Recensione: ‘Io e te’

Firma un film ‘tutto rinchiuso in una cantina’ (che è anche però appartamento) Bernardo Bertolucci, per fortuna tornato a fare il regista. E presenta una storia delicata di ragazzi, che conquista lo spettatore…

Bernardo Bertolucci ha voluto con forza questo film, che segna il suo attesissimo ritorno alla regia, dopo alcuni anni, che corrispondono al periodo in cui è stato colto dalla malattia, che l'ha costretto su una sedia a rotelle. Bertolucci, per fortuna, ha scoperto di poter girare 'in piena autonomia' anche in questa infelice condizione e ne ha tratto nuova fonte di gioia e 'liberazione', sia fisica che psicologica.

Il film con cui torna sugli schermi è un'opera delicata, felice, una storia di ragazzi solitari e problematici che trovano nella convivenza fortuita ma anche 'prescelta' di alcuni giorni in un luogo chiuso che più chiuso non si può (una cantina in cui si può vivere, perché era anche un appartamento lasciato libero alla sua morte da una nobildonna) una ragione per capirsi, darsi energia reciproca e convincersi che sia il caso di provare ad affrontare il mondo, pur con tutte le sue brutture e difficoltà.

Tratto dal libro omonimo 'Io e te' di Niccolò Ammaniti, il film conquista subito per la colonna sonora, ovvero soprattutto per la splendida canzone di Dawid Bowie degli anni '60 'Ragazzo solo', che fu cantata da lui anche in italiano (testo di Mogol), un brano struggente che era davvero opportuno riscoprire.

La vicenda è quella di Lorenzo, quattordicenne che non riesce a trovare il suo posto nel mondo e che rifugge dai coetanei e dagli adulti, che non lo capiscono e non lo ascoltano e vivono una vita banale, per lui davvero poco interessante. Lorenzo è però anche un intelligente organizzatore e, oppresso da una madre che non fa che preoccuparsi per la sua precoce misantropia, progetta un piano diabolico: fingere di andare in settimana bianca con la scuola e ritagliarsi invece una settimana quasi da 'libero murato vivo' nella cantina-appartamento di casa. Naturalmente, poiché non è un ingenuo, sa quel che deve fare: viveri e generi di conforto se li procura; il telefonino c'è per forza di cose ma le chiamate della madre vengono 'annullate' da frasi di circostanza e scuse varie.

La solitudine dovrebbe regnare finalmente sovrana ma ecco che succede l'imprevedibile. Per una casualità la cantina diventa luogo di rifugio anche della sorellastra di Lorenzo, Olivia, una ragazza più grande che ha seri problemi (più forti e 'veri' di quelli di Lorenzo, che finisce per rendersene conto) a sua volta: è tossica, alla ricerca di un vero amore e di una vita diversa, anche se le idee sul futuro restano un po' confuse. Lorenzo impara a conoscere davvero la sorellastra qui in cantina, poiché in precedenza la non facile situazione familiare in cui era stato coinvolto gli aveva precluso un rapporto autentico con lei. Olivia è ringhiosa, arrabbiata, a sua volta in lite col mondo, ha gravi problemi con la droga che le rendono durissima la vita e Lorenzo è molto colpito dalle sue pesantissime crisi di astinenza.

Ma sarà lei, poi, ad insegnare al fratello che c'è una via d'uscita dalla situazione, che forse è quella di provare ad affrontare a viso aperto la vita. La settimana di reclusione a due passi da casa non sarà così inutile per Lorenzo, che troverà in essa un momento di crescita, per provare a diventare prima un ragazzo come gli altri e poi un giorno un uomo.

Come rendere una situazione simile sullo schermo senza cadere in patetismi o cascami psicologici fuori luogo e anche senza annoiare il pubblico? Bertolucci indovina la chiave, accarezza suoi attori esordienti, molto ben scelti, Jacopo Olmo Antinori e Tea Falco, con amore e delicatezza, li segue nei loro processi di conoscenza e interazione, si mette quasi dalla loro parte. Ne esce un film indovinato, che parla di rapporti umani, della necessità della conoscenza e della comprensione reciproca anche in situazioni estreme, di interazione uomo-donna (fratello-sorella in questo caso), di adolescenza e insicurezza, di conformismo e difficoltà di vivere, con un tono giusto, intimo, intrigante persino.

C'è chi ha trovato parallelismi con 'Ultimo tango a Parigi' (la scelta del sesso come unica fonte di conoscenza e di rapporto di un uomo e una donna) o con 'The dreamers', dove la rivoluzione del maggio francese veniva 'annullata' e rinchiusa in un appartamento all'insegna di quella liberazione sessuale che appunto era fra le rivendicazioni del '68 francese e mondiale.

Qui siamo però in un film di sentimenti e di delicata psicologia. È un Bertolucci nuovamente ispirato, che sa affascinare e conquistare e che trova probabilmente nel cinema una felice modalità espressiva per continuare a vivere e lavorare, pur in un situazione non certo facile come quella in cui è costretto. Il risultato - ovvero questo film - ci fa ben sperare anche per il futuro.

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