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Televisione

Tv locali: il decreto si fa aspettare

Qualcuno spera che Napolitano l’abbia bloccato in extremis. Ma le norme sulle Tv locali contenute (salvo sorprese) nel decreto-legge “omnibus” cambiano tutto, a (forte) danno delle Tv locali. Preoccupata attesa nel settore. I riflessi sulla Radio.

Mauro Roffi

25 Marzo 2011

Non sappiamo ancora - è venerdì sera - che fine abbia fatto il decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri a metà settimana e che, oltre al reintegro del FUS (pagato però con un'accisa sulla benzina), alla cancellazione del previsto aumento dei biglietti del cinema e alla proroga del divieto di incrocio Tv-giornali, contiene - pare - una “rivoluzione” del tutto negativa per le Tv locali nel campo del passaggio al digitale. In sostanza niente più canali 61-69, niente più passaggio 'automatico' da canale analogico a canale digitale e possibilità di fare l'operatore di rete, graduatoria per stabilire chi avrà diritto a canali e possibilità di fare l'operatore di rete, rimborso alleTv locali che vorranno uscire dal settore e le altre Tv 'residue' ospitate 'a forza' dalle altre Tv locali più 'fortunate'. Un mix micidiale che promette di creare una vera e propria 'guerra' nel settore e fra l'altro non rispetta neppure più il criterio del terzo di frequenze per le Tv locali.
A meno che… tutto sia saltato all'ultimo momento (non ci vorrà molto a saperlo). Nel frattempo ecco come commentano questo 'grave' progetto i colleghi di www.newslinet.it:
«Si avvicina la resa dei conti per le Tv locali: entro settembre dovranno essere attribuite agli operatori telefonici le frequenze UHF dal canale 61 al canale 69 in conformità alle direttive UE per il potenziamento della banda larga in mobilità (che in Italia è vicina al collasso). E poiché, come noto, non sarà possibile preservare l'attuale numero di operatori di rete locali in molte delle aree digitalizzate (ed in non poche di quelle da digitalizzare) con 9 frequenze in meno, il governo ha pensato a come sfoltire il numero dei network provider non nazionali. Nella riunione del 23/03/2011 il Consiglio dei ministri ha infatti approvato una norma che prevede la formazione di una graduatoria per ogni area tecnica DTT dei soggetti che non intendono essere indennizzati (con il 10% degli introiti dell'asta del dividendo esterno, fino ad un massimale di 240 mln di euro (da dividere tra tutti gli attuali assegnatari delle frequenze) per abbandonare i canali occupati (non necessariamente tra il 61 ed il 69 UHF, visto che l'asta interesserà anche "altre" frequenze eventualmente disponibili) per individuare coloro che avranno sufficiente dignità imprenditoriale per continuare a svolgere l'attività di operatore di rete. Le liste areali si fonderanno su punteggi relativi al patrimonio al netto delle perdite, al numero di dipendenti assunti a tempo indeterminato, alle dimensioni della copertura (saranno quindi ancora una volta premiate le imprese più grandi) ed all'esperienza conseguita (cioè l'anzianità d'esercizio). Ovviamente nelle aree ancora da digitalizzare i canali dal 61 al 69 UHF non potranno più essere assegnati, né potrà esserne prevista la pianificazione (ancorché temporanea), anche se il nuovo calendario migratorio dovesse essere approvato prima del termine previsto dalla legge di Stabilità per l'assegnazione del digital dividend esterno (settembre 2011). Molto probabile, poi, che il riassetto dello spettro elettromagnetico destinabile alla Tv digitale vedrà l'erosione dei già scarni spazi inizialmente previsti per la Radio digitale, che così sarà obbligata ad indirizzarsi sul mobile streaming (che proprio dalle nuove frequenze ai telefonici troverà un sensibile potenziamento) o al DRM+ in FM. Come anticipato nelle scorse settimane da questo periodico, gli assegnatari delle frequenze DTT avranno l'obbligo di cedere capacità trasmissiva ai soggetti collocati in posizione non utile nelle gradutorie (ogni network provider escluso potrà far veicolare da terzi operatori due programmi SD nell'originario bacino di utenza). Ovviamente, con uno scenario così penalizzante, le Tv locali minacciano guerra, soprattutto in relazione al fatto che i sacrifici sono imposti solo al loro comparto, lasciando del tutto indenni gli operatori nazionali».

Tag: News, Tv locali

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