‘Report’ e la “guerra dell’etere”

Supponiamo che Milena Gabanelli, abbia voluto trattare a ‘Report’ anche la vicenda televisiva italiana, che è quella che da più di due decenni decide in Italia della politica tout court e del Governo di questo Paese (perché questa, si sa, è la verità, per chi la vuol vedere), all’insegna di uno slogan: ‘Perché noO’. Ovvero: la materia è esplosiva, questo in Italia è il ‘tema dei temi’, su questo argomento si sono fatti e disfatti Governi e maggioranze, in più la complessità della materia è davve…

Supponiamo che Milena Gabanelli, abbia voluto trattare a 'Report' anche la vicenda televisiva italiana, che è quella che da più di due decenni decide in Italia della politica tout court e del Governo di questo Paese (perché questa, si sa, è la verità, per chi la vuol vedere), all'insegna di uno slogan: 'Perché noO'. Ovvero: la materia è esplosiva, questo in Italia è il 'tema dei temi', su questo argomento si sono fatti e disfatti Governi e maggioranze, in più la complessità della materia è davvero enorme, ma nessuno ci può vietare di provare ad affrontarla.

L'ingrato compito se l'è assunto Bernardo Iovene, che si è documentato a dovere, affrontando anche vari contraddittori con gli intervistati, documenti alla mano. E questo è stato l'elemento più apprezzabile del programma, che come di consueto ha affrontato a muso duro l'argomento di turno, senza paura di studiarne molti particolari, peraltro affrontando una materia che si trascina appunto dagli anni '70, condizionando pesantemente la politica di casa nostra, anche molti anni prima che Berlusconi scendesse direttamente in campo. Molto gustose sono state alcune ricostruzioni delle scelte dei politici di turno al Governo o all'opposizione, con un Amato che fra il sornione e il reticente assicurava di "non ricordare" e un rassegnato Maccanico che spiegava: "C'erano dei decreti europei da convertire e allora abbiamo accordato all'opposizione un rinvio delle regole antitrust, la cosa che a loro interessava".

Di rinvio in rinvio siamo arrivati al 2009, nientemeno, con un Centro-Destra sempre molto deciso nel sostenere le ragioni di Rete 4 (e di Mediaset) e un Centro-Sinistra sempre indeciso, incerto, incline al compromesso, alla 'gabola' che salvava alla fine capra e cavoli. Vincenzo Vita è apparso il più sincero, in questo quadro, dicendo, più o meno "Non è che abbiamo fatto una gran figura...", mentre Gentiloni ha dato la colpa a Mastella e Mammì a La Malfa (figlio). È ricomparso anche Giacalone, con le storie giudiziarie ormai alle spalle.

Su tutti ha campeggiato un Confalonieri stizzoso e irritato che ha accolto a male parole Iovene, dandogli regolarmente sulla voce e replicando più o meno: "Se volete farvi la trasmissione da soli...". Qualche attimo di irritazione anche per Romani, che però se l'è cavata meglio. Non a caso Confalonieri, resosi conto della gaffe, ha cercato il 'calcio d'angolo': "Però in fondo avete fatto una bella intervista, mi piace, non come a Matrix...". E così Mentana, all'epoca dell'intervista ancora in sella, appariva già servito...

Difetti: naturalmente ce n'erano diversi, perché oggettivamente la materia è talmente complessa che spiegare in un'ora e mezzo di trasmissione tutti i suoi particolari e addirittura affrontare i misteri della vita politica italiana degli ultimi decenni era oggettivamente un'impresa 'impossibile'. Qui Iovene e la Gabanelli hanno pensato, purtroppo, di farsi dare una mano dal solo Francesco Di Stefano, che con il suo tormentone di Europa 7 è stato così il protagonista assoluto della serata. Ora, con tutto il rispetto, non è che tutta la vicenda televisiva italiana abbia ruotato su Di Stefano e prendere questo come unico filo conduttore ha portato a qualche 'svarione' (tipo "per dargli una frequenza la si è sottratta alla Rai" e simili). Non è stato poi affrontato l'altro nodo -chiave della problematica, oltre alle frequenze, e cioè il problema delle risorse, che vanno in pochissime direzioni in Italia, in particolare in direzione di Mediaset.

E la tabella letta dalla Gabanelli nel finale sulla situazione di maggior pluralismo esistente all'estero fra le Tv private è apparsa scialba e sommaria.

Detto ciò, un'altra serata da ricordare, per quanto ormai 'scontata' (purtroppo) appaia la materia. Una sola nota, importante, a margine: 'L'Espresso' di questa settimana parla anche lui di Di Stefano, per annunciare in pompa magna che da luglio la rete nazionale Europa 7 esisterà davvero. Evviva! Finalmente Di Stefano farà l'editore sul serio e vedremo se, oltre a essere un maestro nei ricorsi legali (grazie soprattutto al duo Pace - Grandinetti), in Tv ci saprà davvero fare. Poiché la copertura, al di là delle tesi 'di maniera' dello stesso Di Stefano (come abbiamo già scritto una sola frequenza, con ripetitori nei punti-chiave può anche bastare per coprire buona parte del Paese), sarà comunque, almeno all'inizio, deficitaria, Di Stefano annuncia addirittura una 'campagna acquisti' di frequenze dalle Tv locali. Insomma frequenze dallo Stato sì ma insieme acquisti, come hanno fatto tutti gli altri negli anni. E finalmente anche qui si 'normalizzerà 'un'anomalia' durata, in modo stucchevole, davvero troppi anni...

Mauro Roffi

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