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Rai International: vicino l'addio alle onde corte

Il 30 settembre dovrebbe essere il giorno della definitiva chiusura delle onde corte radiofoniche di Rai International. Il Centro trasmittente di Prato Smeraldo avrebbe già ricevuto l'ordine scritto di chiusura.
Riunioni si sarebbero svolte presso le redazioni di Rai International, dove vengono preparati notiziari in 26 lingue affidati a una sessantina di redattori, di cui una metà con contratti a termine; sul loro futuro non pare esserci chiarezza, nel caso in cui la chiusura fosse confermata (come pare).
La decisione di chiudere, sebbene improvvisa, secondo il sito www.italradio.org, sarebbe diretta conseguenza della nuova convenzione con lo Stato, che tuttavia non risulta ancora diffusa integralmente dopo la firma dello scorso 26 luglio. Nella seduta parlamentare del 19 giugno scorso, come già riferito dallo stesso sito Italradio, il sottosegretario Levi aveva peraltro accennato ad un presunto superamento tecnologico delle onde corte.

Fonti sindacali (soprattutto il Libersind Conf.Sal) segnalano che non è chiaro nemmeno il futuro delle trasmissioni via Internet. Il 17 settembre il Libersind ha presentato al Presidente del Consiglio, alla Commissione di Vigilanza e alla Presidenza della Rai una richiesta di convocazione, criticando duramente la situazione che si paventa per i sessanta collaboratori dei servizi esteri.

Ma vediamo in dettaglio la nota sulle onde corte del Libersind:

«Il 12 u.s., la Segreteria Nazionale Libersind Conf.Sal, insieme alle altre cinque Organizzazioni Sindacali rappresentative in Rai, è stata convocata per avere informativa, su decisione della Presidenza del Consiglio, sulla chiusura del servizio Onda Corta. Il servizio, figlio diretto di Guglielmo Marconi, è nato negli anni Trenta, gestito direttamente dalla Presidenza del Consiglio per passare, in convenzione, nel '62 in Rai ed a metà anni Settanta inglobato in quella che oggi è Rai International. L'idea era e rimane geniale: grazie alle modalità di propagazione delle onde corte, si sono raggiunti Paesi dall'altra parte del globo già prima della diffusione del satellite e di internet. L'ascolto è alla portata di tutti, non necessita di grandi investimenti o conoscenze tecnologiche, basta una radiolina. Ecco perché i Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo, ancora oggi, investono in quello che l'Italia abbandona.
Vorremmo solo ricordare che l'onda corta si è occupata non solo di seguire le comunità di emigranti, ma di diffondere l'informazione italiana in varie lingue, stimolando turismo e commercio. A chi afferma che il servizio è ormai datato e di nicchia perché seguito solo dai radioamatori, replichiamo che nel mondo vi è una miriade di associazioni di radioascolto e tanta gente comune interessata al palinsesto internazionale.
Certo una cosa francamente non riusciamo a comprendere, come sia possibile che la Presidenza del Consiglio tagli i ponti con gli Italiani all'estero, mentre i loro primi rappresentanti che siedono in Parlamento garantiscono la stabilità del Governo in carica.
In merito all'aspetto meramente sindacale, il Libersind Conf. Sal non può accettare che gli organi deliberanti abbiano, a cuor leggero, deciso di tranciare una sessantina di posti di lavoro senza preventivo confronto con il Sindacato. Chiudere una attività lavorativa può significare anche attivare procedure di licenziamento! È questo il modo in cui il Centro-Sinistra intende tutelare i lavoratoriO
Nel settore da chiudere sono oggi impiegati 17 dipendenti di Rai Way e 28 annunciatori traduttori di madrelingua, più i relativi Td per sostituzioni. La scrivente Segreteria Nazionale, fortemente preoccupata per le sorti dei lavoratori interessati, chiede una sospensiva sulla data del 30 settembre per la chiusura del servizio, al fine di permettere i dovuti incontri con gli organi deliberanti».

La notizia di una possibile chiusura del servizio in onde corte di Rai International, come riferito dal sito ww.radiopassioni.it, era già circolata lo scorso anno. Quando una prima possibile data di chiusura era stata superata senza che accadesse alcunché, molti avevano cominciato a sperare che la decisione di chiudere si fosse insabbiata in una delle pieghe dell'italianissimo limbo dei progetti dimenticati.
E invece tre mesi fa le brutte notizie sono tornate a addensarsi sulle onde corte della Rai, questa volta con un vago comunicato ufficiale. Poi pochi giorni fa arriva la notizia della sospensione delle trasmissioni dalle stazioni ripetitrici affittate a Singapore. E di nuovo c'è stato chi ha detto che si trattava di una sospensione momentanea.

Oltre alla nuda cronaca, ovvero all'annuncio della chiusura dei programmi in onde corte della Rai, è opportuno fare un'analisi delle conseguenze che la trascuratezza nei confronti di questa programmazione, in particolare quella destinata ai Paesi balcanici e del bacino euromediterraneo, ha avuto su questi stessi Paesi.
I programmi in onde corte della Rai raggiungevano, seppur in alcuni con qualche disturbo, in 26 lingue straniere le popolazioni dei 5 continenti, informando non solo gli italiani all'estero ma anche le popolazioni locali su fatti, politica, economia, cultura dell'Italia.

Tra le popolazioni "locali" consideriamo in modo particolare quelle balcaniche, per tradizione, cultura e storia particolarmente vicine all'Italia, oltre che per motivi geopolitici. Un caso estremamente esemplificativo è quello dell'Albania di Enver Hoxha. Nell'Albania del dittatore, chiusa a qualsiasi stimolo e notizia esterna, l'ascolto clandestino del notiziario italiano in lingua albanese era diffuso e per mettersi all'ascolto venivano sfidate le spie di Hoxha, con il rischio di essere arrestati. Con la fine del regime totalitario, e con il cambiamento dell'offerta mediatica in generale, l'Albania ha avuto un calo d'attenzione nei confronti dei programmi italiani in onde corte, anche a causa di un'offerta d'informazione Rai qualitativamente inferiore a quella che si stava affermando da parte di altri broadcasters internazionali che hanno potenziato la loro presenza nei Balcani (sempre con le onde corte), come la BBC, Deutsche Welle o ancora Voice of America.

La presenza di questi broadcasters è venuta ad assumere un ruolo sempre più importante e predominante nell'intera area balcanica soprattutto nei periodi critici come la guerra in Bosnia e nel Kosovo. A questo va aggiunto che l'Italia è uno dei Paesi che ha più stretti rapporti commerciali con la Serbia ed ha inoltre propri uomini nelle forze internazionali di stanza in Kosovo (del quale si deciderà lo status giuridico tra breve) e in Bosnia. Con la chiusura dei programmi in onde corte viene quindi tagliato un importante ponte tra Italia e i Paesi della "futura" Europa.
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