Strane accuse a una giornalista azera

È iniziato venerdì scorso il processo alla giornalista investigativa azera Khadija Ismailova, autrice di varie inchieste sulla corruzione nel Paese. In realtà la data era stata fissata per il 22 luglio, giorno nazionale della stampa. Questa data era però troppo azzardata per il regime di Ilham Aliyen, che sulla lotta alla stampa indipendente basa parte del suo potere, e c’è stato allora un leggero slittamento.

Khadija è stata sottoposta a custodia cautelare il 5 dicembre con accuse ‘politicamente motivate’; cinque giorni dopo è stata ritirata la licenza all'avvocato che aveva deciso di difenderla. La giornalista era dunque in attesa di processo da oltre sei mesi.
L'accusa alla Ismaylova è nientemeno che di incitamento al suicidio, reato punito dall'articolo 125 del codice penale con sette anni di carcere. Secondo le autorità azere, Ismayilova avrebbe istigato un suo ex collega ed ex fidanzato, Tural Mustafayev, a tentare il suicidio. Avrebbe offeso l'onorabilità e la dignità di Mustafayev sui social network e nella sua cerchia di amici, annunciando la fine della loro relazione e la decisione dell'uomo di sposare un'altra donna.

Ismayilova avrebbe poi spinto con successo la direzione di Radio Azadlyg a licenziare Mustafayev e avrebbe ottenuto lo stesso risultato a Meydam Tv, presso cui l'uomo aveva trovato un nuovo impiego.
Tutte accuse per le quali le autorità azere non sembrano aver presentato prove. Inoltre, le testate giornalistiche chiamate in causa hanno smentito che lei abbia avuto alcuna influenza sulle loro decisioni.

Attualmente i giornalisti e blogger in carcere per motivi politici in Azerbaijan sono 12.

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