Rai: eletto il nuovo Cda, Mieli presidente

Svolta alla Rai: Pera e Casini hanno scelto degli intellettuali che non sono direttamente legati ai partiti, pur essendo “di area”; la formula è quella del 4+1 ma con nomi “presentabili” e con il presidente al Centro-Sinistra. Soddisfazione generale.

Ed eccolo subito, oggi, venerdì, sciolte le riserve e le liti nel Centro-Sinistra di cui parlavano solo nella notizia di questo sito pubblicata stamattina, il nuovo Cda Rai. Pera e Casini hanno voluto scegliere come nuovo presidente della Rai proprio uno dei nomi indicati dall'Ulivo e cioè Paolo Mieli. Con lui i Consiglieri designati sono Giorgio Rumi, Francesco Alberoni, Angelo Maria Petroni, Marcello Veneziani.

Mieli ha giustamente accettato con riserva, perché il suo compito è, manco a dirlo, assai difficile. La formula adottata è infatti quella più ardua per una gestione collegiale concorde, il famoso 4+1; quattro Consiglieri sono dunque "di area centro-destra" (tutti meno Mieli) e solo il presidente dovrà garantire l'opposizione.

Ma ugualmente la scelta dei presidenti delle Camere appare saggia e positiva: infatti i nomi scelti sono "incoraggianti" e soprattutto non sono riconducibili immediatamente ai partiti: Alberoni si muove bene nell'area di centro-destra e la sua scelta può anche fare storcere un po' il naso, ma non è strettamente uomo di partito; Rumi è uno storico cattolico molto gradito alla CEI; Veneziani, fra gli intellettuali di destra, è forse il più apprezzato (o il meno sgradito) a sinistra; Petroni è un docente universitario di "area Forza Italia" ai più però sconosciuto e non particolarmente "esposto" contro il Centro-Sinistra.

Beninteso, la cinquina è tutta da scoprire e moltissime cose si vedranno solo nel tempo. Ma le designazioni sono state accurate e non provocano a prima vista proteste particolari, tanto che lo stesso Ulivo, che a stento ha alla fine trovato una posizione comune, per adesso accetta con soddisfazione l'esito di questa sempre incerta partita della Rai.

Tutto bene dopo tante vicissitudini e tante brutture, dunqueO Macché, siano appena all'inizio: la prima partita da giocare è quella, assolutamente fondamentale, del direttore generale. Chi al posto di Saccà (una permanenza di quest'ultimo appare infatti improponibile, dopo questa "svolta")O Se il personaggio sarà a sua volta "di conciliazione " rispetto ai due schieramenti politici, si potrà davvero lavorare per una Rai che faccia da serio contraltare a Mediaset, garantendo l'opposizione rispetto alla presenza sul mercato di un grandissimo gruppo televisivo che è addirittura di proprietà del Presidente del Consiglio.

Si scioglie dunque in modo positivo una situazione televisiva che resta comunque in generale insostenibile, per la presenza del gigantesco conflitto di interessi incarnato nella persona di Silvio Berlusconi. Per questo Mieli dovrà lavorare costantemente in bilico sul precipizio e sinceramente non vorremmo essere al suo posto.

Chi esce proprio male dalla vicenda - ci pare - è la Lega Nord. Albertoni, dopo tanto strepitare, torna infatti alla sua Lombardia, mentre far confermare per forza al nuovo Cda la decisione di spostare RaiDue a Milano non appare proponibile; in più i posti conquistati in Rai (compreso lo stesso Marano) sono ora di nuovo a rischio.

A che pro si è dunque tanto agitato Bossi e perché il "duo-Smart" è rimasto tanto a lungo al suo posto, con effetti disastrosi per tutto il Centro-DestraO Toccherebbe rispondere proprio al leader della Lega Nord, che da questa situazione potrebbe invece ora trarre spunto per protestare vibratamente di nuovo.

Insomma, tutto è assai fluido e fare pronostici su questo Cda è probabilmente una scommessa persa in partenza (Mauro Roffi).

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