Torri di trasmissione, la lotta per Inwit e i propositi del Governo

Tim - Telecom Italia mette sul mercato le torri di Inwit ed Ei Towers riprova a essere protagonista nel settore presentando un’offerta. Ha però un concorrente, che non è Rai Way  ma la Cassa Depositi e Prestiti, alleata con gli spagnoli. Il Governo segue attentamente la situazione…

Il Governo Renzi non si opporrebbe alla creazione di un campione nazionale delle torri di trasmissione, purché il controllo di questo soggetto fosse pubblico. A sostenere l’ipotesi di una concentrazione di questo tipo “se per gli operatori avesse un senso industriale” è stato il sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli.

Sugli impianti di trasmissione (non solo radio-tv ma anche tlc) è in corso da tempo una lotta piuttosto serrata e si ricorderà la clamorosa offerta (un’Opas) di Ei Towers (Mediaset ne possiede il 40%) su Rai Way (dopo la sua separazione dalla Rai e la sua fortunata quotazione in Borsa), respinta dal Governo Renzi. Ora in ballo ci sono le torri già di Tim (ex Telecom Italia), ovvero quelle di Inwit, a sua volta da poco quotata in Borsa, che sono ufficialmente (stavolta) sul mercato.

A contendersi le torri Inwit (o meglio il 40-45% della società, che corrisponde al controllo) ci sono due offerte: da un lato ci sono gli spagnoli di Cellnex, gruppo Abertis, alleati con il fondo F2i, di cui ha una quota di minoranza Cdp (ovvero la famosa Cassa Depositi e Prestiti, spesso candidata a un ruolo centrale nell’economia italiana), dall’altra c’è di nuovo Ei Towers.

Cellnex è intenzionato a diventare il maggior operatore di infrastrutture tlc in Italia. Gli spagnoli sono infatti già proprietari di numerosi siti, grazie anche all'acquisto delle 7.698 torri messe in vendita da Wind e da Atlantia. Se a queste si sommassero le circa 11mila torri di Tim, avrebbero una posizione di primato invidiabile.

Le torri italiane dunque potrebbero finire in mano estere, per giunta con l’appoggio di un ‘campione nazionale’ come Cdp. Viceversa, se prevalesse Ei Towers, si riproporrebbe la situazione di un privato che è contemporaneamente proprietario delle torri di trasmissione e di un grande gruppo televisivo di contenuti, di gran lunga prevalente nel campo della raccolta pubblicitaria (senza contare la Mondadori in libri e periodici e da poco il lancio alla conquista del settore radiofonico).

In ogni caso Rai Way, la vera società pubblica, resterebbe isolata e fuori dai giochi. Una situazione complessa, in cui il Governo manifesta l’intenzione di avere un ruolo, anche se non si capisce come possa intervenire (e se anzi possa intervenire) nell’operazione Inwit.

Sullo sfondo, poi, ci sono la questione della rete per la banda larga, in cui Tim e Cdp, alleate, potrebbero avere un ruolo determinante, e l’assetto stesso di Tim, con i francesi in un ruolo di primo piano.

Insomma, per Giacomelli c’è parecchia carne al fuoco. Tornando alle sue dichiarazioni, il sottosegretario ha detto: “Penso che il mio pensiero sulle infrastrutture strategiche di comunicazione sia abbastanza chiaro. Credo sia giusto che le infrastrutture di comunicazione strategiche siano di proprietà pubblica o a controllo pubblico, a garanzia della concorrenza, del mercato e della libera iniziativa di tutti. A maggior ragione in questo settore delle torri, noi seguiamo con attenzione quello che sta avvenendo”.

Da parte del Governo, quindi, “nessun ostacolo se si dovessero avviare ipotesi o dialoghi o percorsi che puntano alla concentrazione in un unico soggetto, se questo ha un senso industriale e se rispetta la condizione del controllo pubblico: del resto esperienze di questo tipo in altri Paesi europei hanno dato buoni risultati”.

Ma come si possa arrivare a questo quando la situazione, peraltro in grande evoluzione, va in tutt’altra direzione per adesso è poco chiaro.

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