Speciali
Russia: violenze intollerabili contro i giornalisti
Mauro Roffi e Elena Romanato
10 Novembre 2010
Mentre la lista dei giornalisti assassinati o aggrediti e brutalmente malmenati si allunga, l'opinione pubblica vive putroppo in una sorta di torpore o rassegnazione e questo nonostante il lavoro di giornalisti come Kachin o Adamciuk e di molti altri. E stata poi resa nota la dichiarazione del presidente Medvedev che nella sostanza si rivela inquietante e dalla quale si potrebbe intendere che i responsabili dell'aggressione del giornalista vadano ricercati in alto (Medveded sarebbe contrario all'autostrada di cui sopra, sotenuta invece da Putin, ma potrebbe anche trattarsi del solito gioco delle parti). I responsabili, ha detto Medvedev “saranno puniti, a prescindere dalla loro posizione nella società, dai loro meriti”.
Intanto è uscito proprio in questi giorni “Il labirinto di Putin” sulle morti sospette in Russia, secondo libro di Steve Le Vine, giornalista americano corrispondente dal Caucaso del 'Washington Post' per 16 anni. E sono forse le stesse parole di LeVine a fare capire perché c'è questo 'torpore' nei russi. “Questo è un libro sulla morte in Russia - spiega - . È nota al mondo la lunga storia russa di governanti feroci e assassini spietati. Ma nel primo decennio del ventunesimo secolo, la brutalità e la morte violenta sono di così ordinaria amministrazione da essere solitamente ignorati da tutti tranne che dalle stesse vittime, dalle loro famiglie e dai loro amici. Dopo sedici anni di vita e viaggi nell'ex Unione Sovietica sono arrivato alla conclusione che l'acquiescenza della Russia a questo cruento stato di cose la distingue da altre nazioni che si definiscono civilizzate. Capisco che è un giudizio duro, ma posso solo dire che non è affrettato”.
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