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Tensione per la Tv fra San Marino e l'Italia
Eugenio Bonanata
14 Gennaio 2012
È chiaro che in sede di conversione del decreto sarà presentato un emendamento ad hoc, cui si sta già lavorando. Tuttavia, restano alcuni interrogativi. Una semplice 'svista' oppure c'è dell'altro? Da parte italiana nessun commento, mentre sul versante sammarinese in questi giorni ha parlato il segretario di Stato per gli Affari esteri, Antonella Mularoni. “L'Italia - ha detto - deve dirci a breve cosa intende fare, anche se, come la Rai, non ha mai creduto troppo nella nostra Televisione pubblica. C'è però interesse alle nostre frequenze”.
E ha aggiunto: “Con l'accordo del 2008 abbiamo ceduto tre frequenze e mezzo e se ai nostri vicini non interessa più Smtv le recupereremo e troveremo un altro partner che crede nello sviluppo della Televisione”. Forse è eccessivo pensare ad un 'piano B' per la gestione dell'emittente, che attualmente è affidata ad una società 50% Rai e 50% San Marino.
D'altro canto il richiamo alle frequenze è un 'evergreen': in questo caso in ballo ci sono i canali 7, 26 e 30, assegnati a Smtv dal Piano di Ginevra del 2006 e ceduti all'Italia in cambio dell'estensione del 51 nelle regioni limitrofe (in aggiunta al 42 che illumina il territorio della Repubblica).Più verosimilmente, però, senza troppa dietrologia, le lagnanze di cui sopra sembrano voler attirare l'attenzione dell'esecutivo Monti soprattutto in vista della stipula di quella convenzione quinquennale col Dipartimento Editoria promessa dall'intesa raggiunta nel 2008.
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