Recensione: ‘L’abbiamo fatta grossa’

 

Dopo Paola Cortellesi, ecco un altro tentativo di creare una ‘strana coppia’ di Carlo Verdone, il cui cinema è sempre garanzia non solo di divertimento ma anche di costruzione di tante accattivanti  ‘figurine’, ovvero personaggi ‘strani’ e particolari che si trovano di norma a disagio nel mondo di oggi e nei rapporti con la società e spesso hanno un sottofondo tenero e malinconico.

Non fa eccezione questo Arturo, investigatore privato senza clienti e ospitato da una zia vedova che vive ancora nel culto del marito defunto (ma lei non sempre se ne ricorda); Arturo si diverte a scrivere false avventure mirabolanti di spionaggio e investigazione nel mondo ad uso dell’amica-fidanzata, la barista straniera Lena, che lo ammira molto e ci fa su una cantatina da maldestra soprano qual è (bravissima nell’interpretazione l’armena Anna Kasyan), ma alla fine per tirare su qualcosa deve recuperare gatti vagabondi ai vecchi del vicinato.

Ma ecco che nella sua vita arriva Yuri (Albanese), altro ‘perdente’, perché fa l’attore, anche con qualche qualità (dopo un inizio nel porno), ma da quando è stato lasciato dalla moglie deve penare per vedere il figlio e vive fra mille disagi, soprattutto dimenticando la parte al momento di entrare in scena.

Yuri vuole che Arturo faccia il detective per lui pedinando l’ancora amata moglie e il suo avvocato-amante ma ovviamente non ha di che pagarlo; Arturo però finisce per accettare e da qui in poi ha inizio una lunga ‘commedia degli equivoci’, perché il microfono-spia installato da Arturo non coglie le parole della moglie di Yuri ma, per un caso fortuito, quelle di altri strani e loschi personaggi. I due vanno ad un appuntamento per scoprire l’infedeltà della moglie di Yuri ma si ritrovano invece in mano una valigetta piena di biglietti da 500 euro.

Qui comincia la prevedibile crisi di due spiantati che si scoprono improvvisamente ricchi, con relative crisi di coscienza e tentazioni invece di godersela alla grande. Naturalmente alla fine non riusciranno a cavarsela e finiranno in carcere.

Siamo in una commedia e forse la pretesa di dare anche un quadro della nostra società di oggi, come da scritta finale del film, è un po’ eccessiva, anche se spunti di riflessione (sempre in chiave di divertimento) non mancano. Si può invece disquisire a lungo sul fatto che si rida poco o tanto (abbiamo scritto nelle scorse settimane che ‘Quo vado?’ non ci è parso gran che proprio perché fa ridere poco) e da questo punto di vista si può dire che il divertimento in effetti c’è, la sceneggiatura è abbastanza ben costruita, anche se non si muore dalle risate, tanto per capirci; il film in realtà è una macchina che si mette in moto pian piano e dà le migliori ‘prestazioni’ nella parte finale del suo percorso.

C’è poi l’altra questione-chiave: che coppia è una coppia di comici abbastanza ‘simili’ come Verdone e Albanese, dove non si sa bene chi faccia da spalla all’altro (ma qui diremmo che ‘spalla’ è forse Albanese, più che un pur ‘generoso’ Verdone) e in cui le situazioni comiche non nascono dagli ‘opposti che si scontrano’? Di coppie comiche costruite sugli opposti (Franco e Ciccio; Cochi e Renato; Stanlio e Ollio ecc. ecc.) è pieno il mondo dello spettacolo di sempre e allora forse lo sforzo di Verdone e Albanese nel far divertire lo stesso, pur essendo simili, va apprezzato ancor di più.

Non possiamo poi non citare un sia pur brevissimo passaggio che vale da solo il prezzo del biglietto: è la comparsa del decano Giuliano Montaldo, con tanto della sua vera moglie al fianco, nei panni del vecchio ‘generale’ che affida ad Arturo il compito di recuperare il gatto; Montaldo - lui almeno proprio sì - si è divertito molto nell’interpretazione e si vede benissimo.

Pubblica i tuoi commenti