Trieste Film Festival, nel 2017 un’edizione da premio

Forte di un'identità precisa, focalizzata sul cinema dell'Europa dell'Est, e della capacità di coinvolgere sempre nuove fasce di pubblico, la 28° edizione del Trieste Film Festival ha conquistato anche il mondo della piccola e media distribuzione. Lo racconta Nicoletta Romeo, che insieme a Fabrizio Grosoli segue la direzione artistica dell'evento

Presenze aumentate del 20%, svariati sold out, 120 titoli presentati tra premiere assolute e anteprime italiane, eventi, mostre, masterclass. La 28° edizione del Trieste Film Festival – che si è svolta dal 20 al 29 gennaio - ha chiuso i battenti con un bilancio più che positivo, registrando un sostanzioso aumento sia a livello di biglietti che di accrediti.  “Il pubblico del Festival sta crescendo in maniera esponenziale e vede la partecipazione non solo dei triestini ma anche di spettatori di altre regioni d'Italia e dei Paesi limitrofi, soprattutto Slovenia, Croazia, Austria e così via,” racconta Nicoletta Romeo, che condivide la direzione artistica del Festival con Fabrizio Grosoli. L'interesse registrato oltre le Alpi, chiaramente, è tutt'altro che casuale, dal momento che il Trieste Film Festival si staglia nel panorama degli appuntamenti cinematografici con un profilo ben preciso: si tratta, infatti, del primo e più importante appuntamento italiano con il cinema dell'Europa centro-orientale.

Nicoletta Romeo

Nicoletta Romeo

“Il Festival quest'anno è durato un giorno in più,” prosegue Romeo. “Ciò ci ha consentito sicuramente di aumentare il pubblico e di dedicare una giornata esclusivamente ai film vincitori. Questa iniziativa ha funzionato molto! Per la stessa Trieste, il nostro rappresenta il più importante evento invernale, portando in città molti turisti, con ricadute immediate per alberghi e ristoranti in un mese, come gennaio, che altrimenti sarebbe poco invitante.”
Il Festival ha avuto luogo in due sale ufficiali: la Tripcovich con ben 900 posti e il Teatro Miela con 300 posti. “Anche su questo fronte, però, c'è stata una novità,” ha sottolineato Romeo. “Uno dei luoghi nuovi e ufficiali del Festival è stato il 'Magazzino delle Idee', fulcro dell'evento per tutto ciò che non era prettamente legato alle proiezioni, ma dedicato agli eventi collaterali che fino all'anno scorso non avevano una collocazione specifica: mostre, panel, masterclass, incontri, laboratori per bambini... Uno spazio che in futuro desidereremmo non soltanto confermare, ma anche ampliare.”

Opportunità per piccoli e medi distributori

Non è tutto: la 28° edizione ha segnato anche una maggiore collaborazione con i distributori italiani. “Quest'anno abbiamo avuto l'idea di dedicare un panel specifico su cosa sia cambiato recentemente nel settore della distribuzione italiana, anche alla luce, ma non solo, della nuova legge sul cinema,” prosegue Romeo. “È stato il modo per fare giungere a Trieste tra i quindici e i venti distributori medio-piccoli, a cui abbiamo dato la parola. Si è trattato di un appuntamento nuovo e insolito all'interno del nostro mondo, dato che, in altri eventi, i distributori che partecipano e si confrontano sono sempre quelli di grandi dimensioni. Da noi, invece, hanno partecipato anche società nate da non molto tempo che, in qualche modo, si stanno appropriando di una fetta di mercato che fino a poco fa non era granché presa in considerazione dal settore. Risultato? Quest'anno, più che mai, molti titoli della nostra selezione sono stati già comprati da distributori italiani, non soltanto i lungometraggi in concorso e quelli relativi agli eventi speciali, ma anche i documentari. Finalmente, alcuni dei titoli saranno presto visibili nelle sale italiane. È un risultato molto importante, perché fino a qualche tempo fa avevamo la sensazione di occuparci di un mercato marginale. Oggi, possiamo finalmente dire che non è più così!”
Rispetto al passato, dunque, i film dell'Europa dell'Est cominciano a essere appetibili per le piccole case di produzione che, non avendo accesso a titoli italiani e statunitensi con grandi potenzialità di successo al botteghino, intravedono nel Trieste Film Festival favorevoli opportunità di incontro e di promozione. “Si consideri, inoltre, che il nostro evento diventa anche un luogo dove si possono recuperare quei titoli che i distributori non riescono a vedere nei grandi festival. Qui li possono recuperare e decidere se possono essere interessanti per il loro line-up.”
Con alcuni distributori, l'uscita del film è stata effettuata persino in collaborazione con il Festival stesso. È quanto accaduto con un paio di titoli dell'I Wonder Pictures di Bologna, che ha caldamente richiesto il logo del Trieste Film Festival sul film in sala. “Lo stesso peso del Festival è aumentato, insomma, creando sinergie senza entrare in competizione.”

Qualità e partecipazione

Si è aperto, così, un discorso di mercato che non svilisce affatto il programma del Trieste Film Festival, che si conferma di altissimo profilo, di qualità e capace di rappresentare le eccellenze della filmografia dell'Europa dell'Est. “Parliamo di una cinematografia che in questo momento non è soltanto molto interassante, ma anche vincente,” afferma Romeo. “Credo che abbiamo anche contribuito a sbaragliare alcuni stereotipi sul fatto che si trattassero soltanto di film che rappresentano esclusivamente realtà misere e disagiate. Non è affatto così: quest'anno abbiamo avuto commedie nere formidabili, thriller, film di alto profilo come 'Sieranevada' di Cristi Puiu, considerato il padre del 'Nuovo cinema rumeno'. È anche un cinema di grandi scoperte, come testimonia un documentarista apolide come Vitalij Manskij, che lavora tra Russia e Lettonia. Si tratta di una cinematografia da scoprire e da riscoprire, tutt'altro che uniforme, basti pensare alla vastità dell'area geografica, dai Paesi balcanici alle ex repubbliche sovietiche, passando dall'area mediterranea. La nostra missione è di proporre cinema di qualità raggiungendo un pubblico sempre più vasto e variegato.” Sotto questo profilo, le masterclass hanno un ruolo fondamentale, seguitissime dagli studenti, non solo di cinema, e dal pubblico in generale. “Sono degli appuntamenti fissi e apprezzatissimi del Festival: quest'anno hanno visto come protagonisti Cristi Puiu, Vitalij Manskij e Marco Bellocchio”.
Tra l'altro, per l'ultima edizione, l'organizzazione ha lavorato molto nella promozione del Festival raggiungendo accordi con categorie specifiche di associazioni culturali, lavorando in modo particolare su fasce di pubblico meno abituate alla sala. “In questo modo, il Festival è sempre più un appuntamento popolare, un momento di incontro e di festa, la cosa più lontana dal classico evento di nicchia.”
Per il futuro l'obiettivo è mantenere l'alta qualità, lo specifico focus geografico e culturale, il dialogo tra maestri della settima arte e i talenti emergenti e, perché no, confermare quel tocco di glamour che quest'anno si è manifestato con la presenza di Monica Bellucci, vincitrice dell' “Eastern Star Award 2017” come protagonista del film di chiusura “On the Milky Road” di Emir Kusturica. “Se quest'anno abbiamo costruito un ponte con il settore della distribuzione,” conclude Romeo, “il prossimo grande obiettivo sarà quello di cercare di costruire qualche rapporto più solido con il mondo delle istituzioni.”

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