Sanremo: la grande impresa di Baglioni

 

Si è conclusa ieri sera con numeri di tutto rispetto, in cui la Rai probabilmente non sperava alla vigilia, un’edizione davvero ‘diversa’ del Festival di Sanremo, che aveva alla testa un personaggio notissimo nel mondo della musica italiana ma tutto da sperimentare come organizzatore-direttore di una simile ‘terrificante’ kermesse, quella che per una settimana ‘ferma l’Italia’, come si suol dire, o perlomeno concentra su di sè una volta l’anno un’attenzione che non viene riservata forse neppure al campionato di calcio. Quest’anno, oltre alle incognite legate alla novità del direttore artistico (Baglioni, appunto), c’era anche la coincidenza con le ultime settimane della campagna elettorale in corso per le elezioni politiche e regionali del 4 marzo.

Ebbene, iniziata in un momento tesissimo per il nostro Paese, con i gravi fatti di Macerata, Sanremo ha regalato per alcuni giorni un’oasi di ‘distrazione’, di divertimento, di intelligente intrattenimento, di buona Televisione e, in alcuni casi almeno, anche di buona musica. Davvero non è poco.

Il direttore artistico, accettata una sfida temeraria, specie per un cantautore che alcuni identificano ancora solo come quello del ‘Piccolo grande amore’, ha dimostrato, all’indomani della riuscitissima gestione di Carlo Conti, a sua volta intelligenza, capacità, sagacia, indovinando quasi tutte le scelte e conseguendo non a caso ascolti ancora migliori del predecessore.

Michelle Hunziker, che è stata di fatto la vera presentatrice ‘finta ingenua’ del Festival, e uno straripante Pierfrancesco Favino sono stati i due eccellenti compagni di viaggio e già l’aver individuato proprio questi due personaggi dimostra la capacità di scelta di Baglioni (non a caso considerato molto pignolo in tutto).

Baglioni ha indovinato anche gli ospiti, prestigiosi e diversi dal solito e quasi sempre legati (con poche eccezioni) al mondo della musica, ha individuato alcuni ‘mattatori’ veri (da Fiorello a Virginia Raffaele) da far esibire a ruota libera, ha costellato le serate del Festival di momenti emozionanti, quasi mai artificiosi, ha scelto bene anche le canzoni e gli interpreti, anche se gli incontentabili hanno trovato modo anche quest’anno di negarlo. Ha tolto le eliminazioni, di cui non c’era più bisogno, perchè a dominare la scena c’era da solo un fortissimo show distribuito in cinque lunghe (siamo arrivati quasi sempre all’una di notte, senza considerare il Dopofestival, dove Edoardo Leo ha trovato modo di confermarsi abile intrattenitore anche sul piccolo schermo) serate  e nottate, che riservava quasi sempre qualcosa di buono.

Volete degli esempi? L’omaggio a Pippo Baudo, che moriva dalla voglia di essere ancora a Sanremo; il premio alla carriera a Milva (di cui non si sentiva più parlare da anni ed è un vero ‘delitto’) ritirato dalla figlia che ha letto una sua bella lettera di ringraziamento; la formidabile serata dei duetti con (fra le tante cose) i ragazzi dello Stato Sociale che si sono regalati un incredibile abbinamento con il Piccolo Coro e persino con Paolo Rossi e per questo hanno anche censurato la loro canzone; Gino Paoli che prima ha interpretato con emozione De Andrè e poi ha parlato di un altro grande genovese dimenticato, il ‘diverso’ Umberto Bindi; Giorgia che ha duettato con James Taylor; Sting che ha cercato di cantare in italiano; Favino che ha interpretato con intensità (in un momento come questo!) un brano sul terribile disagio di essere uno straniero in cerca di lavoro lontano dalla propria patria e ha introdotto la canzone di Fossati su un tema analogo interpretata da Fiorella Mannoia; la ritrovata Laura Pausini che è uscita dall’Ariston e ha salutato il pubblico assiepato lì davanti.

E poi c’è stata l’incredibile capacità autoironica di Baglioni, che ha accettato di fare tutto, per esigenze di show, come quando ha gattonato sul palco con gli altri del cast o quando ha cantato e ballato con tutti gli ospiti, sempre però con un’espressione seria e compassata, che non era di ‘disperazione’ (tipo ‘cosa mi tocca fare per essere qui a Sanremo’) ma quella di un fuoriclasse che accetta il gioco fino in fondo, rimanendo però sempre se stesso.

 

Ovviamente dopo un’annata così, tutti chiedono il bis ma non è affatto detto che sia così. Sia Baglioni che la Rai ci penseranno bene prima di dire sì: il secondo anno le cose difficilmente riescono bene come il primo (Carlo Conti è stato una delle poche eccezioni alla regola), anche perché quando manca lo stimolo della ‘prima sfida impossibile’, non è affatto detto che le cose tornino a girare per il verso giusto.

Per quest’anno tutto bene, dunque, ma la bellissima vacanza è già finita (altro che ‘una vita in vacanza’), si torna adesso alla realtà che non è mai ‘magica’ e riserva molte meno belle emozioni rispetto a questi cinque giorni.

C’è chi non capisce le ragioni per cui un Paese intero dedichi tanto spazio a una ‘frivolezza’ come Sanremo per cinque giorni interi. Forse una ragione vera e razionale non c’è, ma provate a pensare se staremmo meglio senza: sarebbero in pochi a dire di sì; a tanti, come noi, il Festival mancherebbe tantissimo.

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