Rai: varata la riforma dal Consiglio dei Ministri

Finalmente, dopo mesi di indecisioni e di continue consultazioni, sulla spinta della paralisi al vertice dell’azienda, il Consiglio dei Ministri ha varato oggi il disegno di legge di riforma della Rai. Resta la Fondazione, più poteri di vigilanza all’Agcom.

Dal sito www.corriere.it:

«Il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge di riforma della disciplina e dell'organizzazione del servizio pubblico radiotelevisivo...

Sarà l'Autorità delle Comunicazioni a verificare che gli introiti della Rai tramite il canone siano utilizzati per l'adempimento del servizio pubblico radiotelevisivo...

Il testo è stato anticipato da Radio Radicale. Sarà una Fondazione - la Fondazione Rai, da istituire entro 45 giorni dall'approvazione della riforma come recita l'art. 2 del ddl - a gestire l'esercizio del servizio pubblico generale. Alla Fondazione il Tesoro trasferirà, entra 60 giorni dalla sua costituzione, le azioni della nuova Spa.

Il Consiglio della Fondazione sarà composto da 11 membri, come recita l'art. 5 del ddl. Quattro consiglieri saranno nominati dalla Commissione parlamentare a maggioranza dei due terzi dei componenti. Due saranno invece nominati dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano; uno ciascuno dal Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, dal Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti, dall'Accademia nazionale dei Lincei, dalla Conferenza dei rettori delle Università italiane. L'undicesimo consigliere è eletto dai dipendenti di Rai Spa e dalle società da questa controllate.

La questione delle risorse del canone da destinare a servizio pubblico è stata al centro in mattinata di una dichiarazione molto dura del presidente dell' Agcom, Corrado Calabrò, che parlando alla Camera aveva lamentato che il ddl poneva questa funzione in capo alla Fondazione che «guiderà» la nuova struttura del servizio radiotelevisivo pubblico. In realtà il testo del ddl era già stato modificato in precedenza, senza la sollecitazione di Calabrò.

Il comma 3 dell'articolo 10 del ddl recita quindi che «il canone di abbonamento è utilizzabile esclusivamente ai fini dell'adempimento dei compiti di servizio pubblico generale, nonché per il sostenimento delle relative spese di funzionamento della Fondazione, con periodiche verifiche di risultato da parte dell' Autorità", come già previsto dal Testo unico della radiotelevisione.

Il nuovo testo che dovrebbe essere entrato in Cdm, risolve anche uno dei problemi emersi durante il preconsiglio di ieri pomeriggio. La titolarità della concessione radiotelevisiva "è affidata alla Fondazione» che però «la svolge per il tramite di Rai spa e delle società da esse controllate».

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