Tensione per la Tv fra San Marino e l’Italia

Il ‘Milleproroghe’ non contiene il consueto finanziamento da 3 milioni di euro a favore della Televisione di San Marino guidata da Carmen Lasorella e ‘cogestita’ dalla Rai. Nervosismo sul Titano e anche qualche minaccia.

Anche Smtv, la Tv di Stato di San Marino, guarda al Milleproroghe con una certa apprensione. Il provvedimento, infatti, non contiene il consueto via libera al finanziamento da 3 milioni e 98 mila euro a favore della Televisione del Titano guidata da Carmen Lasorella e 'cogestita' dalla Rai. La cifra, prevista dall'accordo tra le parti siglato nel 2008, e non ancora formalmente ratificato dall'Italia, è di competenza del Dipartimento Editoria della Presidenza del Consiglio ed è ovviamente di fondamentale importanza per le sorti della Tv (che peraltro recentemente ha affrontato cospicui investimenti per lo sbarco sul digitale terrestre e soprattutto sul satellite).

È chiaro che in sede di conversione del decreto sarà presentato un emendamento ad hoc, cui si sta già lavorando. Tuttavia, restano alcuni interrogativi. Una semplice 'svista' oppure c'è dell'altro? Da parte italiana nessun commento, mentre sul versante sammarinese in questi giorni ha parlato il segretario di Stato per gli Affari esteri, Antonella Mularoni. “L'Italia - ha detto - deve dirci a breve cosa intende fare, anche se, come la Rai, non ha mai creduto troppo nella nostra Televisione pubblica. C'è però interesse alle nostre frequenze”.

E ha aggiunto: “Con l'accordo del 2008 abbiamo ceduto tre frequenze e mezzo e se ai nostri vicini non interessa più Smtv le recupereremo e troveremo un altro partner che crede nello sviluppo della Televisione”.
Forse è eccessivo pensare ad un 'piano B' per la gestione dell'emittente, che attualmente è affidata ad una società 50% Rai e 50% San Marino.

D'altro canto il richiamo alle frequenze è un 'evergreen': in questo caso in ballo ci sono i canali 7, 26 e 30, assegnati a Smtv dal Piano di Ginevra del 2006 e ceduti all'Italia in cambio dell'estensione del 51 nelle regioni limitrofe (in aggiunta al 42 che illumina il territorio della Repubblica).Più verosimilmente, però, senza troppa dietrologia, le lagnanze di cui sopra sembrano voler attirare l'attenzione dell'esecutivo Monti soprattutto in vista della stipula di quella convenzione quinquennale col Dipartimento Editoria promessa dall'intesa raggiunta nel 2008.

Pubblica i tuoi commenti