Sardegna, le radio isolane aspettano risposte

Negli ultimi mesi le radio sarde, riunite nel Coordinamento delle radio indipendenti sarde, si sono mobilitate per ottenere una maggiore considerazione da parte degli enti locali di riferimento e per ottenere fondi utili al loro rilancio. Di seguito la ricostruzione della vicenda che, tuttora, non sembra conclusa

Il 13 novembre 2015 diverse  radio sarde (non tutte ma una buona parte delle 50 emittenti isolane), durante una riunione tenuta ad Oristano, moderata dal presidente dell’Assostampa sarda Celestino Tabasso, hanno costituito il Coordinamento delle radio indipendenti sarde. [queste le emittenti aderenti al Coordinamento:  Lattemiele, Radio Zero, Mondoradio Love FM, Radio Venere, Radio Venere 2 (Sassari); Radio Nova (Sorso); Radio Barbagia, Radio Nuoro Centrale (Nuoro); Radio Macomer Centrale (Macomer); Radio Planargia (Bosa); Radio Ramasound, Radio Stella (Tortolì); Radio Cuore (Oristano); Radio Studio 2000, Radio Oristano, Radio Studio 2000 Vintage (Terralba); Radio Kalaritana, Radio X (Cagliari); Studio One (Sestu); Radio Golfo degli Angeli (Quartu Sant'Elena); Radio Iglesias, Prima Radio Iglesias (Iglesias); Radio Luna (Carbonia); Radio in (Sant'Antioco); Radio La Voce (Muravera)].

L’iniziativa aveva lo scopo di protestare nei confronti di Regione e Consiglio regionale affinché fossero presi in considerazione i suggerimenti portati dagli stessi editori agli organi legislativi regionali per modificare la legge regionale N° 3 del 12 gennaio 2015 “Interventi a favore delle emittenti televisive locali, modifiche e integrazioni alla legge regionale 3 luglio 1998 N° 22”.

La Legge, come si evince già dal suo titolo, non contempla la radiofonia locale e gli editori radiofonici hanno subito fatto notare l’incongruenza. Rimasti inascoltati sia dal presidente della Regione Francesco Pigliaru, sia dal presidente del Consiglio Gianfranco Ganau e dall’assessore alla cultura Claudia Firino, gli editori radiofonici hanno chiesto un riequilibrio e una modifica del provvedimento ancora in discussione.

Nella riunione si era deciso di mandare in onda uno spot (ripetuto 20 volte al giorno) per portare a conoscenza degli ascoltatori come Regione e Consiglio regionale considerino la radiofonia isolana, un mondo composto da 50 emittenti che danno lavoro a oltre 300 dipendenti e un migliaio di collaboratori. Le radio, sostengono gli editori, sono escluse da qualunque forma di sostegno, quali investimenti in pubblicità istituzionale e sponsorizzazioni che invece vanno a Tv e giornali. Così come i contributi per la produzione di programmi informativi ed editoriali, come previsto dall’Art. 24 bis della nuova legge, vanno a favore delle televisioni. I programmi e i notiziari in lingua sarda sono stati ripartiti assegnando alle radio 100.000 € da spartirsi in oltre 50 parti, mentre alle televisioni che abbiano copertura superiore al 60% del territorio regionale sono stati concessi 2,4 milioni di €. Altra richiesta formulata dalle radio è quella di far realizzare dalla Regione, anche con l’ausilio di Corecom, uno studio di settore serio e approfondito sul gradimento, la penetrazione e l’utilizzo dei media in Sardegna.

Il confronto con la II Commissione Cultura

Il 24 novembre intanto gli editori costituenti il coordinamento avevano lanciato un comunicato stampa per rendere pubblica la situazione delle loro aziende. Negli stessi giorni, il coordinamento aveva avuto conferma di una convocazione prevista il 1°dicembre con l’assessore alla cultura Claudia Firino. La riunione è stata poi spostata al 3 dicembre, data nella quale i rappresentanti del coordinamento sono stati ricevuti non dall’assessore Firino ma dalla II Commissione Cultura del Consiglio Regionale della Sardegna, presieduta dall’On. Gavino Manca. L’incontro ha lasciato basiti i componenti della Commissione, ignari dei dati presentati loro dal Coordinamento: numero delle emittenti radiofoniche (54), quantità del personale impiegato (oltre 300 unità), penetrazione della radio pai all’84% e oltre 1.000.000 di ascoltatori ogni giorno.

La stessa Commissione ha poi chiarito che con la nuova legge non c’era intenzione di discriminare nessuno e che le emittenti radiofoniche avrebbero potuto beneficiare dei fondi per la cultura e lingua sarda stanziati per il 2016. Da parte loro, gli imprenditori radiofonici hanno ribadito l’urgenza delle loro richieste e la volontà di vederle soddisfatte entro la fine del 2015.

A perorare la causa delle radio sarde è stato anche l’On Pietro Francesco Zanchetta, che pur non facendo parte della II Commissione Cultura, ha affermato: «Per la Regione le radio locali sono una risorsa da tutelare».

Gli ultimi aggiornamenti

A gennaio le emittenti hanno sospeso la messa in onda dello spot contro Regione e Consiglio Regionale, mentre si è proceduto alla consegna di un documento alla II Commissione, chiedendo alla stessa di esaminarlo. A margine della concitata vicenda, ad oggi ancora senza soluzione, quindi, gli editori hanno sollevato anche la questione del Corecom e di quello che dovrebbe essere il suo ruolo di consulenza e supporto al sistema delle comunicazioni nella regione.

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