Rai: ci pensa la Vigilanza…

Problemi a non finire in Rai, in crisi di risultati e di identità. Ma in Vigilanza si pensa a ben altro, cioè a come ‘anestetizzare’ programmi troppo schierati e a come rendere ‘imparziale’ anche la satira…

La Rai è in preda a mille problemi, fra programmi che vanno bene sospesi senza motivo apparente (Dandini o Saviano), per pura ripicca politica, varietà sospesi per scarsi ascolti ('Me lo dicono tutti'), dirigenti capaci (Ruffini) che se ne vanno, un asso pigliatutto come Santoro che cercherà e forse troverà fortuna altrove, e programmi imposti per via politica (come il Tg1 di Minzolini o il sermone serale di Ferrara su RaiUno) che giustamente mostrano la corda rischiando di trascinare RaiUno (già in difficoltà da molti punti di vista) ancor più nel baratro. Aggiungeteci una RaiDue in totale crisi di identità e una RaiTre il cui modello vincente è stato messo a rischio dalla stessa azienda e che farà fatica a 'ritrovarsi'; sommate la crisi pubblicitaria e d economica della stessa Rai e del Paese ed ecco che il quadro dell'azienda è decisamente inquietante. In questo quadro spunta pure la proposta finora inosabile: spostare Ferrara (che tuttavia ha un bel contratto triennale con l'azienda, a scanso di rischi economici e politici) e i suoi scarsi fans all'ora di pranzo, dopo un altro Tg1, quello delle 13.30. Vedremo se le condizioni politiche lo consentiranno.

Nella Commissione parlamentare di Vigilanza ci si sta però 'baloccando' con altri problemi ed ecco che torna in scena il famoso documento che dovrebbe indirizzare sulla via dell'imparzialità tutti i programmi, rendendoli dunque (nella sostanza) 'insapori' e 'inodori'. Uno sforzo che impegna da mesi la Commissione presieduta da Zavoli, che così dimostra ancora una volta quanto sia prezioso il suo ruolo.

Bando però ai sarcasmi ed ecco cosa scrive l'Ansa sui più recenti sviluppi in questo campo:

“Via libera in commissione di Vigilanza Rai al punto dell'atto di indirizzo sul pluralismo che prevede il contraddittorio degli opinionisti all'interno dei programmi. «Laddove il format della trasmissione preveda l'intervento di un opinionista a sostegno di una tesi - si legge nel testo - è indispensabile garantire uno spazio adeguato anche alla rappresentazione di altre sensibilità culturali. Ciò è ancor più necessario per quelle trasmissioni che, apparentemente di satira o di varietà, diventano poi occasione per dibattere temi di attualità politica e sociale».
L'articolo è stato approvato a maggioranza ed è contestato dall'opposizione. «È una formulazione non condivisibile - ha spiegato il capogruppo del Pd, Fabrizio Morri - perchè costringe la Rai a modificare o chiudere determinati format e ciò non spetta alla Vigilanza».

All'articolo è stato aggiunta, attraverso l'approvazione di un emendamento presentato dal radicale Marco Beltrandi, una norma secondo la quale «nelle trasmissioni di approfondimento si deve escludere la possibilità che pochi soggetti, sempre gli stessi, siano reiteratamente invitati». Respinti invece diversi emendamenti dell'opposizione, che miravano, tra l'altro, ad escludere la satira dall'oggetto della disposizione.

Approvati anche altri quattro articoli, tra i quali quello che prevede la necessità per la Rai «di aumentare l'offerta di approfondimenti giornalistici affidati a conduttori di diversa formazione culturale»; via libera anche al punto 4, secondo cui «il pluralismo non va inteso solo nell'ambito strettamente politico-partitico»; il punto 5, secondo cui «tutti i partiti presenti in Parlamento devono trovare in ragionevole proporzione al proprio consenso opportuni spazi nelle trasmissioni di approfondimento»; il punto 6, che prevede «un corretto ed equo contraddittorio» nelle trasmissioni di approfondimento e secondo il quale (grazie ad un emendamento del Pd approvato in commissione), «soprattutto nei periodi di maggiore tensione politica vanno rafforzati i programmi di approfondimento»”.

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