Social Tv, tanta voglia di leggerezza

Il 21 marzo, sono stata invitata ad una festa di compleanno: i 10 anni di Twitter. Un evento importante per una come me, che vive di second screen e non può fare a meno di guardare la tv senza lo smartphone in mano. Siamo in tanti ormai, se consideriamo che nel 2015, 1,1 milioni di utenti hanno commentato programmi ed eventi  televisivi in Italia, generando 44 milioni di tweet.  All’inizio era un diversivo, ma ora questo modo di fruizione è diventato consuetudine e i broadcaster lo sanno. Ci siamo abituati vedere in sovraimpressione l’hashtag ufficiale dei programmi, è cosa dovuta la possibilità di voto on line, ed è frequente rivedere il proprio tweet in tv.

A proposito delle abitudini, Goethe diceva che “un arcobaleno che dura un quarto d’ora non lo si guarda più”, e così anche questa della social tv è diventata un’onda collettiva sempre più uniforme, delineata da gusti ed orientamenti consolidati su alcune certezze.

Se nel 2013 e nel 2014, i talk politici svettavano accanto agli show di punta nelle classifiche dei programmi più commentati su Twitter, quest’anno questi numeri si sono notevolmente ridotti, in linea con la crisi di genere. L’arcobaleno delle querelle politico-televisive non appassiona più il pubblico italiano, che cerca distrazione in altri generi di programmi. La verità è che, anche sul web, gli italiani hanno una sete disperata di entertainment e alle parole, preferiscono le canzonette. Sono Amici, Sanremo, XFactor, The Voice, l’Eurovision Song Contest i giganti della social tv; è sulle canzoni che ci sentiamo tutti allenatori, pronti a gridare o twittare la nostra opinione.

La sete di intrattenimento arriva al paradosso se consideriamo che nel 2015 in testa alla top ten Twitter della categoria “talk show” compare #Chilhavisto, un nuovo cult della social tv e scopro che esiste una community spontanea, quella dei #Chilhavisters, migliaia di utenti che ogni mercoledì s’incollano a guardare la Sciary (la chiamano così!) e commentano con estremo divertimento storie e personaggi della cronaca nera. Come si può ridere di Chi l’ha visto? Eppure, vi sfido a stare seri mentre leggete i tweet di quel rullo. I social network ci insegnano come i contenuti possano avere più chiavi di lettura, come gli spettatori dal basso possano riuscire attivamente a ricostruire il senso dello storytelling. Su Twitter, Chi l’ha visto diventa il format della provincia italiana, quella più eccentrica, quella della commedia con lo scemo del villaggio e la maestrina freak e nessuno lo può impedire. Noi operatori della tv tradizionale possiamo solo renderci conto che non siamo più padroni unici dei contenuti che, una volta condivisi, sono nelle mani dei follower.

 

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