Rete A chiede le dimissioni di Cheli

Dopo che, nei giorni scorsi, Alberto Peruzzo aveva annunciato le sue dimissioni dalla Fieg, un po’ a sorpresa un secondo comunicato di Rete A rilancia la richiesta, fatta in Tv da Rosario Pacini, delle dimissioni di Enzo Cheli.

Dal primo dei due comunicati in questione apprendiamo che "Alberto Peruzzo si è dimesso dalla Fieg, anche per la politica che la Federazione, pur nel pregevole tentativo di contrastare le posizioni dominanti nella tv, ha intrapreso senza preoccuparsi dei soggetti "terzi" (rispetto al duopolio)".

Nel secondo comunicato, invece, Rete A critica severamente l'Autorità per le comunicazioni e il suo Presidente, Enzo Cheli, chiedendone le dimissioni. "Ancor più - si legge - dopo la relazione annuale al Parlamento".

Già giovedì, durante la sua trasmissione televisiva, il direttore editoriale di Rete A Rosario Pacini aveva definito il richiamo formale a Rai e Mediaset per le posizioni dominanti, accertate dal 1997 al 2000, un "buffetto sulla guancia". E una ipocrita "non-decisione" la diffida a non continuare, rinviando provvedimenti deconcentrativi ad un'ulteriore indagine sui fatturati dal 2001 in avanti, i cui dati sono già in possesso di tutti ed è certo che sia Rai che Mediaset non hanno modificato le loro posizioni.

"Insomma - secondo Pacini - (si tratta di) una delibera pilatesca per aspettare l'approvazione del disegno di legge Gasparri, che amplia lo spettro per il calcolo delle quote di mercato".

"Inoltre, sul pluralismo televisivo - ha ancora sostenuto il direttore editoriale di Rete A - Cheli avrebbe dovuto dire che negli ultimi cinque anni non solo non è aumentato ma, grazie al Piano delle frequenze dell'Autorità, al suo Regolamento per le concessioni ed al ministro Cardinale, ha rischiato di ridursi, se non fosse intervenuta la magistratura amministrativa a correggerli: si è rischiato che fossero ancora meno le reti nazionali editoriali, per far posto a televisioni di sole televendite, caso unico in Europa".

"Infine - ha concluso Pacini - non avendo avuto il coraggio di bocciare il d.d.l Gasparri, che certo non intende aumentare il pluralismo se non tra una diecina d'anni, alle tre più alte cariche dello Stato in prima fila avrebbe dovuto annunciare le sue dimissioni".

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