Recensione: ‘I delitti del Bar Lume 2’

Ci eravamo lasciati due anni fa con i primi episodi, già interessanti e abbastanza divertenti, in questo paesino immaginario della Toscana costiera, Pineta, con il barista Filippo Timi (che è sì istrionico e mattatore ma è umbro e non toscano e pertanto questa scelta continua a sembrare un po’ ‘forzata’) che dal suo bar sulla spiaggia era al centro del piccolo mondo costituito dal paese e che era dunque perfettamente in grado anche di risolvere i delitti che avvenivano sul posto, con la collaborazione soprattutto di un composito gruppetto di 4 vecchietti, frequentatori abituali del locale e proprio per questo ‘utilmente pettegoli’ e intriganti. Il linguaggio era un po’ greve, da ‘toscanacci veraci’, pur senza esagerare, e a dare un po’ di peperoncino erotico in più c’era il personaggio di Tiziana (Enrica Guidi), bellissima ragazza e barista per un certo periodo del Bar Lume, che aveva lasciato tutti - e soprattutto il barista Massimo (Timi) - un po’ orfani perlomeno delle sue generose grazie, che infatti tornavano in sogno, a rompere un po’ la monotonia quotidiana. Peraltro, poi, tanto monotona la vita a Pineta non era, visto che d’estate al mare c’è ovviamente movimento e che la strana concentrazione di delitti nel paesino dava modo di fare tante belle indagini.

Alla base c’erano i romanzi di Marco Malvaldi e la riduzione televisiva era stata curata dalla Palomar di Carlo Degli Esposti, creando dunque un immediato parallelismo (almeno apparentemente) con il grande successo Montalbano e la sua Vigata (l’editore dei romanzi è anche lo stesso, Sellerio). Di diverso c’era e c’è soprattutto ora un virare della produzione verso la commedia, mentre l’atmosfera di Montalbano è fatta sì anche di situazioni divertenti ma soprattutto di atmosfere, di fatti e personaggi creati con grande raffinatezza, di mistero e intrigo, mentre a Pineta è tutto un po’ più semplice e si ride un po’ più di gusto.

Dicevamo già due anni fa che questo tipo di produzione da parte di una pay-tv come Sky lasciava un po’perplessi, perché, nonostante tutto è ‘da Tv generalista’, ha poco a che fare con i tentativi di creare una fiction diversa, raffinata, per certi versi estrema ma comunque libera da stilemi e preconcetti, audace e al contempo, se riesce, bellissima: è quella che ha trovato in un crime come ‘Gomorra’ la sua migliore espressione, ed è proseguita con ‘1992’, che pure (lo abbiamo scritto nei mesi scorsi) ci è parsa una produzione decisamente meno riuscita.

‘I delitti del Bar Lume’ è proprio un’altra cosa. Qui ci sono i delitti risolti al bar e la vita di paese, ci sono scherzi e scherzacci da ‘Amici miei’, c’è l’atmosfera godereccia, spregiudicata e al contempo piuttosto annoiata della provincia toscana, c’è un evidente tentativo di creare affezione e simpatia per i personaggi, che poi ci accompagnano alla soluzione dei delitti con semplicità, facendoci anche divertire con fatti e fatterelli e anche con un po’ di ‘satira sociale’ qua e là; in più, rispetto magari a una serie di RaiUno, c’è qualche piccola ‘maialata’ (usiamo il termine per capirci e con simpatia), ma sempre entro i limiti, per non entrare nel torbido e mantenere pur sempre i toni lievi della commedia.

Sky punta dunque anche su questa serie, forse perché come per i talent vuole fare anche buona ‘Tv generalista’, ma il problema non è solo quello di andare a cozzare con altre scelte del gruppo in tema di fiction; c’è anche la difficoltà di investire su un’operazione impegnativa che vuol creare un ‘appuntamento d’affezione’ nel pubblico non potendo però certo contare sulla ‘forza dell’abitudine’ propria della Rai o di Mediaset e delle loro reti free.

Per apprezzare questi due nuovi telefilm della serie del Bar Lume, infatti, bisogna ricordare quelli della volta scorsa (due anni fa), altrimenti fatichi un po’ a ritrovarti nei fatti e nelle persone. Ed è un po’ dura pretendere di ‘creare abitudine’ nel pubblico (su una pay-tv, oltretutto) con due soli episodi, come anche questa volta accade. Si andrà avanti, dunque con costanza e impegno, visto che altrimenti il pubblico dimenticherebbe facilmente.

Rispetto alla prima edizione c’è meno Tiziana (il personaggio evolve verso quello di amica di Massimo, persino, a suo modo, saggia e sicuramente meno ‘sogno erotico’, nonostante la mantenuta avvenenza) e c’è invece molta più Lucia Mascino, ovvero la commissaria titolare ufficiale delle indagini, che trova qui molto più spazio, creando un personaggio di un certo fascino, ligia rappresentante della legge ma solo in apparenza; la brava Lucia Mascino, forte anche dell’antico cameratismo con Timi, ci mette del suo e il personaggio è diventato indubbiamente intrigante.

Si è lavorato poi sulla sceneggiatura e sulla regia, mentre manca invece forzatamente Carlo Monni, con la sua forza dirompente di ‘toscanaccio vero’, la cui scomparsa costringe gli sceneggiatori a una complicata operazione di celebrazione da parte di Massimo e degli altri vecchietti del bar, con le ceneri sparse in mare e un irriverente funerale laico, mentre poi ci si concede pure un pupazzotto con le fattezze di Monni e un pisello ‘malandrino’ al vento in perenne movimento. Al posto di Monni entra comunque gradualmente Alessandro Benvenuti come nuovo ‘quarto amico al bar’.

Bischerate divertenti, verrebbe da dire, ma siamo pur sempre dalle parti della commedia, mentre il giallo c’è ma non ha una forza dirompente, qui sembra più una scusa per godersi lo spettacolo divertente della vita di un paese vivace e sempre del tutto autoironico e spietato, per attaccarsi appunto ai personaggi e alle loro simpatiche caratteristiche. Che questa sia la realtà di questa fiction è provato da una situazione meta-televisiva abbastanza inconsueta nella Tv italiana: Timi infatti al termine della prima puntata, fermo davanti a bar, si rivolge direttamente al pubblico, e, come si faceva a teatro al termine della rappresentazione, ringrazia i telespettatori e dà appuntamento al prossimo delitto, “che speriamo ci sia, così ci rivediamo presto”.

E magari lo speriamo anche noi, anche se resta quel dubbio: ma è per questo (o meglio: anche per questo) che paghiamo il nostro abbonamento alla pay-tv?

There are 3 comments

  1. claudio

    Ciao, quello che hai scritto è tutto vero, ma a mio avviso manca un po’ la parte critica: è recitato e sceneggiato da “cani”!
    Ho apprezzato il tentativo è l’impegno che traspare da parte di tutt: di sky, di timi, dei vecchietti, di tutti appunto, ma è proprio un prodotto mal orchestrato. L’anima ci sarebbe, e si percepisce, i libri sono belli, ma veramente in certi punti mi veniva da ridere, e non per le battute…

  2. Chiffon Stardust

    “L’inspiegabile caso dei Delitti del Barlume ”

    Arrivo tardi lo so.
    Ho rimandato nel leggere i libri, e poi, ho rimandato nel guardare la trasposizione tv.
    I libri li ho nel cuore, sono una nordica che emigra in toscana appena può, buona abitudine appresa in tenera età grazie alle vacanze sotto il sole della maremma.
    L’ho girata e vissuta un bel po’ la toscana, e il litorale tirreno , conosco il profumo di quel sole, la carezza tiepida di quel vento e l’allegra cadenza dei vari accenti.
    E’ facile per me aprire un libro di Malvaldi e vedermi davanti agli occhi paesaggi e facce dei personaggi e confesso che probabilmente sono una spettatrice difficile da contentare.

    L’enigma delle scelte operate nella produzione di questa serie è però insolvibile persino dal mitico Poirot.

    Palomar e Carlo degli Esposti sono rispettivamente casa di produzione e produttore dell’amatissimo Commissario Montalbano, così quando ho letto i titoli di testa mi sono sentita (erroneamente) rassicurata.
    Ah, quanto mi sbagliavo.

    Punto 1 : La location
    Bella l’Elba, tutti d’accordo. Ma ….. che c’incastra?????? PINETA è il nome della cittadina e caratteristica fondamentale del paesaggio malvaldiano…. In nessun modo la bellissima isola può assomigliare alle pigre e forse meno glamour cittadine del litorale pisano, tantomeno riproporne l’atmosfera autentica di provincia.

    Punto 2 : Gli stravolgimenti dei personaggi

    Nonno Ampelio, il nostro mitico eroe ottuagenario è improvvisamente uno zio, scapolo perdipiù .
    E Nonna Tilde? E il suo friggere oltre il massimo limite di sopportazione gastrica? Cancellati, così come il passato di Massimo e la storia di sua madre.

    Vinicio Fusco, basso e meridionale, chiaramente mai accettato dalla popolazione locale, vede Massimo come un dito in un occhio ed i vecchini come… (bhè lasciamo perdere….)
    Cancellato. Diventa donna, si fonde col personaggio di Vittoria , nuovo commissario che noi conosciamo solo nel penultimo libro e diventa Vittoria Fusco, un terzo personaggio inesistente nei libri e totalmente nuovo a noi aficionados.

    Tiziana, la banconista con puppe e cervello, esercita sui maschi di ogni età una grande attrattiva…ma nei libri non finisce tra le lenzuola di Massimo, è un’amica e tale resta.

    Massimo, il barrista matematico, la mente fina e lo spirito pungente…. diventa un’isterico barista che di matematica e logica si ricorda di rado. L’indole rigorosa del personaggio letterario mal si fonde con l’istrionica personalità di Timi. (Per quanto lui sia di attore di grande talento e magnetismo)

    I vecchietti sono diventati una caricatura dei protagonisti Amici Miei, e nemmeno ben fatta.
    (Anche qui, senza nulla togliere ai meravigliosi attori che li interpretano)

    Punto 3:

    Lo svolgimento delle vicende narrate nei libri viene totalmente stravolto.
    Le storie sono irriconoscibili, la finezza della narrazione malvadiana è sparita, così come i suoi paralleli con il gioco delle carte (storico passatempo del litorale) , spariti sia il ragionare ad alta voce di Massimo, sia le mitiche battute, massime e rispostacce di Ampelio e compari.
    Non c’è incastro matematico tra le inquadrature di Roan Johnson, nè l’arguto spirito dei dialoghi di Malvaldi nelle battutacce da Vernacoliere del BarLume televisivo.
    Nessuno ha tutelato lo spirito dei romanzi e difeso il lavoro dello scrittore.

    Montalbano è stato più fortunato, il suo “papà” Camilleri è uno sceneggiatore ed un regista teatrale prima che uno scrittore, era quindi forse più preparato a trasporre le vicende del Commissario in sceneggiatura televisiva, e gli siamo tutti profondamente grati per il grande lavoro svolto.
    Così come siamo profondamente delusi dal televisivo BarLume, che non ha che somiglianze lontanissime con il bar della nostra fantasia.

    1. Mauro Roffi

      Mi complimento per l’intelligenza, profondità e acutezza della sua analisi. Oltretutto scritta con grande affetto per Malvaldi e la Toscana. COMPLIMENTI SINCERI.

      Mauro Roffi

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