Reality sì, reality no

Poco più di un anno fa si era gridato alla morte dei reality. Eppure questo genere continua ed essere padrone dei palinsesti Rai e Mediaset (ma va maluccio). Il presidente della Rai Petruccioli ne chiede però l’abolizione dal 2008.

Le dichiarazioni rilasciate qualche giorno fa dal presidente della Rai Claudio Petruccioli sui reality e sui "polpettoni politici" nei Tg hanno scatenato il previsto finimondo. Secondo il presidente della Rai, i reality "offrono situazioni innaturali in contrasto con il servizio pubblico" e pertanto andrebbero eliminati dai palinsesti. L'idea sarebbe di oscurare questo genere già dal 2008.

Il primo a fare un sobbalzo sulla poltrona è stato il direttore di RaiDue (detta anche 'Rete Isola') Antonio Marano, che deve molto agli ascolti del reality 'L'Isola dei famosi' ("Anziché togliermi la rete mi tolgono la benzina" - ha detto in riferimento alle ricorrenti voci di sostituzione, ormai però poco credibili per le opposizioni politiche e la necessità per la Rai di presentarsi al Festival della Pubblicità Cannes a giugno con direttor in piena operatività), e che ora potrebbe avere qualche vantaggio dal nuovo reality di RaiDue "La sposa perfetta" (che il Cda ha approvato, anche dopo aver appoggiato in linea di principio le affermazioni di Petruccioli). Marano ne avrebbe un gran bisogno, in realtà, perché la sua rete è ormai quasi ultima fra le sei di Rai e Mediaset e la stessa Rete 4 spesso ormai la supera (RaiTre è ormai lontana, più in alto, per non parlare di Italia 1).

Era ovvio che si schierasse a favore del format dell'Isola anche Giorgio Gori, amministratore delegato di Magnolia, produttrice fra l'altro proprio di "L'isola dei famosi". Gori sostiene che non sia tanto una questione di format in generale ma di come ciascuno viene sviluppato dal punto di vista qualitativo (come d'altra parte accade per tutti i programmi) ed evidenzia che anche importanti reti pubbliche, come quella spagnola, francese, olandese e inglese, hanno in palinsesto reality, magari più "blandi", come la stessa BBC con "Ballando con le stelle". Insomma meno reality, ma di qualità per un genere già molto inflazionato. E nel frattempo se la Rai non vorrà più l'Isola - ha fatto capire Gori - si farà avanti qualcun altro.

Altra voce a favore del genere è quella di Simona Ercolani (autrice di "Il ristorante", "La pupa e il secchione" e "Un due tre stalla") che fa la stessa distinzione tra reality e reality: "L'uscita di Petruccioli è come dire basta con i varietà o con la fiction, sono generi che si possono declinare in tanti modi e soprattutto sono sempre in evoluzione". Ma ecco che la Ercolani - in tema di evoluzioni dei reality - si è ritrovata senza "Un due tre stalla", reality poco riuscito di Canale 5 (ma doveva essere su Italia 1), misto di 'La Fattoria' e 'La pupa e il secchione', di cui era capoprogetto per la Greed. A subentrarle per conto di Canale 5 e Endemol è, in emergenza, nientemeno che il gruppo di Maria De Filippi.

In realtà, comunque, le esternazioni un po' 'in libertà' di Petruccioli hanno indotto molti a pensare che il presidente si sia un po' "perso per strada", mettendo in secondo piano alcune questioni essenziali per l'azienda di Viale Mazzini, ben più del palinsesto (almeno nell'immediato). Perché non iniziare, per esempio, dalla concessionaria Rai, la Sipra, da mesi priva di una dirigenza, o dalla situazione di stallo in cui si trova RaiCinema, ma perché non intervenire anche su casi 'minori', come il collegio sindacale di RaiNet, il Cda del Consorzio Nettuno e di Rai Corporation, il Cda e il Collegio sindacale della NewCo che sta prendendo il posto di Rai InternationalO

E poi c'è la questione delle questioni, per adesso nuovamente accantonata: un direttore generale Rai che non gode della fiducia di un Cda che ha bocciato le sue nomine e fa riferimento a una maggioranza politica diversa da quella che attualmente è al Governo.

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