Seat-Tmc: via libera!

Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso dell’Autorità per le Tlc che ricorreva contro la sentenza del Tar del Lazio che aveva dato il via libera all’operazione Seat Telecom-Tmc (La 7), annullando le precedenti decisioni.

Le motivazioni della sentenza arriveranno entro 30 giorni, ma l'Ok del Consiglio di Stato all'operazione Seat-Tmc è già adesso ufficiale.

La sentenza, per la precisione, è stata pronunciata dai giudici della sesta sezione del Consiglio di Stato. Ora l'Authority dovrà nuovamente esaminare l'operazione e non si capisce come potrà ancora vietarla (anche se non è esclusa qualche ulteriore mossa in questo senso); nondimeno sono stati bocciati anche i ricorsi di Mediaset, Cecchi Gori e Rete A, sempre contro le decisioni del Tar del Lazio.

Il Consiglio di Stato, si spiega nelle poche righe del dispositivo della sentenza, riuniti i ricorsi di Authority, Mediaset, Gruppo Cecchi Gori e Rete A, «respinge gli appelli principali e incidentali e conferma la sentenza di primo grado».

Con questa sentenza, che potrebbe anche in futuro essere considerata 'storica', Telecom si aggiudica il round decisivo nella lunga guerra che l'ha vista contrapposta all'Authority per l'acquisizione di Tmc, già ribattezzata La Sette, e già opportunamente ristrutturata (in grande stile) in vista della prossima stagione televisiva.

Non è escluso ora che sia il Gruppo Cecchi Gori a proseguire la querelle nelle aule del Tribunale Civile, nel tentativo di annullare il contratto di vendita a Seat Telecom, che intanto ha ricapitalizzato la società (Cecchi Gori Communications), operazione che Vittorio Cecchi Gori non appare in grado di sostenere per la sua attuale consistente quota (il 75%, ma con la gestione già delegata al socio 'minore', appunto Seat).

Scarse appaiono dunque le possibilità del proprietario della Fiorentina ('bocciato' in una sentenza già lunedì scorso) di ribaltare la situazione.

Sembra altresì che l'esito delle elezioni non abbia "messo lo zampino" sulla tanto attesa sentenza, che era stata rinviata dall'inizio alla fine di maggio, "scontando" una situazione politica sicuramente diversa dalla precedente.

Fin qui la cronaca degli eventi in questa calda serata di maggio, che si può ben considerare 'decisiva' per il futuro del settore televisivo italiano.

La decisione del Consiglio di Stato mette infatti un punto fermo a una situazione parzialmente bloccata ormai da mesi e sconfigge una linea 'severa' come quella dell'Authority di Cheli, che di fatto finiva così per sancire ulteriormente (magari per l'eternità) il duopolio televisivo Rai-Mediaset.

La 7 ora ci può provare davvero e finalmente Giovalli e Mauri potranno scendere in campo con le loro idee e la loro capacità di proporre un'emittente nuova, alternativa, diversa.

Crediamo che questa sentenza segni un passaggio positivo, di grande importanza per chi ama il pluralismo e la libertà d'informazione, che in televisione conosce in Italia da tanti, troppi anni una limitazione gravissima, con tutte le attenzioni (e i fatturati pubblicitari, di migliaia di miliardi) concentrati su un solo gruppo privato e su un ibrido (fra servizio pubblico e rete commerciale) quasi impresentabile come la Rai attuale.

L'Authority ne esce male, a nostro avviso, perché si è ostinata nel vietare un'operazione che poteva 'aprire', finalmente, un settore che appare terribilmente bisognoso di aria nuova e anche di nuovi protagonisti.

Non ci riferiamo al merito strettamente giuridico del problema, perché certamente qui Cheli e i commissari avevano qualche buon argomento (la legge avrebbe infatti dovuto essere opportunamente cambiata a tempo debito, per poter procedere con maggiore tranquillità all'operazione) ma all'immagine che l'Authority ha dato, complessivamente, ovvero quella di voler governare il settore audiovisivo salvaguardando, tutto sommato, l'esistente, senza il coraggio di cambiare un assetto decisamente inaccettabile per un Paese democratico di stampo europeo.

La grande anomalia, in sostanza, è che tutto sia nelle mani di Mediaset e Rai e che tutti gli altri si dispustino con grande fatica solo le briciole; invece Cheli e soci hanno voluto rimarcare con forza (contro lo stesso parere dell'Antitrust di Tesauro) la sola presunta anomalia di un ex monopolista telefonico che cerca (con enorme fatica) uno spazio nella Tv via etere, un settore finora di fatto preclusa a chiunque.

Si discuterà a lungo di queste questioni e le opinioni saranno naturalmente divergenti.

Difficilmente saranno contenti di questi sviluppi, per esempio, il Polo e lo stesso Berlusconi, che si accinge ad assumere il Governo del Paese senza ancora aver risolto la vitale questione del conflitto d'interessi.

E questa sì - ci sia consentito - appare una grande e grave anomalia, che ci pone fuori dall'Europa e dalle regole vigenti in qualsiasi Paese democratico occidentale.

Si lasci allora partire La 7, che dovrà affrontare un'impresa terribile anche solo per farsi notare un pochino dal pubblico e si concentri magari l'attenzione proprio sul conflitto d'interessi.

Lo stesso Berlusconi ha tutto l'interesse (e ci si perdoni il bisticcio di parole) a far sì che questa situazione non perduri.

Sarà quindi importante premere perché la soluzione del conflitto, a questo punto, non sia solo nominale e formale ma semmai effettiva e sostanziale.

Mauro Roffi

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