Turchia, prosegue la stretta sui media

Sono  108 i giornalisti attualmente detenuti in Turchia, in gran parte arrestati durante lo stato di emergenza che il presidente Erdogan ha  dichiarato dopo il fallito golpe del 15 luglio. A rivelarlo è l’osservatorio  locale per la libertà di stampa P24, secondo cui 66 di questi giornalisti sono accusati di avere di legami con la rete di Fethullah Gulen, prima alleato ora nemico di Erdogan che Ankara indica  come regista del tentativo di colpo di stato.

Il numero di 108 giornalisti in arresto è la prosecuzione delle misure restrittive adottate dal presidente turco, sfociate a fine luglio con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale turca del decreto legge sulla chiusura ed espropriazione di 45 giornali, 16 canali televisivi, 23 stazioni radio, tre agenzie di stampa e 15 riviste. Sono state chiuse anche ventinove case editrici. Nel complesso nell’inchiesta sul golpe sono stati emessi mandati d’arresto per 82 giornalisti. Gli altri giornalisti detenuti sono accusati di propaganda terroristica a favore del Pkk. E’ il caso dei quotidiani filo-curdi ‘Ozgur Gundem’ e ‘Azadiya Welat’ e dell’agenzia Dicle.

Alcuni giornalisti sono invece riusciti a lasciare il paese.

 

 

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