Rai: dimissioni, in una giornata convulsa

Una giornata incredibile per la Rai e per tutto il mondo politico: vertici su vertici, incontri, dimissioni date e non date, indiscrezioni pilotate, tensione ancora molto acuta. Il tutto senza nessun rispetto della corretta prassi istituzionale.

Ora l'ostacolo è Casini (cui ha finito per accodarsi, almeno per ora, anche Pera), che alla fine della giornata potrebbe anche essere indicato come uno dei vincitori della clamorosa, durissima e infinita partita della Rai, combattuta tutta all'interno del Centro-Destra. Ma la sua incerta vittoria è comunque la sconfitta di una maggioranza di Governo che su questo tema si è come sfaldata, rinunciando persino a salvare le minime apparenze di unità e cOEsione e "devastando" per questo la stessa corretta prassi istituzionale.

Quella di oggi, mercoledì 26 febbraio, sarà una giornata memorabile per chi vorrà scrivere in futuro la storia della Rai, emblematica di come gli insaziabili appetiti su questa azienda del mondo politico si trasformino in incredibili faide, assurde telenovelas, recite a soggetto o, a seconda dei punti di vista, deprecabili farse.

È successo davvero di tutto, con la riunione della Vigilanza per la sfiducia a Baldassarre e Albertoni, nel pomeriggio, a fare da scadenza ineluttabile e ad accelerare il forsennato movimento dei partiti di Centro-Destra alla ricerca di un qualunque accordo, che non facesse perdere la faccia a nessuno.

Si è partiti, dopo i vertici notturni di stanotte, con le lettere di dimissioni date sì, dopo tante settimane di assurda resistenza da parte di Baldassarre e Albertoni, ma incredibilmente condizionate alla nomina di un nuovo vertice della Rai. Dire, come hanno fatto i due, "ce ne andiamo solo quando si saprà chi ci sostituirà" (ovvero quando si troverà l'accordo nella maggioranza) dava un tocco di grottesco anche all'atto di congedo del duo, dopo che l'intera vicenda Rai nell'ultimo anno già aveva offerto molte situazioni al limite del ridicolo.

Al di là dei nomi (faticosamente cercati per tutta la giornata in una serie di contatti e incontri al vertice, anche da Berlusconi), bisognava tuttavia dare una riposta alla Lega, che - anche qui senza alcun rispetto per le regole di una corretta gestione aziendale - esigeva che non si tornasse in futuro sulla decisione di trasferire RaiDue a Milano. Solo il tempo dirà se una simile incredibile pretesa potrà davvero condizionare subito, pesantemente, l'attività del nuovo Cda.

Le dimissioni del duo di "giapponesi" sono poi diventate effettive nel pomeriggio (mentre la Vigilanza rinunciava a riunirsi), dopo che avevano preso a circolare i nomi della nuova cinquina: nuovo presidente "designato" sarebbe Mario Resca, amministratore delegato di McDonald's Italia e presidente di Confimprese, mentre gli altri consiglieri sarebbero Albino Longhi, Massimo Magliaro, Marcello Del Bosco, Piervicenzo Porcacchia. Cinque nomi "tecnici" (tranne Resca) per un Cda "ponte" (in attesa dell'approvazione della "Gasparri") che non sembrano a occhio neppure male, destinati magari a non scontentare del tutto neppure il Centro-Sinistra.

Ma chi sarà il direttore generaleO Ed ecco il residuo dubbio. Resterà SaccaO Parrebbe di no, e visto che la Lega non ha nomi "propri" nel Cda, spetterebbe a lei la designazione. Ma se invece restasse Albertoni nel Cda (al posto di chi, peròO), Saccà potrebbe persino salvare la poltrona (ma Forza Italia avrebbe a quel punto troppo potere, a occhio...).

I nomi in questione - altro tocco grottesco - trapelavano durante la registrazione del "Maurizio Costanzo Show", con Gasparri presente al Parioli.

Ma non era finita, perché lo strappo perpetrato nella giornata a qualsiasi corretta prassi istituzionale - la nomina del Cda Rai spetta infatti per legge, in autonomia assoluta, ai soli presidenti delle Camere - era davvero troppo profondo e soprattutto Casini non intendeva accettarla, assicurando che quei nomi non lo riguardavano e prendendo così tempo. Morale: la pretesa di Albertoni e Baldassarre di attendere le nomine ("pilotate" dai partiti di maggioranza) per dimettersi è opportunamente "saltata" e i giochi si sono almeno in parte riaperti.

Si chiude qui - mentre dilaga la protesta e l'atmosfera si surriscalda ancora - questa convulsa, avventurosa e insieme spassosa giornata. La Rai è ufficialmente senza guida e i politici continuano a litigare. Continuare a pagare il canone diventa sempre più difficile... (Mauro Roffi).

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