Tv: l’Italia ha spento le frequenze ‘interferenti’

In questi anni su Millecanali e su questo sito abbiamo seguito con grande attenzione (senza lesinare critiche e osservazioni, peraltro) il complicatissimo processo che doveva portare allo spegnimento delle famose frequenze Tv ‘non coordinate’ a livello internazionale e dunque considerate ‘interferenti’ rispetto all’uso che ne fanno (legittimamente, nel loro caso) i Paesi con noi confinanti. Le frequenze in oggetto erano occupate, per assegnazione del tutto legittima negli anni scorsi da parte dello stesso Ministero dello Sviluppo Economico (l’uso doveva anzi durare a lungo, vent’anni, secondo le promesse originarie), dalle Tv locali, che dunque rischiavano un drastico ridimensionamento, proprio mentre erano anche alle prese con la forte crisi economica e la contrazione dei contributi pubblici.

Alla fine, sia pure dopo molti rinvii delle scadenze fissate dallo stesso Ministero e tutta una serie di operazioni discutibili e discusse, l’operazione sembra essere andata in porto, compresa la ‘criticissima’ zona della fascia adriatica. Parallelamente allo spegnimento delle frequenze di cui sopra si sono anche svolte altre complicate operazioni, come il ‘rilascio volontario’ delle frequenze da parte delle Tv locali interessate e l’assegnazione di nuove frequenze ‘recuperate’ dal Ministero.

Ora l’annuncio da parte del sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli (nella foto): la questione è risolta, o quasi (come vedremo, c’è una sola eccezione), anche se l’effetto principale sembra essere stato quello di far rinunciare non poche Tv locali all’attività di operatore di rete.

Il Ministero dello Sviluppo Economico annuncia infatti di aver completato il 29 novembre il processo di spegnimento (switch off) degli impianti che interferivano sull’Adriatico con i Paesi confinanti. Solo nelle Marche, però, l’operazione è stata temporaneamente sospesa a causa del terremoto.

“Dopo decenni l’Italia delle frequenze torna nella legalità internazionale - è il commento soddisfatto del sottosegretario Giacomelli - . Nel momento di insediamento di questo Governo l’ITU (International Telecommunication Union), l’Onu delle frequenze, ci ricordò che l’Italia era da tempo un’osservata speciale perché utilizzava frequenze Tv non coordinate che appartenevano ai Paesi confinanti. Ci siamo impegnati a rimediare e, dopo un lavoro molto complesso, oggi abbiamo mantenuto la parola e possiamo sederci ai tavoli di coordinamento con i Paesi confinanti, anche in vista della liberazione della banda 700 (che è la prossima sfida, da tutti attesa con timore; N.d.R.)”.

I problemi con Francia, Malta e Svizzera erano stati risolti nella prima metà del 2016, precisa la nota del Mise, mentre le frequenze interferenti con Croazia e Slovenia sono state spente in novembre.

Nel complesso le frequenze spente sono state 12 in Puglia, 10 in Abruzzo e Molise, 9 in Friuli-Venezia Giulia, 8 in Veneto, 5 in Emilia, 4 in Sicilia, 2 in Liguria e Toscana e 1 in Lombardia.

Contemporaneamente, come si diceva, sono state messe a disposizione 26 frequenze coordinate in Piemonte, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Emilia-Romagna, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Toscana e Sardegna, 18 delle quali sono state effettivamente assegnate in base alle richieste dei fornitori di servizi media audiovisivi (in altri casi si è ritenuto non necessaria, in rapporto alla ‘domanda’, l’assegnazione di ulteriori frequenze).

L'annuncio è stato accolto con favore dall'ITUche ricorda come il processo di spegnimento abbia riguardato ben 61 frequenze interferenti nel nostro Paese, che negli anni hanno provocato disturbo al segnale televisivo dei nostri vicini dal 2005.

La svolta secondo l’ITU con il Governo Renzi, che negli ultimi due anni, in collaborazione con Agcom, ha messo mano al dossier interferenze risolvendo il problema.

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