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Stampa e Tv: Italia e Brasile a confronto

Televisione

Stampa e Tv: Italia e Brasile a confronto

Mettiamo a confronto, grazie a due testimonianze dirette, la stampa e la Tv in Brasile con quelle italiane. Andando a fondo, non mancano le sorprese...

Dom Serafini

07 Luglio 2010

La stampa e la Tv italiane vengono spesso confrontate con quelle americane, con risultati piuttosto scoraggianti. Ma come se la caverebbero se il confronto venisse fatto con quelle brasiliane? La stampa in Brasile, dopo un periodo di censura militare, sembra essere rinata in modo aggressivo, mentre la Tv é diventata un esempio per il mondo, tanto che per poco una societá brasiliana, Tv Globo, non ha acquisito un ruolo importante anche nel panorama televisivo italiano con TeleMonteCarlo (ora La7). Abbiamo chiesto di fare un confronto ad una coppia di giornalisti italiani da tre anni trasferiti a Sao Paulo dopo un periodo passato a Milano: lui, Paolo Manzo di Cuneo, giornalista per la carta stampata, sua moglie, Mari Zuppello di Roma, specializzata in Televisione. Paolo collabora sia con la stampa italiana, come “Panorama” ed il “Secolo XIX”, sia con quella brasiliana. Maria ha prodotto programmi sia per Mediaset in Italia che per Global Vision a New York. In Brasile ha prodotto programmi per la rete nazionale Record-Tv. “Millecanali” ha incontrato la coppia durante il Brasil Tv Forum, da 11 anni la principale fiera e conferenza per la televisione del Paese. “In Italia la maggior parte delle produzioni è appaltata - ci fa notare Maria - . In Brasile le Tv producono tutto entro le loro strutture. Basti pensare che Endemol ('il Grande Fratello') opera all'interno di Globo (si chiama Endemol Globo). Solo adesso e con molta fatica si comincia a formare un mondo di produttori indipendenti, che però vendono principalmente alle reti americane, come Discovery e Fox. Per quanto riguarda il ruolo del giornalista, in Italia si ricorre allo 'stand-up' in maniera misurata, in Brasile invece si esagera e tutti i Tg mostrano i mezzobusti dei giornalisti in situazioni surreali, perchè c'è l'obbligo di indossare sempre la giacca anche nella favela o con temperature tropicali. Le donne sono sempre vestite in modo sobrio”. Quindi non é come in Italia dove i decolleté distraggono dalle notizie ed i corrispondenti vanno in onda come se si fossero appena alzati dal letto. “Il paradosso é che si pensa sempre alle brasiliane come le vediamo in Italia, ma qui in Tv sono più coperte che in Italia”. Le notizie come vengono date? “Sono chiare ed espresse in modo elementare. Molta cronaca, soprattutto legata alla criminalitá. Si parla di politica ma sempre con un'attenzione alla cronaca (scandali e corruzione). Qui la politica non c'entra nulla con la Tv. Non é come da noi. Inoltre, rispetto all'Italia, il livello tecnologico in Brasile é più avanzato. Ormai tutti girano e trasmettono in alta definizione”. Passiamo ora a Paolo. Per quanto riguarda la carta stampata, quali sono le principali differenze? “La prima differenza è l'assenza pressoché totale di un serio giornalismo d'inchiesta. In Brasile sono rarissimi i casi di reportage realizzati su questioni che, invece, in Italia avrebbero vasta copertura. Il primo esempio che mi viene in mente è l'analisi dei fenomeni della malavita. In Italia su Mafia, Camorra e 'Ndrangheta sono stati scritti centinaia di libri ed articoli investigativi. In Brasile del Primeiro Comando da Capital, che nel maggio 2006 mise a ferro e fuoco Sao Paulo, bloccandola per una settimana, quasi neanche una riga di approfondimento da tre anni che sono qui. Bisogna dire, peró, che anche in Italia il giornalismo investigativo é entrato in crisi per colpa della 'privacy', di Internet, del taglio sui costi e della proprietá (che vuole un giornalismo d'inchiesta meno aggressivo, soprattutto quando ci si trova di fronte a conflitti d'interessi). La seconda differenza è la varietà dell'offerta del prodotto giornalistico. In Italia ci sono una moltitudine di giornali e settimanali, ognuno portatore di interessi ed ideologie specifiche. Chi volesse farsi un'idea della realtà del 'Paese Italia' può benissimo fare una media ponderata di 2-3 giornali di orientamento differente. In Brasile invece l'offerta è davvero misera ed omologata al modo di pensare del 3-5% della popolazione che detiene il 65% del reddito”.
In conclusione, possiamo quindi affermare che la Tv in Brasile sa raggiungere il suo vasto pubblico di analfabeti (che in alcune regioni arriva fino al 70%) mentre la carta stampata brasiliana sa parlare solo ad una stretta cerchia di lettori.
Nella foto, la coppia Paolo Manzo e Maria Zuppello.

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