Tornano i contributi per ‘rottamare le frequenze’

Per eliminare le interferenze con l'estero –

Nel decreto di fine anno ‘Destinazione Italia’ sono contenute a sorpresa alcune norme che prevedono contributi fino a 20 milioni di euro per chi rinuncia a frequenze ‘non coordinate con l’estero’. Ma c’è incertezza anche su chi sia realmente coinvolto nella questione…

Oggetto della nostra attenzione è dunque il decreto-legge pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 23 dicembre 2013, n. 145, 'Destinazione Italia', in precedenza approvato dal Consiglio dei Ministri del 13 dicembre e già in vigore pertanto dal 24 dicembre. Ma, trattandosi di un decreto-legge, ricordiamo subito che occorre - pena decadenza - la sua conversione in legge da parte del Parlamento, che deve avvenire entro 60 giorni dall'entrata in vigore (e dunque poco prima di fine febbraio).

Il decreto prevede interventi urgenti di avvio del piano 'Destinazione Italia', per il contenimento delle tariffe elettriche e del gas, per la riduzione dei premi RC-auto, per l'internazionalizzazione, lo sviluppo e la digitalizzazione delle imprese, nonché misure per la realizzazione di opere pubbliche ed Expo 2015.
Il decreto è costituito da 15 articoli che dettano disposizioni per l'attuazione di alcune misure fondamentali appunto per il piano “Destinazione Italia”, approvato dal Consiglio dei Ministri il 19 settembre scorso.

A sorpresa però due commi dell'articolo 6, l'8 e il 9, riguardano proprio il settore televisivo. Ecco il testo, sufficientemente esplicativo, qui di seguito:

Articolo 6, comma 8:

“Entro quindici giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni avvia le procedure per escludere dalla pianificazione delle frequenze per il servizio televisivo digitale terrestre le frequenze riconosciute a livello internazionale ed utilizzate dai Paesi confinanti, pianificate ed assegnate ad operatori di rete televisivi in Italia ed oggetto di accertate situazioni interferenziali. La liberazione delle frequenze di cui al primo periodo deve avere luogo entro e non oltre il 31 dicembre 2014.
Alla scadenza del predetto termine, in caso di mancata liberazione delle suddette frequenze, l'Amministrazione competente procede senza ulteriore preavviso alla disattivazione coattiva degli impianti avvalendosi degli organi della polizia postale e delle comunicazioni ai sensi dell'articolo 98 del Codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259”.

Ed ecco il comma 9:

“Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono definiti i criteri e le modalità per l'attribuzione, entro il 31 dicembre 2014, in favore degli operatori abilitati alla diffusione di servizi di media audiovisivi, di misure economiche di natura compensativa, a valere sulla quota non impiegata per l'erogazione dei contributi per i ricevitori per la televisione digitale nella misura massima di 20 milioni di euro, trasferiti a Poste Italiane S.p.a. in via anticipata, di cui al decreto del Ministro delle comunicazioni 30 dicembre 2003, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 18 del 23 gennaio 2004, finalizzate al volontario rilascio di porzioni di spettro funzionali alla liberazione delle frequenze di cui al comma 8. Successivamente alla data del 31 dicembre 2014 le risorse di cui al primo periodo che residuino successivamente all'erogazione delle misure economiche di natura compensativa di cui al medesimo periodo possono essere utilizzate, per le stesse finalità, per l'erogazione di indennizzi eventualmente dovuti”.

Per spiegare meglio questo 'ritorno in scena' della rottamazione delle frequenze (al solito, delle Tv locali), stavolta finalizzata a cercare di risolvere i problemi di interferenze con l'estero (finora abbastanza ignorati, nonostante gli impegni assunti in sede internazionale), anticipiamo di seguito una parte della nostra consueta rubrica sulla 'Tv digitale' che apparirà su Millecanali di gennaio, a firma, come sempre, di Oliviero Dellerba.

“I periodi adiacenti alle ferie sono sempre i più pericolosi per il mondo radiotelevisivo italiano. Da sempre quasi tutte le imboscate per gli operatori sono state collocate ad arte ad agosto.
Questa volta siamo reduci dalle ferie di fine e inizio anno e lo sgambetto è di nuovo pronto e nascosto in un decreto del Governo: si tratta della “soluzione definitiva” per le interferenze con l'estero.

Il rilascio volontario delle frequenze questa volta è contenuto all'interno del decreto “Destinazione Italia” e prevede 20 milioni di euro da dividere tra le emittenti che abbiano un'accertata situazione di conflitto con i Paesi confinanti. A questo proposito, è opportuna una precisazione: non sono poi moltissime le emittenti, se ci si basa su criteri oggettivi; diventano diverse decine se invece si adotta il regime dello “0 dB”, che alcuni Paesi invocano.
Al di là del fatto che gli operatori di rete che hanno ricevuto una frequenza dallo Stato non possono essere trattati come se fossero dei buffoncelli e invitati a rottamare i canali ottenuti (qualcuno a Roma sapeva che avrebbero creato problemi attorno allo Stivale?), entro il dicembre 2014 devono cessare le interferenze.

Siccome sempre dello stesso Ministero si parla, ci sembra di capire che allo Sviluppo Economico qualcuno ha deciso di porre finalmente rimedio ai disastri commessi dal 2008 in poi. E alle interferenze di cui riempiamo il bacino europeo…

Agcom ora sarà costretta a escludere dalla pianificazione le frequenze riconosciute a livello internazionale e utilizzate dai Paesi confinanti: se non si partecipa alla rottamazione “pro estero” si rischia la disattivazione coattiva. Dove sta la novità? Pare che stavolta la procedura di infrazione sia già partita da Lubiana e presto anche da Zagabria.
Da rivedere, quindi, ci sono anche i diritti d'uso di La3 (sulla fascia tirrenica il 37 potrebbe generare problemi con Costa Azzurra e Corsica), persino quelli Rai (zone di Courmayeur e Tarvisio), di alcune emittenti lombarde, di moltissime venete e friulane (tra cui Canale Italia), qualche romagnola, marchigiana e abruzzese. Infine le siciliane, che possono dare problemi a Malta, e le sarde, che litigherebbero sulle Bocche di Bonifacio per i canali assegnati alla Corsica”.

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