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Sesso e potere: tutto il mondo è Paese…

Telecamere nascoste filmano il ministro che “esamina da vicino” le giovani candidate a un posto di lavoro. Italia? No, la vicina Albania, ma siamo nella stessa logica e anche là c’è tanta voglia di spegnere la libertà d’informazione…

23 Luglio 2010

Ecco la “edificante” vicenda così come è raccontata da Marjola Rukai sul sito Osservatorio Balcani e Caucaso:
“Un ministro porta nel suo appartamento le ragazze che rispondono ad un bando per un posto nel ministero da lui guidato? Il tutto viene smascherato da una trasmissione satirica? Le conseguenze: una multa per la rete televisiva che ospita la trasmissione per violazione della privacy. Potere, magistratura e media in Albania.
Non tira buon vento per i media a Tirana. Poco dopo la chiusura del quotidiano "Tema" il suo direttore, Mero Baze, ha dovuto interrompere la messa in onda della trasmissione "Faktori Plus" (ospitata dalla Tv Vizion Plus) nel corso della quale denunciava quotidianamente vicende di potere e corruzione che pochi altri osavano investigare. Anche la maggiore Televisione nazionale, Top Channel, si è ritrovata suo malgrado al centro dello scontro in atto tra media e potere. La Tv più d'avanguardia del Paese, infatti, è stata colpita da una multa di circa 400 mila euro. Non è la prima volta che Top Channel riceve multe e sanzioni da parte degli organi vicini al governo e responsabili per le trasmissioni televisive su scala nazionale. Ma questa volta siamo di fronte ad una novità significativa, poiché la sanzione è il risultato diretto di una sentenza del Tribunale di Tirana, dopo un breve processo che vedeva coinvolti Top Channel e l'ex ministro della Cultura Ylli Pango. Per la prima volta nella storia della giustizia albanese i giornalisti perdono una causa di fronte a un esponente del potere.
Tutto è iniziato lo scorso 4 marzo, quando nel corso della trasmissione "Fiks Fare" di Top Channel - un formato seguitissimo molto simile a "Striscia la Notizia", trasformatosi però, in un Paese come l'Albania, in un credibile banco d'accusa nei confronti del malgoverno - è finito sotto i riflettori l'allora ministro della Cultura Ylli Pango. In redazione erano arrivate varie denunce da parte di giovani ragazze che si erano candidate a diverse cariche alle dipendenze di Pango nel ministero della Cultura. Il ministro - denunciavano le ragazze - era solito chiamare le ragazze nel proprio appartamento privato senza risparmiare avances esplicitamente sessuali. La redazione di Top Channel, seguendo un' ormai collaudata prassi di giornalismo investigativo "soft", ha incaricato una collaboratrice di verificare quanto veniva a più riprese denunciato. Munita di una telecamera nascosta, la giovane ha reso possibile la registrazione di un incontro a casa del ministro, screditando quest'ultimo in pubblico durante una delle trasmissioni più seguite del Paese. Nel video, il ministro chiede alla ragazza di spogliarsi per poter esaminare la sua "adeguatezza" all'incarico a cui si candidava. Il premier Berisha si è visto costretto a licenziare il ministro. Ma la questione, per iniziativa di Pango, è finita in tribunale. Tra le accuse indirizzate da Pango alla maggiore Televisione del paese, quella di violazione della privacy. In questo modo, per la prima volta in Albania è stato aperto un ampio dibattito su questo tema delicato. In materia la legislazione albanese è poco matura e presenta il fenomeno - diffuso anche in altri settori giuridici - dell'adozione per “copia e incolla” di leggi provenienti da Paesi dell'Unione europea. Con il processo Top Channel - Pango, molti albanesi hanno avuto modo di venire per la prima volta a conoscenza del fatto che, anche nel loro Paese, la questione della privacy viene disciplinata da una legge apposita. Non sembrano però altrettanto tutelati i diritti di chi fa giornalismo investigativo, anche questo un concetto di recente approdo in terra albanese. Il ministro Pango, secondo i media di Tirana, non è stato neanche chiamato a testimoniare sulle accuse di avances sessuali, rese palesi a tutti gli albanesi attraverso il piccolo schermo. D'altro canto la multa in questione non ha precedenti nella storia dei media in Albania. In un Paese dove il terzo potere oscilla continuamente tra l'inefficienza e il flirt con il governo, trasmissioni come "Fiks Fare" hanno assunto di gran lunga il prestigio di portavoce dei cittadini sfiduciati e disincantati, tanto da trasformare una trasmissione nata per intrattenere i telespettatori albanesi in un baluardo del giornalismo investigativo. La multa ha suscitato forti reazioni a Tirana e solidarietà anche dai giornalisti dei Paesi vicini. Condanne sono arrivate dall'ordine dei giornalisti albanese, da politici e da Reporters Without Borders. “Siamo sconvolti dalla sentenza della Corte di Tirana e dalla somma senza precedenti del risarcimento del danno" - si afferma in una presa di posizione in materia sul sito dell'organizzazione - . Questa decisione è inaccettabile e costituisce una seria violazione della libertà dei media. L'abuso di potere da parte di un ministro è di interesse pubblico e la stampa deve essere libera di occuparsene. La decisione di Top Channel di trasmettere il video in questione era pienamente giustificata e perfettamente legittima”.
Dopo “Tema” e “Faktori Plus”, e numerose multe che hanno costretto alla moderazione la stessa Top Channel, con il caso “Fiks Fare” il giornalismo albanese riceve un altro duro colpo. Un colpo che rischia di far scivolare l'Albania ancora più in basso alla voce libertà d'informazione”.

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