Recensione: ‘The Young Pope’

Sorrentino è Sorrentino, prendere o lasciare. C’è ancora chi non ama il nostro regista più ‘illustre’, quello più ‘spendibile’ sul piano internazionale, il premio Oscar erede della nostra tradizione migliore in campo cinematografico, quella dei ‘grandi maestri’ che tanto lustro hanno dato in passato al nostro mondo della celluloide. Non si può imporre ai detrattori di farsi piacere neppure questa serie Tv, un esperimento anche di linguaggio per Sorrentino, che viene varato sulla scia della ‘fama’ conseguita dalle migliori serie televisive americane (e non solo), che secondo i più accaniti estimatori sono meglio di tanto cinema realizzato per il grande schermo.

Un esteta alle prese con il linguaggio televisivo, dunque, quello che tuttavia in Italia ancora viene spesso associato alle ‘facili’ miniserie o alle serie un po’ più lunghe (oggi, fateci caso, il numero delle puntate va allungandosi, probabilmente anche per ragioni prettamente economiche) della Rai, anzi essenzialmente di RaiUno, con punte di eccellenza o magari grandi coproduzioni internazionali come ‘I Medici’, ma con una sorta di fama, diciamo, di ‘mediocrità’ o di ‘banalità di fondo’, peraltro non sempre meritata. Delle serie di Mediaset (che solo ora stanno forse tentando di ‘evolvere’ in qualche modo) non è facile parlare in senso positivo e per linguaggio e originalità, poi, non si sono quasi mai fatte notare.

Restava solo Sky - a questo punto - per spingere Sorrentino a cimentarsi con le serie Tv e Sky l’ha fatto con l’apporto non solo di Wildside e altre società francesi e spagnole ma anche di Canal Plus e Hbo, cercando dunque una grande alleanza internazionale per una serie che potesse piacere ovunque, avesse un grande respiro e fosse una punta d’eccellenza, poiché non si può vivere solo di ‘Gomorra’ o di ‘1992’.

Il tema del Vaticano era ideale per poter interessare tanta parte del mondo e Papa pertanto è stato, trattato mediante la visione e la visionarietà di un grande regista che raramente sbaglia un colpo.

Il cast è stato scelto con grande cura, pur rispettando gli obblighi derivanti da una coproduzione internazionale, per cui ci sono attori americani o britannici (dal protagonista Jude Law a una straordinaria Diane Keaton nei panni di Suor Mary), francesi (Cécile de France, Ludivine Saigner) e italiani, con un Silvio Orlando efficacissimo che interpreta il Cardinale Voiello, una sorta di Richelieu o di ‘Andreotti con la porpora cardinalizia’, un personaggio in salsa napoletana che sembra quasi essere stato inventato per lui. Tutti in parte, tutto molto efficace.

Il linguaggio della Tv usato da un maestro del cinema, si diceva. Sorrentino non è certo un regista ‘d’azione’, ha un ritmo lento e dilatato tutto suo, concentra tutta l’attenzione sui dialoghi, racconta con modalità assai diverse dal consueto, riflettendo continuamente sulle inquadrature, sulle situazioni, sui personaggi, sul tormento della vita umana, alla fine. Non mancano poi le ‘trovate’, magari allegoriche (si pensi al canguro che vaga libero in Vaticano), quelle che sono facile preda della sublime ironia di Crozza nell’imitazione di Sorrentino, che a sua volta furoreggia in queste settimane e che in qualche modo serve benissimo anche alla sua ‘causa’.

Gli ascolti così alti (e prevedibili) di ‘The Young Pope’ sono stati una conseguenza di tutto ciò. In ogni caso, la novità di una serie così completamente ‘d’autore’ su un tema così ‘universale’ è piaciuta al pubblico e l’esperimento sembra davvero riuscito.

Sulle tematiche oggetto della serie sono state dette moltissime cose e non sembra neppure il caso di entrare troppo nel merito. Il parallelo che viene subito da fare da fare è quello con lo straordinario ‘Papa ritroso’ di Michel Piccoli in ‘Habemus Papam’ di Nanni Moretti. Ma là c’era una riflessione esistenziale e umana, prima di tutto, sul ‘gran rifiuto’ di essere Papa (che ha fatto da profetico preludio alle dimissioni di Papa Ratzinger), qui c’è invece un formidabile approfondimento su cosa sia il Papato in quanto tale, su cosa sia quel potere straordinario che ne emana, su cosa spinga tanti a guardare con enorme attenzione al Vaticano, su cosa sia il bisogno di Dio e della spiritualità, senza perdere mai di vista l’umanità di chi è chiamato a ricoprire quella carica, oltre che il carico di intrighi e manovre che si muovono non solo nel Conclave ma anche nella Curia romana in quanto tale.

Il giovane Papa americano che potrebbe essere così mediatico (e che Sorrentino ci mostra anche nudo, a riprova del suo pieno vigore) rifiuta invece di apparire, fronteggia con una certa rabbia la folla convenuta in piazza San Pietro per vederlo, rifiuta i riti e le abitudini dello Stato e dell’apparato di cui è a capo, tratta male un po’ tutti. In realtà - sembra di capire - è un uomo solo, misterioso e tormentato, abbandonato piccolissimo dai genitori, che ha trovato nella Chiesa la sua ancora di salvezza, che sospetta di tutto e di tutti, che è arrivato al potere per una serie di casualità e che adesso proprio per questo si trova sull’orlo del tradimento anche degli affetti più cari e di chi l’ha portato fin lì.

Silvio Orlando rappresenta invece ‘l’eternità’ del Vaticano, i suoi riti e i suoi obblighi, l’istituzione che deve resistere persino alle stravaganti decisioni di questo inestricabile e rancoroso Pio XIII, il primo Papa americano.

È la riflessione sul potere avviata con ‘Il divo’ che Sorrentino porta avanti da tempo, un tema che attraversa nel profondo ‘The Young Pope’ e ne costituisce uno dei tanti motivi di fascino e di intrigo

There are 2 comments

  1. Antonella nardone

    The Young Pope, film di Sorrentino, di cui abbiamo visto solo la prima metà, è un bellissimo lavoro ma è anche un film che fa riflettere. Ciò è dovuto alla possibilità di dare ai suoi personaggi letture molto diverse fra loro e di farle convivere: visioni che non hanno bisogno di un contraddittorio in quanto emergono dal tema di fondo che governa la trama: l’ambivalenza.
    L’occhio più convenzionale può vedere in Papa Pio XIII° un personaggio irriverente, pieno di contraddizioni e altrettanto ambiguo quanto lo sono tutti gli altri personaggi, può vedere una guerra fra progressisti permissivi e conservatori omofobi e una denuncia degli intrighi che governano il Vaticano.
    Tuttavia da un punto di vista “spirituale” la storia può apparire assai diversa: nel film è rappresentata la condizione umana divisa fra il bisogno di identificarsi, proteggere e accontentare la propria identità, il proprio Io-Mio e, sentendone la miseria, il desiderio di trascenderlo per affrontare il mistero della propria esistenza.
    Pio XIII appare come un moderno Gesù, solo fra i suoi discepoli, tormentato dal suo percepirsi sia Uomo che Dio, preda di tentazioni ma nello stesso tempo indignato e implacabile contro le debolezze umane, eppure capace di compassione e di amore. Non vuole nutrire la sua immagine, non cerca consensi, ma sa e dice sfrontatamente di essere bello; vuole risvegliare il suo popolo assuefatto ad una falsa fede e non accetta compromessi a costo di apparire intransigente ma fuma e usa del potere fino ad entrare nel confessionale dei suoi cardinali. Anche tutti gli altri personaggi vivono la medesima ambivalenza alcuni con lucidità, come il suo antagonista Voiello, altri con scarsa consapevolezza e quindi solo più ciechi …
    Sono contraddizioni? No! se allarghiamo il campo possiamo vedere questi diversi modi di essere come la rappresentazione dell’ambivalenza della realtà fenomenica in cui viviamo, una realtà composta dalla interazione di luci e ombre: the Joung Pope sembra saperle cogliere entrambe dentro di sé, vede, accetta e vive la sua ombra e non la sfugge ma, con determinazione, sceglie di spostarsi verso la luce e di avvicinarsi alla bellezza che scorge nella semplicità di alcuni volti.
    Accogliendo l’ombra nella luce forse finirà per integrarle in quell’Unità, che lui chiama Dio, a cui nel profondo di se stesso sembra disperatamente anelare.

  2. Miriam Pastorino

    Con Paolo Sorrentino gli italiani sono tornati a “pensare”. Magnifica l’idea di affidare ad un orfano il compito di recuperare la figura del Padre. Un padre che si prende la responsabilità di dire NO: è di questo che abbiamo un disperato bisogno.

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