Recensione: ‘Benvenuto, Presidente!’

Bisio mattatore in un film divertente ma talora un po’ farsesco che però dimostra di aver capito nel profondo alcuni orientamenti in materia politica dell’attuale società italiana. L’eccellente prova di Kasia Smutniak.

La domanda che tutti si sono fatti è: ma questo film è stato pensato oggi? Il fatto è che ci sono riferimenti così attuali (la possibilità per chiunque di diventare capo delle massime istituzioni; il disprezzo totale per i politici; addirittura i tre gruppi parlamentari che per le loro scelte incompatibili si paralizzano a vicenda) da destare indubbiamente una certa ammirazione per gli sceneggiatori, che hanno intuito per tempo (già molti mesi fa, evidentemente) le tendenze tipiche in materia politica della società attuale, degli italiani, insomma. Da ciò deriva la facile constatazione che il film non poteva giungere in un momento più ideale di questo (per avere anche fortuna al botteghino), persino al di là dei suoi meriti, che ci sono, anche se non bisogna poi aspettarsi un'analisi profonda del nostro Paese e dei suoi 'bislacchi' abitanti.

La trama, in breve.

Si deve eleggere il nuovo Presidente della Repubblica (proprio come adesso) e in Parlamento le manovre anche 'burlesche' dei vari gruppi politici portano alla proclamazione a presidente di Giuseppe Garibaldi. Si tratta di uno scherzo opera casuale di più partiti in contemporanea ma il fatto è che di Giuseppe Garibaldi attuali in Italia ce ne sono e uno fra i quattro omonimi ha tutte le 'caratteristiche minime' per arrivare al Quirinale. Si tratta di un pescatore e bibliotecario precario di un paesino di montagna che si ritrova catapultato da un momento all'altro alla carica di Presidente della Repubblica.

I partiti, colti alla sprovvista da un'elezione imprevista, contano su una rinuncia spontanea, data la palese incapacità di questo Giuseppe Garibaldi a ricoprire l'impegnativa carica, ma Peppino spiazza tutti e alla fine accetta. Farà mille gaffes all'inizio per l'incapacità di rispettare qualunque protocollo e metterà a repentaglio la nostra credibilità internazionale (viene da pensare un po' all'ultimo Cossiga) ma inaspettatamente poi alcune scelte fatte per spontaneo amore per il prossimo (invitare al Quirinale i barboni, stare benissimo coi bambini e giocare con loro e varie altre cose, soprattutto non firmare tutte le leggi non scritte in modo chiaro) lo portano gradatamente a una clamorosa popolarità, tale da spiazzare gli stessi partiti in Parlamento.

Questi ultimi allora ricorrono ai servizi segreti per infangarlo e poi 'farlo fuori' ma non ci riescono, per una serie di vicissitudini e casualità e anche per la loro scarsa popolarità in rapporto a quella dell'immacolato Peppino.
Che però poi scoprirà, alla lunga, che nessuno è perfetto e che un candore totale non può essere vantato neppure a livello personale, con la conseguenza che i comportamenti troppo virtuosi non sono a loro volta credibili né sostenibili (chi non fatto del nero nella vita o evaso qualche tassa, se possibile? Chi non ricorre al comodo 'clandestino' extracomunitario, se ne ha la possibilità?).

Soggetto indovinato, quindi, intuizioni effettive, messaggio forse un po' facilotto ma che nell'attuale situazione politica non può non arrivare bello diretto alla gente. Qual è il punto? Che il film dal punto di vista della satira politica finisce lì e si rifugia spesso nel macchiettismo, nei bozzetti e non di rado finisce nella facile commediola, se non nella farsa a prescindere, per poter far ridere e basta, un po' alla 'Zelig' di Bisio, che sulla satira politica puntava alla fine assai poco.

Abbiamo citato Bisio non a caso perché ovviamente lui è il mattatore assoluto del film, protagonista inarrestabile e irrefrenabile, sempre pronto alla battuta e all'azione, con le splendide capacità e i tempi comici che ben conosciamo. Basterà citare l'incredibile corsa sui pattini nelle stanze e sulle scalinate del Quirinale per capire di cosa parliamo.

Ma accanto a Bisio c'è stavolta un'eccezionale partner, che davvero è protagonista di una prova maiuscola ed è Kasia Smutniak (l'irreprensibile 'segretaria' del Quirinale), che finalmente trova un felicissimo ruolo comico in cui si identifica in modo totale, dando prova d'attrice (brillante, stavolta, ma non è certo un diminutivo, in questo caso) matura e di qualità.
La buona regia di Riccardo Milani (il marito di Paola Cortellesi, per capirci, regista non molto prolifico del cinema e della Tv italiane) fa il resto.

Le cose migliori del film sono comunque proprio le performances degli attori, perché ci sono altre 'perle': citiamo Beppe Fiorello nei panni di un infido politico, la sempre splendida Piera Degli Esposti nel ruolo della inattesa madre hippie di Kasia, Remo Girone addetto stampa del Quirinale e poi Gianni Cavina in una parte un po' ingrata, come altre che ha già affrontato in età matura, mentre non dispiace di vedere in scena anche un attore di classe antica come Omero Antonutti.

Si ride e si sorride, dunque, grazie a 'Benvenuto Presidente!', non sempre con la sensazione di avere a che fare con una comicità raffinata ma forse era pretendere troppo. Peraltro in una situazione come quella italiana attuale ridere della politica e dei suoi riti (ma anche un po' dei grillini e del loro 'assolutismo') non può certo far male. Il film è distribuito dalla 01 della Rai e prodotto dalla Indigo Film, distintasi per aver realizzato prima soprattutto il raffinato (e 'politico' a sua volta, su ben altri registri) 'Il divo' di Paolo Sorrentino. Molto merito per l'opera va anche alla Film Commission del Piemonte (dove in luoghi sabaudi è stata girata molta parte del film) e affini, con a sostegno anche il Programma Media europeo.

Un'ultima citazione per una scena 'cult', quella di una improbabile 'commissione politica' che vede all'opera quattro personaggi davvero particolari: i registi Pupi Avati e Lina Wertmuller da una parte e il docente di cinema Gianni Rondolino e il super-esperto Steve Della Casa dall'altra. Una scena simpatica, come alla fine simpatico è il film.

Pubblica i tuoi commenti