Si riparte, sperando in una ‘svolta’

Editoriale settembre 2013 –

A costo di essere ripetitivi, dobbiamo avvertire prima di tutto i lettori che queste note – e tutto il numero di ‘Millecanali’ che state leggendo, pur ‘targato settembre’ – sono stati preparati nel mese di luglio, prima della pausa agostana, e dunque non possiamo dare conto di eventuali grosse novità che potrebbero aver portato con sé le settimane attorno a Ferragosto, di solito però avare di notizie, per la disperazione dei colleghi di quotidiani e Tg rimasti al lavoro. Fatta la precisazione di…

A costo di essere ripetitivi, dobbiamo avvertire prima di tutto i lettori che queste note - e tutto il numero di 'Millecanali' che state leggendo, pur 'targato settembre' - sono stati preparati nel mese di luglio, prima della pausa agostana, e dunque non possiamo dare conto di eventuali grosse novità che potrebbero aver portato con sé le settimane attorno a Ferragosto, di solito però avare di notizie, per la disperazione dei colleghi di quotidiani e Tg rimasti al lavoro.

Fatta la precisazione di rito, vediamo cosa ha lasciato in eredità all'autunno 2013 la prima parte dell'anno, ancora caratterizzata dalla crisi economica e da una situazione politica che è poco dire 'incerta' e 'paludosa'.

Sempre che non finiscano per dimostrare di avere ragione quanti dicono che in fondo l'attuale Governo Letta è destinato a durare - Renzi o non Renzi - perché è la rappresentazione finalmente palese di quel sostanziale 'inciucio' che già 'era nelle cose' da anni fra Pd e Pdl. È una tesi radicale che non ci sentiamo di condividere fino in fondo, anche se un Governo 'di grande coalizione' che duri a lungo, persino al di là di un'emergenza che tuttavia dura sul piano economico da anni e sul piano politico in fondo già dall'insediamento del Governo Monti, porterebbe diversi elementi a favore di simili argomentazioni.

Comunque sia, è un dato di fatto che dopo elezioni 'clamorose' quanto a risultati come quelle di febbraio, non c'è stata alcuna svolta nel modo di governare questo Paese che, non trovando soluzioni a livello politico ai propri guai, ha dovuto affidarsi all'unica 'ricetta' rimasta in campo, quella proposta da un presidente ultraottantenne chiamato a fare gli straordinari, oltre ogni limite di età e anche di ragionevolezza, ci pare. L'economia continua a non riservare gioie, il lavoro latita e il reddito di tanti è sempre basso ma l'autunno potrebbe finalmente segnare una svolta, nel senso che potrebbe iniziare una sia pur lenta risalita dal punto più basso della crisi, che dovrebbe essere stato superato e facciamo pure qualche scongiuro di rito, magari.

Veniamo comunque al sodo, ovvero alla situazione nel campo televisivo. Mentre Sky celebra i suoi dieci anni, la stagione 2013-2014 presenta la grossa novità di Cairo quale nuovo proprietario di La7 e dunque per questa rete, eterna promessa di un panorama televisivo stagnante come pochi altri nel mondo (nonostante il numero record di Tv presenti, che non è affatto segno di 'pluralismo'), siamo al momento della verità. E per Cairo è una bella sfida.

Sul piano governativo, le prime mosse di Catricalà non sembrano negative, anche se dopo la gestione di Passera e dello scomparso sottosegretario Vari, come dire, fare meglio non era proprio difficile.

Catricalà sembra conoscere il settore e i suoi problemi, al contrario dei suoi predecessori, e, per esempio, si rende conto che una grande fetta delle Tv locali è giunta al punto di non ritorno, nel senso che deve capire se arrendersi definitivamente o se cercarsi ancora un ruolo e un senso in un panorama televisivo complicato e sempre più 'ostile'. Ma quelle che vorranno andare avanti non potranno farlo senza un sostegno pubblico e senza scelte politiche che le aiutino a crearsi un futuro. Non ci si aspetti tuttavia da Catracalà - o almeno così ci pare plausibile - una svolta politica (tipo regole sul conflitto di interessi, o norme antitrust), perché il Governo di cui fa parte, dicevamo, si muove all'insegna di una sia pur complessa 'continuità'.

Per ultima non possiamo non citare la svolta (stavolta sì) nel campo dell'associazionismo che vede l'arrivo al posto della Frt di Confindustria Radio-Tv, dove tutti insieme, pubblici e privati, nazionali grandi e piccoli, dovrebbero trovare rappresentanza assieme alle 'grandi Tv locali' e anche alle 'grandi Radio'. È un'impresa che riteniamo ardua e difficile ma avremo tempo di parlarne con attenzione e profondità.

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