Riforme Rai: una cura per i sintomi, non per la malattia

Nell’ambito dell’attuale dibattito sulla Rai (a marzo dovrebbero scadere sia il Cda che il ‘mandato’ di Lorenza Lei), ecco l’interessante proposta del nostro illustre collaborate da New York Dom Serafini.

Con ogni nuovo Governo la “questione Rai” entra tra le riforme indispensabili da attuare. Inevitabilmente, le proposte formulate non hanno né senso logico, né pratico (industriale) o politico. Il Governo di Mario Monti non sembra essere un'eccezione.

Sul tavolo per le riforme ci sono principalmente quattro proposte: quella del Governo, che vorrebbe un Consiglio di Amministrazione (CdA) ridotto e un direttore generale con pieni poteri; la proposta di privatizzare la Rai (Italo Bocchino, vicepresidente di Fli); quella dell'ex presidente Rai ed oggi deputato del Pd, Roberto Zaccaria, molto complicata da attuare e che lui stesso ha definito “utopistica”; quella dell'ex parlamentare dei Verdi Tana de Zulueta che vorrebbe
commissariare la Rai.

Bisogna capire che il problema della Rai é principalmente uno: il controllo diretto che la politica esercita sull'azienda che da statale é passata a governativa con il governo di Silvio Berlusconi.
La soluzione é quindi di isolare il piú possibile la Rai dall'influenza politica. Ci rendiamo conto che in nessuna parte del mondo un sistema radiotelevisivo pubblico (statale) é completamente isolato dal potere politico, ma esistono modelli che si avvicinano il piú possibile a questo obiettivo, grazie alla creazione di filtri multipli per i vertici.

La Rai é oggi una societá per azioni (Spa) posseduta per il 99,56% dal Ministero del Tesoro, il quale nomina uno dei 9 consiglieri del CdA Rai e in qualche modo “indica” il presidente del CdA e il direttore generale. I restanti 7 consiglieri sono di nomina partitocratica. In pratica, alla maggioranza parlamentare vanno 5 consiglieri ed alla minoranza 4 (compreso il presidente).

Ultimamente i compiti del CdA da istituzionali sono diventati operativi, in competizione con quelli del direttore generale e dei direttori delle reti radio-Tv. Con l'attuale struttura, sia tramite il Tesoro che la maggioranza parlamentare, il Governo controlla la Rai in modo diretto, non solo in termini di contenuti e propaganda, ma anche a livello finanziario, come prova ad esempio il ritardo da parte del precedente ministero del Tesoro di versare alla Rai 800 milioni di euro (degli 1,6 miliardi dal canone) sottraendo alla Rai la liquiditá necessaria per far fronte alle spese. É stato inoltre calcolato che in 10 anni i precedenti Governi abbiano tolto alla Rai 250 milioni di pubblicità, che sono passati a Mediaset dello stesso Berlusconi.

Quindi per riformare la Rai bisogna partire dalla struttura della societá e dal suo CdA.
Per l'assetto societario, la migliore soluzione sarebbe quello di una Fondazione senza scopo di lucro a cui faccia capo una Rai Corp. La Fondazione avrebbe un CdA formato da 9 membri che rappresentano a rotazione tutte le associazioni audiovisive del Paese: produttori, distributori di programmi, pubblicitari, tecnologi, artisti, giornalisti ed operatori tecnici. Ogni membro dura in carica 5 anni e ogni anno 2 membri vengono sostituiti. Questo assicura continuitá e salvaguardia dell'indipendenza. Il processo é monitorato dal Presidente della Repubblica.

La Fondazione dovrebbe attingere i fondi (provenienti dal canone) direttamente da Equitalia (la societá pubblica che riscuote le tasse ed il canone Rai) e non piú dal Tesoro. I proventi dalla pubblicitá vanno direttamente nelle casse Rai senza passare per la Fondazione. Questo
per isolare la Fondazione da Rai Corp.
I compiti principali della Fondazione sarebbero quelli di salvaguardare i suoi fondi pubblici (evasione del canone e contributi statali) e di eleggere il CdA di Rai Corp.

Il CdA di Rai Corp dovrebbe essere composto da 9 membri, tra esperti di arte, politica, cultura, economia ed accademici, evitando politici attivi e soggetti con potenziali conflitti d'interesse (produttori, attori ed altri rappresentati nel CdA della Fondazione). Anche in questo caso ogni membro durerebbe in carica 5 anni ed ogni anno 2 membri verrebbero sostituiti.
Il CdA di Rai Corp avrebbe una funzione di carattere istituzionale, cioé sviluppare la filosofia di gestione e garantire la salvaguardia dell'indipendenza. I CdA di Rai Corp e quello della Fondazione nominerebbero il direttore generale della Rai (che risponde solamente al CdA di Rai Corp).

Per il suo operato, la Rai non dovrebbe rispondere al Parlamento o al Governo, ma soddisfare il pubblico interesse (rispettando comunque le regole delle varie Autoritá). Il Parlamento potrebbe solamente far pressioni sul Presidente della Repubblica se la Rai non assolvesse i suoi compiti e il Presidente della Repubblica potrebbe convocare il CdA di Rai Corp e della Fondazione.
Con un tale sistema a triplo isolamento dei suoi vertici dalla politica, la Rai potrá risolvere benissimo da sola tutti i suoi problemi aziendali, gestionali, operativi e di sviluppo, oltre a quelli legati ai contenuti ed al servizio pubblico in generale.

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